Secondo una recente ricerca, il 30 percento di tutti i server fisici nei data center è in stato comatoso: sta consumando energia senza dare alcuna informazione utile. Quel che è curioso, è che questa percentuale non è cambiata dal 2008, quando uno studio differente aveva portato allo stesso risultato.

L’ultimo studio è stato pubblicato in un paper di Jonathan Koomey, un ricercatore della Stanford University, che ha fatto ricerche sull’impiego di energia nei data center per conto dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente americana (EPA) e da Jon Taylor, della società di consulenza Athensis Group.

I ricercatori hanno utilizzato dati raccolti da TSO Logic, un produttore di software per l’efficienza energetica dei data center e provenienti da circa 4.000 server fisici presenti nei data center dei clienti. Un server viene considerato “comatoso” quando non ha fatto nulla per almeno sei mesi.

L’alto numero di server in questo stato è “un chiaro indicatore di come i data center sono gestiti e amministrati”, ha detto Koomey. “Non è un problema tecnico, ma un problema di gestione”.

Questo lavoro si aggiunge ad altri due che hanno esaminato lo stesso problema.

Già nel 2008, McKinsey e altri avevano pubblicato uno studio che affermava che il 30 percento dei server presenti nei data center erano “funzionalmente morti”. La ricerca del 2008 è stata confermata dai anche da dati relativi ai clienti dell’Uptime Institute, che nel 2012 mostravano lo stesso dato,

Nel 2014, l’Uptime Institute aveva ridotto la percentuale al 20 percento, ma questo dato più basso è stato attribuito a un differente metodo di raccolta dei dati, e non a un vero miglioramento nell’efficienza. Tuttora, “Uptime stima il numero dei server comatosi in un intervallo che va dal 20 al 30 percento”, ha dichiarato Matt Stansberry, direttore  dei contenuti di Uptime.

Koomey mette tuttavia in guardia riguardo all’interpretazione di questi risultati. Sebbene i dati di McKinsey e Uptime rappresentino informazioni di grande valore, sono necessari ulteriori lavori prima di confermare o confutare questi risultati.

Koomey intende continuare a lavorare con TSO Logic per produrre dei report continuative con data set più grandi. Il software TSO raccoglie dati di utilizzo dai server, ma osserva anche quanti dati entrano o escono da questi server, ha detto.

Nel 2014, IDC stimava che il numero di server fisici nel mondo fosse di 41.4 milioni, e quel numero è destinato a salire a quota 42,8 milioni entro la fine di quest’anno.

Solo negli USA, i data center consumano 91 milioni di megawattora di energia elettrica

Uno studio dell’anno scorso del Natural Resources Defense Council (NRDC), coadiuvato dai principali produttori, ha determinato che i soli data center USA utilizzavano 91 milioni di megawattore di energia elettrica nel 2013. Si ritiene che quel valore sia destinato ad aumentare del 53% entro il 2020. Si stima che l’uso di energia elettrica potrebbe essere ridotto del 40% eliminando i server “zombie” e migliorando l’efficienza energetica. Quel dato rappresenta solo la metà del risparmio energetico che è tecnicamente possibile ottenere.

L’NRDC ritiene che il problema sia concentrato nel data center più piccoli, e non nei più grandi e moderni data center cloud. “Il problema non sta affatto migliorando”, ha detto Pierre Delforge, direttore del settore per l’efficienza energetica nell’hi-tech dell’ NRDC riguardo ai dati recentemente pubblicati.

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