Alcuni vedono le supply chain di oggi come vere meraviglie dell’era moderna: premi un pulsante e l’oggetto desiderato viene consegnato a casa tua. Altri le considerano responsabili dello sconvolgimento delle economie locali e di danni all’ambiente.

Estremamente complesse, interdipendenti e soggette a interruzioni, fino a pochi anni fa le supply chain erano di competenza dei dirigenti di medio livello, che operavano fuori dalla vista dei consigli di amministrazione e dall’attenzione della stampa. La pandemia, l’escalation delle tensioni geopolitiche, gli attacchi informatici e gli eventi meteorologici avversi hanno reso la catena di fornitura un problema universale, soggetto al controllo dei CdA e anche dei Governi .

Le interruzioni e le irregolarità della supply chain che portano a carenze di materiali, ritardi e aumenti dei prezzi sono diventate realtà determinanti per le aziende di oggi. Lo stesso vale per le ricadute di un insieme di conoscenze in continua espansione, che riempiono le aziende di scatole nere in aree di specialità dove “sappiamo che è importante, ma non capiamo fino in fondo“. La supply chain era una di quelle scatole nere. Ma oggi CEO e consigli di amministrazione chiedono che la scatola nera della supply chain venga aperta e spiegata in modo completo. Non è un esercizio banale, ma è un esercizio che i CIO devono imparare a fare in modo strategico.

Il CIO come promotore della trasparenza dei dati

Prima della pandemia, la maggior parte delle persone e delle aziende dava per scontate le catene di fornitura. Se volevi qualcosa o avevi bisogno di un componente per un prodotto, bastava semplicemente ordinarlo: sarebbe stato consegnato in modo rapido, conveniente e con precisione prevedibile. Oggi non è più così. Le realtà della supply chain stanno cambiando il modo in cui le organizzazioni operano, progettano e forniscono nuovi prodotti e servizi.

Ma il primo passo per rendere le supply chain più resilienti è la trasparenza. Per l’IT, ciò significa mappare il flusso totale end-to-end di materiale, attività e costi dalla progettazione del prodotto/servizio alla consegna finale al cliente. Questo esercizio farà emergere aree ad alto rischio della supply chain, come l’eccessiva dipendenza dell’industria automobilistica da alcune fabbriche di semiconduttori a Taiwan o la dipendenza del settore farmaceutico globale dalle forniture cinesi per gli ingredienti fondamentali nelle scienze della vita.

Un’organizzazione di scienze della vita si era assicurata le materie prime necessarie per fabbricare il suo prodotto finale, ma non aveva tenuto conto dei problemi di fornitura con l’imballaggio di quel medicinale. La carenza dell’inchiostro utilizzato per stampare le date di scadenza sull’imballaggio ha reso impossibile la spedizione del prodotto. Il collo di bottiglia nella filiera era la fornitura adeguata di inchiostro per l’etichettatura, non di materie prime per la produzione. Le aziende devono prestare attenzione a tutti gli aspetti della loro filiera.

Naturalmente, la storia ci dice che i team di management hanno la tendenza a correggere eccessivamente in risposta a molte crisi. Sì, abbiamo imparato che le catene di fornitura esistenti non sono così resilienti come pensavamo. Ma prima di riprogettare l’intera catena di fornitura, i CIO e i loro colleghi della C-suite devono raccogliere stime su quanto costeranno effettivamente le supply chain resilienti.

I ricercatori della DHL Initiative on Globalization presso il NYU Stern Center for the Future of Management ci ricordano che le strategie riguardo alle strategie della supply chain non sono scolpiti nella pietra. In un sondaggio condotto dall’istituto nell’aprile 2020, l’83% dei dirigenti ha affermato che le proprie aziende pianificavano di localizzare loro supply chain con un approccio di nearshoring. Quando lo stesso sondaggio è stato ripetuto nel marzo-aprile 2021, solo il 23% affermava di puntare ancora al nearshoring.

Storicamente il CIO e l’organizzazione IT hanno fornito e gestito i sistemi informativi e transazionali che supportano la supply chain. Nella maggior parte delle aziende, l’IT e il CIO non si sono assunti la responsabilità di aggregare e dare un senso ai dati generati dai sistemi di supply chain. Dovrebbero invece assistere il team di analisi dei dati nell’implementazione di dashboard digitali per la visibilità end-to-end della supply chain.

L’analisi della supply chain è il modo chiave con cui i CIO possono aiutare l’azienda ad affrontare questo problema centrale e contribuire a garantire che la risposta strategica da parte dell’azienda ai problemi di approvvigionamento sia misurata, realistica e di impatto.

Comunicare in modo trasparente sull’impatto ambientale della supply chain

Per quanto riguarda le preoccupazioni dei clienti sull’impatto delle supply chain sull’ambiente, anche l’analisi può avere un ruolo, così come la modalità di comunicazione.

Una ricerca del Sustainable Supply Chain Lab del MIT mostra che, con il giusto messaggio, “al momento dell’acquisto il 70% dei consumatori intervistati era disposto a ritardare le consegne a domicilio di circa cinque giorni se ci fosse stato un beneficio ambientale“. Inoltre, contavano anche le parole usate per descrivere questo beneficio: “circa il 90% degli intervistati ha accettato consegne più lente quando è stato informato del numero di alberi salvati, rispetto al 40% di coloro a cui è stata comunicata una riduzione delle emissioni“.

Quindi, oltre ad aiutare a stabilire parametri ESG relativi all’impatto delle supply chain delle loro aziende, i CIO possono aiutare a stabilire canali per una comunicazione trasparente e onesta attraverso iniziative di coinvolgimento dei clienti volte a mettere i dati al lavoro per placare eventuali preoccupazioni in merito alle supply chain.

Thornton May

*Thornton May è un futurista. Ha progettato e tenuto programmi di formazione per dirigenti presso UCLA, UC-Berkeley, Babson, Hong Kong University of Science and Technology, THE Ohio State University (dove ha co-fondato e dirige il programma Digital Solutions Gallery) e l’Università del Kentucky.