Quattro consigli per far funzionare l’ambiente ibrido nell’IT

Se il CIO, il suo team o il management non sono sicuri su come definire e implementare un ambiente di lavoro ibrido, ecco alcuni suggerimenti che possono essere di aiuto

Lavoro ibrido

All’inizio della pandemia l’IT ha dovuto adeguare i suoi processi e procedure interne, la logistica e le politiche di sicurezza per facilitare l’improvviso passaggio a un ambiente di lavoro completamente da casa. In seguito, aggiungendo ulteriore complessità a una situazione già difficile, è arrivata l’ondata delle Grandi Dimissioni in cui molti dipendenti, in particolare i baby-boomer, hanno deciso di non tornare al lavoro.

Per l’IT lo scenario è doppiamente complesso. Per anni, i responsabili IT hanno lottato nella competizione dei talenti per assumere le persone giuste con le giuste competenze ed esperienza al momento giusto. Molti di coloro che hanno optato per le dimissioni stavano lavorando su tecnologie legacy, come Microsoft ASP, PowerBuilder e altre piattaforme che erano meraviglie all’avanguardia ai loro tempi, ma sono diventate un debito tecnico all’interno dei moderni data center. A questo si aggiunge la continua necessità di supportare i miliardi di linee di produzione COBOL, che sopravviveranno a tutti noi.

Mentre il trasferimento a casa è stato imposto da regole nazionali e dal timore della diffusione della pandemia, tornare in ufficio, rimanere completamente virtuali o passare all’ibrido si basa sulla decisione della singola azienda. E si sta rivelando molto più complesso del trasferimento del lavoro da casa del 2020, dando origine a quella che potremmo definire la “Grande confusione ibrida”.

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Ecco quattro suggerimenti per gestire con successo il team IT in un ambiente ibrido.

1. Usare l’IT come un banco di prova di strumenti per il virtuale

Oggi vengono investiti milioni di euro in nuovi ed entusiasmanti prodotti di tecnologia virtuale da utilizzare in ufficio. L’utilizzo dell’IT come banco di prova interno dell’azienda per queste nuove tecnologie consente all’IT di:

  • proporsi come leader di pensiero interno sull’uso di strumenti all’avanguardia per la comunicazione, la collaborazione e la produttività
  • migliorare la propria efficienza ed efficacia interna
  • supportare meglio queste tecnologie quando vengono implementate nel resto dell’organizzazione perché l’IT ha sperimentato il punto di vista dell’utente

2. Evitare di creare due team separati

Una doppia cultura casa/ufficio si manifesta quando i dipendenti che lavorano in ufficio hanno una percezione diversa riguardo al lavoro rispetto a chi lavora da casa. Questa cultura divisiva può creare conflitti all’interno dell’organizzazione. Per esempio, i dipendenti che lavorano solo in ufficio possono provare risentimento perché non possono lavorare da casa. Viceversa, coloro che lavorano da casa possono provare risentimento per il fatto che le persone che lavorano in ufficio siano coinvolte nei progetti migliori, abbiano maggiori probabilità di essere promosse e siano meno suscettibili al licenziamento. Che queste percezioni corrispondano alla realtà è quasi irrilevante. In questo tipo di situazione, la percezione è pericolosa quanto la realtà.

3. Modificare le pratiche di leadership per un ambiente di lavoro ibrido

La guida di un team ibrido si basa sulle stesse best practice e concetti che si utilizzano in presenza, ma bisogna essere molto più strategici, tattici e intenzionali nella loro esecuzione. I grandi leader nel tempo sviluppano processi per condurre riunioni, delegare compiti, motivare i dipendenti e così via. Il segreto adesso, per i responsabili IT, è considerare ciascuna delle proprie best practice sviluppate con successo e analizzare come può essere modificata per funzionare all’interno di un ambiente ibrido.

4. Fare attenzione al terreno scivoloso

Una decisione legata all’ambiente ibrido o un favore fatte a un dipendente da un manager, pur con buone intenzioni, può creare involontariamente un precedente. In qualità di leader IT, le policy ibride dei dipendenti devono essere chiaramente definite con il minor spazio di interpretazione possibile e devono essere applicate universalmente da tutti i manager IT.

*Eric Bloom è direttore dell’IT Management and Leadership Institute, l’organo di governo delle certificazioni ITMLP (IT Management and Leadership Professional) e ITMLE (IT Management and Leadership Executive) e un consulente esperto di leadership IT, comunicazione interpersonale e formazione delle competenze di business.

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