Open source: le previsioni per il 2020

L’acquisizione di Red Hat da parte di IBM, lo sviluppo dell’hardware open source, le tensioni geopolitiche: come cambierà il panorama open source nel prossimo anno

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La più grande novità nel mondo open source di quest’anno è stata l’annuncio ufficiale dell’acquisizione di Red Hat da parte di IBM. L’accordo ha superato qualsiasi potenziale ostacolo normativo e ha portato una delle più influenti società di sistemi operativi nell’ovile di Big Blue.

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Da quando il CEO di Microsoft Satya Nadella ha abbracciato pubblicamente le tecnologie guidate dalla comunità, gli analisti hanno dichiarato che l’open source stava diventando “mainstream”. Ma in realtà, con un affare di queste dimensioni da parte di uno dei più grandi attori tecnologici del settore, non può diventare molto più mainstream di così.

Come evolverà il panorama dell’open source? Tra le altre cose, ci aspettiamo che le aziende continuino a sperimentare con Kubernetes, la nascita di una o due altre Fondazioni, importanti passi avanti nell’hardware open source e una continua crescita di potenze emergenti come la Cina.

I container (una “vecchia” novità)

Il concetto di container non è poi così recente. Aquasec ha pubblicato una breve storia dei container dagli anni ’70 al 2017, e vale la pena leggerla.

Ciò che ha affascinato le aziende di recente è la piattaforma di orchestrazione Kubernetes, rilasciata dai laboratori di Google nel 2015. Secondo la Cloud Native Computing Foundation (CNCF), il 40 percento delle 5.000 aziende che ha intervistato utilizza Kubernetes nella produzione, consolidando il suo posto come uno dei preferiti de facto del mondo open source.

Quelle aziende, tuttavia, utilizzano Kubernetes nella produzione su piccola scala. La piattaforma è notoriamente difficile da affrontare e nessun seminario o conferenza ne ha esaminato i dettagli, i pro e i contro o condiviso casi di successo.

Quindi la sfida attuale, almeno nello spazio dei fornitori open source, sembra essere monetizzare la piattaforma di orchestrazione. Tutti i grandi player, ovvero AWS, Cisco, Microsoft, Pivotal, IBM-Red Hat, Google e HPE, hanno lanciato le proprie versioni gestite. I clienti possono vederne i vantaggi, ma devono comunque affrontare il problema del tempo e delle risorse richiesti.

Ciò non vuol dire che i servizi gestiti offerti dai principali provider cloud saranno l’unica strada percorribile. Probabilmente le aziende che dispongono di denaro, di tempo e personale qualificato, con la propensione a investire risorse sul problema, troveranno altre strade. E la comunità globale è così attiva che ci saranno continui miglioramenti sulla questione della complessità.

Abby Kearns, direttore esecutivo della Cloud Foundry Foundation, ritiene che nel prossimo anno la semplificazione sarà fondamentale. “Il 2020 ruoterà attorno alla semplificazione dello sviluppo e della distribuzione”, ha affermato. “Nel corso di quest’anno gli sviluppatori sono passati a tecnologie che astraggono la complessità e offrono coerenza tra le piattaforme, in quanto si trovano ad affrontare un ambiente multi-cloud sempre più complesso”.

Acquisizioni e fusioni

La domanda non è se questo o quel fornitore leader cercherà di acquisire comunità attive open source, ma piuttosto: perché non dovrebbe farlo? Le aziende, che devono sempre più fare affidamento su tecnologie open source nel loro stack, con le acquisizioni ottengono vantaggi culturali, tecnologici e di sviluppo.

Non facciamo previsioni su chi acquisirà chi. Però possiamo dirvi che Melissa Di Donato ci ha promesso che SAP non acquisterà SUSE.

Abby Kearns di Cloud Foundry ha suggerito che, a prescindere dalle acuisizioni, ci sarà qualche forma di consolidamento nel prossimo anno. “Avevamo previsto che il 2019 sarebbe stato l’anno di consolidamento tra le principali aziende tecnologiche, desiderose di ottenere una parte delle ultime innovazioni”, ha dichiarato il manager. “In effetti, abbiamo visto alcune importanti fusioni e acquisizioni quest’anno, e il mercato sta continuando a consolidarsi attorno a tecnologie specifiche. Nel 2020, riteniamo che tali tecnologie saranno Kubernetes e, più in generale, il cloud. Le aziende si stanno consolidando attorno alla loro impronta cloud. Molti continueranno a utilizzare una strategia multi-cloud, e nel frattempo i principali attori si faranno conoscere”.

Hardware open source

Per tutto il 2019 ci sono stati segnali che i passi avanti nell’hardware open source – in particolare la progettazione di chip – stanno arrivando all’apice.

Verso la fine del 2019 Google e la società non-profit LowRisc hanno annunciato i loro progressi nel progetto di system-on-chip basato su open source “OpenTitan”. Il livello della sicurezza dell’hardware è progettato per dimostrare che una macchina non è stata manomessa, consente di verificare gli aggiornamenti software e ripristinare le versioni precedenti, spiega Register. Ma cosa succede se i microprocessori stessi non possono essere attendibili? Rendendo open source un design per il silicio, sarebbe possibile controllare totalmente la sicurezza del sistema.

La RISC-V Foundation è supportata da importanti attori tecnologici, ma, come sottolinea TechNode, la stessa Fondazione ha anche suscitato l’interesse delle più grandi aziende tecnologiche cinesi. La Cina non ha mai fatto mistero di volersi rendere indipendente dalla tecnologia americana, ma con la guerra commerciale lanciata da Trump c’è, senza dubbio, uno slancio ancora maggiore.

D’altro canto, il 21 ottobre la società Pingbuge di Alibaba ha reso open source una piattaforma di progettazione di microcontrollori/MCU. La piattaforma utilizza il processore Xuantie 902 basato su architettura RISC-V, e Alibaba spera che il progetto possa interessare le società di progettazione di chip, nonché università e istituti di ricerca, in particolare nell’ambito della ricerca sull’intelligenza artificiale.

E l’edizione di ottobre dell’Economist ha onestamente dichiarato che, anche se l’open source potrebbe essere un concetto distante dal capitalista medio, c’è un potenziale di crescita nell’hardware open source, menzionando ovviamente anche IBM, che ha reso open source i suoi progetti per i chip Power, e le ragioni politiche sottostanti – di cui parliamo nel prossimo paragrafo.

La Cina (e Trump)

La guerra commerciale Trump-Cina e il bando di Huawei dagli Stati Uniti hanno creato una frattura tecnologica tra i due Paesi. Le ricadute potrebbero andare ben oltre il desiderio della Cina di isolare la sua economia digitale online.

Per una superpotenza in crescita, fare affidamento su hardware e software di una nazione potenzialmente ostile è semplicemente insostenibile. Non si tratta solo di paranoia; è noto che Internet può essere usato per spionaggio e controspionaggio, per non parlare dell’alleanza “Five Eyes” tra i servizi di intelligence di Gran Bretagna, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Canada e Australia, svelato dall’informatore Edward Snowden.

In tempi recenti la Cina potrebbe essere il Paese più preso di mira, ma le sanzioni hanno influito anche sulla consegna del software in altre parti del mondo. I fornitori Microsoft hanno interrotto le vendite alle aziende in Russia, gli account iraniani sono stati rimossi da Github e, per un certo periodo, Adobe ha limitato la distribuzione di Creative Cloud in Venezuela.

Quindi c’è già un interesse verso modelli alternativi di sviluppo di software e infrastrutture, così come verso un modello alternativo di economia digitale, ispirato dalla Cina piuttosto che dall’America. E ci sono anche i primi segnali che questo potrebbe causare profonde ostilità.

In questo l’open source sarà assolutamente fondamentale. Come Computerworld ha più volte sottolineato, le aziende in Cina preferiscono di gran lunga i modelli open perché offrono una visibilità completa sullo stack. Inoltre, guardando i grandi progetti di sistemi operativi, si capisce quanto siano preziosi i contributi provenienti dalla Cina.

Il software sta divorando il mondo – e l’open source potrebbe rivelarsi un campo di battaglia o un fattore unificante. In un certo senso, l’open source evidenzia la contraddizione generale di un’economia globalizzata che ha Stati ostili che operano al suo interno.

Il software open source attraversa i confini e i progetti più grandi sono un fenomeno mondiale – quindi sarà interessante assistere agli sviluppi politici all’interno del movimento Free and Open Source Software (FOSS) in generale.