Migrazione sul cloud di Microsoft Azure: 3 storie di successo

Ecco come e perché (e con quali risultati) le aziende J.B. Hunt e H&R Block e il colosso danese A.P. Moller - Maersk hanno spostato i loro ambienti Microsoft nel cloud.

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Il continuo passaggio al cloud sta interessando quasi tutti i tipi di ambienti IT, comprese le piattaforme e le applicazioni Microsoft su cui le aziende fanno affidamento da anni per supportare i processi aziendali chiave. Poiché queste applicazioni sono generalmente così ben radicate all’interno delle organizzazioni e tra gli utenti finali, la migrazione al cloud può essere una sfida culturale e tecnica notevole. Il completamento del processo può anche richiedere tempi relativamente lunghi, in particolare per le grandi imprese con operazioni estese.

Tuttavia, spostare gli ambienti Microsoft nel cloud potrebbe valere la pena se le aziende creano un piano aziendale valido. Ecco come tre grandi società (le americane J.B. Hunt, H&R Block e la danese A.P. Moller – Maersk) hanno affrontato (o stanno affrontando) il delicato passaggio da applicazioni e sistemi Microsoft locali ai servizi cloud di Microsoft Azure.

Spostamento di applicazioni vecchie e nuove off premises

La società di trasporti J.B. Hunt Transport Services è nel mezzo di una migrazione ad Azure per applicazioni che rientrano in tre categorie: applicazioni mainframe, applicazioni distribuite esistenti e nuove applicazioni. “Siamo in procinto di migrare il nostro sistema operativo principale sul cloud, che oggi è fornito da un mainframe ospitato on-premises” afferma Gary Dowdy, vice presidente di J.B. Hunt.

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Il vecchio sistema operativo era stato scritto su misura e anche la nuova versione cloud lo è. La migrazione ad Azure, iniziata sul serio circa due anni e mezzo fa, è stata completata per circa il 60%. La società ha anche una serie di applicazioni distribuite in esecuzione on premises che forniscono funzionalità aggiuntive per l’azienda, che le sta riscrivendo e trasferendo nel cloud di Azure.

“Sono applicazioni che ci consentono di gestire ordini e carichi dal punto di vista logistico”, afferma Dowdy. Queste app si assicurano ad esempio che tutti gli ordini siano coperti e che i corrieri raccolgano i carichi giusti. J.B. Hunt ha scelto Microsoft come partner strategico circa tre anni fa e la relazione è cresciuta man mano che Microsoft continuava ad aggiungere ulteriori funzionalità ad Azure.

Queste includono:

  • Azure Functions: un servizio di elaborazione serverless che consente alle aziende di eseguire il codice su richiesta senza dover fornire o gestire esplicitamente l’infrastruttura
  • Event Grid: un servizio di eventi completamente gestito che consente alle organizzazioni di gestire eventi attraverso diversi servizi e applicazioni di Azure
  • Azure Stream Analytics: un servizio di analytics in tempo reale progettato per i flussi di lavoro di dati in streaming
  • Azure Kubernetes Service (AKS): servizio che gestisce l’ambiente Kubernetes ospitato da un cliente, semplificando la distribuzione e la gestione di applicazioni containerizzate senza avere esperienza nell’orchestrazione dei container

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J.B. Hunt sta usando molti di questi servizi di Azure, così come Azure DevOps Server, che offre funzionalità di controllo versione, reportistica, gestione dei requisiti, gestione dei progetti e test e gestione delle versioni. Questo servizio copre l’intero ciclo di vita dell’applicazione, secondo Microsoft, e consente l’integrazione continua e la consegna continua (CI /CD).

L’azienda si affida anche ai servizi di Azure per l’archiviazione, la gestione delle API (Application Programming Interface), la gestione delle risorse dei clienti (CRM) e i data lake. Come risultato dello spostamento di molti dei suoi processi nel cloud, J.B. Hunt ha visto risultati come un time-to-market più veloce per nuove offerte e la possibilità di scalare più rapidamente.

“Le nuove funzionalità consentono alla nostra azienda di costruire ed espandere i nostri prodotti in formato nativo nel cloud”, afferma Dowdy. “Per noi la proposta di valore riguarda la crescita. In poco più di due anni, abbiamo lanciato una nuova offerta di e-commerce che sta generando un tasso di esecuzione di 1,3 miliardi di dollari. E non ci siamo dovuti preoccupare tanto delle infrastrutture per raggiungere questo successo.” Sebbene gran parte della sua infrastruttura IT si basi sulla tecnologia Microsoft, la direzione di J.B. Hunt non vuole essere legata a un solo provider.

La trasformazione digitale include la migrazione al cloud

La società di contabilità H&R Block ha invece iniziato il suo viaggio verso il cloud nel 2018, quando ha migrato per la prima volta carichi di lavoro di data warehousing da piattaforme di elaborazione legacy a Microsoft SQL Server 2017 on premises. A ciò è seguito da un passaggio al cloud pubblico di Microsoft Azure, a partire da sistemi di assistenza client tra cui un’applicazione fiscale online fai-da-te e un’applicazione di gestione degli appuntamenti utilizzata da 10.000 uffici.

“La migrazione a Microsoft Azure è parte integrante della nostra più ampia trasformazione per abilitare digitalmente tutti gli aspetti di H&R Block” afferma Aditya Thadani, responsabile dell’architettura aziendale e della gestione delle informazioni dell’azienda. “La migrazione ha lo scopo di offrire esperienze senza soluzione di continuità ai clienti, online o di persona, utilizzando un servizio fai-da-te o ottenendo la consulenza da professionisti del settore”.

“Per offrire esperienze omnicanale coerenti in questo ampio spettro di clienti, dobbiamo semplificare la raccolta, l’accesso e l’analisi dei dati”, afferma Thadani. “Abbiamo anche bisogno di un’infrastruttura tecnologica estremamente elastica e resiliente per soddisfare le esigenze stagionali uniche della nostra attività. Entrambi questi driver rendono il cloud pubblico perfetto per le nostre esigenze aziendali in evoluzione.”

La società ha migrato tutti i suoi carichi di lavoro di archivi di dati operativi (ODS) e del data warehouse aziendale in una combinazione di piattaforme Microsoft locali e in Azure, con iniziative in corso per spostare tutte queste piattaforme in Azure. La piattaforma di preparazione fiscale fai-da-te e alcuni dei sistemi operativi di H&R Block per i suoi servizi assistiti e di preparazione fiscale virtuale sono ora completamente nel cloud. “Abbiamo iniziato questa migrazione facendo prima affidamento principalmente sull’infrastruttura come servizio e poi passando a sfruttare sempre più piattaforme e servizi cloud-native, come Azure SQL”, afferma Thadani.

Con i servizi cloud, “non abbiamo più silos di piattaforme dati per servire i nostri clienti di persona rispetto a quelli online. Questo è stato il più grande impatto per noi per consentire esperienze omnicanale senza interruzioni per i nostri clienti. Inoltre, i nostri analisti di dati possono rapidamente sviluppare nuove soluzioni in Azure per riunire i dati provenienti da più origini e sfruttarli per fornire soluzioni più intelligenti e più potenti per servire i nostri clienti.”

La migrazione ad Azure “ha funzionato come un importante acceleratore nel nostro percorso di trasformazione digitale. Abbiamo attraversato un’intera stagione fiscale al servizio di oltre 20 milioni di clienti su sistemi distribuiti in Azure. Dal punto di vista delle operazioni tecnologiche, abbiamo sfruttato con successo l’elasticità del cloud pubblico per soddisfare i picchi della stagione fiscale richiesti e i nostri utenti sono soddisfatti delle prestazioni e dell’affidabilità di questi sistemi”.

Dal punto di vista delle operazioni, l’azienda è stata in grado di offrire ai clienti un’esperienza più ricca e omnicanale e soddisfare le loro aspettative in evoluzione. “Inoltre, Azure ha reso più semplice per noi continuare il nostro lavoro usando l’intelligenza artificiale, il machine learning e altre strategie basate sui dati per servire meglio i nostri clienti”, afferma Thadani.

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Promuovere un’iniziativa per l’Internet of Things

Nell’agosto 2019 la società di trasporti, logistica ed energia AP Moller – Maersk ha spostato la sua piattaforma RCM (Remote Container Management) da on-premises al cloud come parte del suo progetto RCM 2.0. La migrazione punta a ridurre i costi di gestione di RCM e i costi dell’hardware in futuro. “Tra gli altri motivi per il lancio del progetto RCM 2.0 c’erano il miglioramento delle prestazioni del sistema, la riduzione delle interruzioni e la creazione di una maggiore sicurezza attorno al processo RCM” afferma Siddharta Kulkarni, senior project manager IT dell’azienda.

“RCM è essenzialmente una soluzione IoT Internet of Things”, afferma Kulkarni. “Come parte della migrazione abbiamo creato una piattaforma IoT aziendale usando servizi di Azure come IoT Hub, Event Hub e Device Provisioning Service.” Un driver chiave per passare ad Azure è stato quello di sfruttare l’elaborazione serverless, che aiuta l’azeinda a gestire la capacità aggiuntiva per situazioni di backlog e scenari di picco di carico.

Altri driver includevano una manutenzione ridotta grazie all’uso di componenti Platform-as-a-service, accesso a una piattaforma IoT scalabile che consentisse più casi d’uso, migliorata disponibilità attraverso la migrazione dei componenti chiave su Azure PaaS, miglioramento della sicurezza attraverso il disaccoppiamento dei componenti principali dell’azienda e dei componenti IoT rivolti a Internet e, infine, una migliorata capacità di monitoraggio.

L’IoT Hub di Azure e il suo servizio di provisioning dei dispositivi sono stati componenti chiave della piattaforma IoT di Maersk, aiutando l’azienda a gestire i dispositivi connessi in modo sicuro. Maersk usa un’altra offerta, Azure Cosmos DB (il servizio di database distribuito di Microsoft), per gestire i metadati dei dispositivi, i dati di telemetria e i comandi di gestione. “Cosmos DB ci ha aiutato a gestire i profili di dispositivi eterogenei”, afferma Kulkarni.

Con il passaggio al cloud, Maersk ha un sovraccarico limitato per le sue attività IoT perché la maggior parte dei componenti chiave è stata migrata su Azure. L’IoT ha permesso alla società di raccogliere un’enorme quantità di dati da oltre 380.000 container e di utilizzare le informazioni per ricavare insight dettagliati.

“Il passaggio al cloud ha fornito l’infrastruttura di base di cui abbiamo bisogno per portare il nostro RCM nel futuro”, conclude Kulkarni. “Saremo in grado di eseguire analisi al volo e con i nuovi dispositivi alcune di queste analisi saranno spinte all’edge computing. Ciò aprirà le porte all’esplorazione di nuove offerte commerciali per i clienti”.