In un futuro nemmeno troppo lontano potrebbe capitarvi di avere a che fare con un Chief Internet of Things Officer; prima però di alzare gli occhi al cielo al pensiero di un ennesimo “Chief di qualcosa”, considerate per un attimo la questione legata alla IoT.

Per prima cosa le aziende stanno cominciando a produrre e implementare sempre più prodotti intelligenti, connessi e in grado di produrre una grandissima quantità di dati. Non si parla solo di smartwatch, fitness band e di altri device indossabili, ma anche di automobili, robot per le linee d’assemblaggio, lavatrici, frigoriferi e persino macchine del caffè. I dati raccolti da questi prodotti, il cui software dovrà essere aggiornato con una certa frequenza, possono essere sfruttati per analisi predittive per evitare malfunzionamenti e per programmare interventi di assistenza quando sono richiesti.

Secondo aspetto da considerare è che ora questi prodotti connessi fanno parte di un sistema più ampio. Giusto per fare un esempio riportato dal professore di Harvard Michael Porter nel corso dell’evento ThingWorx, “non state vendendo solo un trattore, ma qualcosa che farà parte di una fattoria intelligente, di un sistema. Questi prodotti devono insomma essere in grado di lavorare e funzionare insieme”.

Integrando la connettività nei prodotti, significa che l’IT deve lavorare a stretto contatto con il reparto ricerca e sviluppo e con i gruppi di product design di un’azienda. Ciò potrebbe rivelarsi un problema per i reparti IT, che storicamente non sono stati quasi mai coinvolti nello sviluppo dei prodotti e nella fase di ricerca.

ci vuole qualcuno che agisca da Chief IoT Officer e che funzioni da tramite tra l’IT e il cliente finale

Secondo Philippe Ameryckx dell’azienda di diagnostica Abbott Labs, un colosso farmaceutico multimiliardario, c’è bisogno di un Chief IoT Officer per coordinare lo sviluppo di prodotti connessi. “I comparti IT e i CIO sono focalizzati oggi giorno sui loro ambiti storici e non su quanto stia succedendo all’infuori delle questione tecniche e informatiche. Ecco perché ci vuole qualcuno che agisca da Chief IoT Officer e che funzioni da tramite tra l’IT e il cliente finale”, ha dichiarato Ameryckx.

L’idea di creare questa nuova figura dirigenziale sta prendendo sempre più piede, sebbene non sia ancora chiaro se una sola persona debba assumere questo titolo. Un CTO o un CIO potrebbero ad esempio assumere anche il ruolo di Chief IoT Officer vista l’importanza sempre più crescente della Internet of Things, ma la tendenza in corso è che debba esserci una persona preposta unicamente a questo ruolo.

Michael Davis, manager di una società che si occupa di equipaggiamento diagnostico, lavora allo sviluppo IoT dell’azienda. Il suo scopo è di creare un ponte tra la sezione ricerca e sviluppo e il comparto IT nello sviluppo di prodotti connessi. “Certo, muoversi continuamente tra un reparto e l’altro è una sfida difficile e un compito impegnativo, ma i risultati si vedono e senza questo collegamento tra R&D e IT le cose sarebbero molto più complicate da gestire”.

Il CIO di Crayola James Brown non vede invece il bisogno di questa nuova figura dirigenziale ed è convinto che basti un dirigente IT capace ed esperto per assolvere a queste necessità. In effetti nel suo intervento al ThingWorx nemmeno Porter ha fatto cenno alla posizione di Chief IoT Officer, bensì a quella di Chief Data Officer.

Una figura che dovrà occuparsi con sempre più rilevanza nell’economia interna di un’azienda della raccolta e analisi dei dati ma che, a ben vedere, non è altro che una definizione leggermente diversa di un dirigente a capo della gestione dei dati, ovvero del core business della Internet of Things.