L’ultimo miglio di Warner in un lungo viaggio nel cloud

Per oltre un decennio, Warner Music Group ha orchestrato una trasformazione cloud completa. La sua adozione del networking come servizio potrebbe essere il passo finale.

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Warner Music Group è l’epitome di un veterano del cloud. L’avanzata architettura cloud del gigante dei media, che funziona su Amazon Web Services e Microsoft Azure, risale a quasi 12 anni fa, rendendola una delle prime aziende a migrare quasi tutte le sue risorse aziendali nel cloud.

“È l’intera azienda, tutto ciò che facciamo”, dice il CIO di WMG Ralph Munsen a proposito dell’architettura all-cloud dell’azienda. Questo mese Warner Music Group celebra un’altra pietra miliare nel suo progetto cloud pluriennale: la migrazione dei suoi servizi di rete al cloud.

L’adozione del networking as a service (NaaS) offre molteplici vantaggi, che vanno dal risparmio sui costi, a una maggiore sicurezza, a una migliore orchestrazione dei servizi di rete in un ambiente aziendale in continua evoluzione. Migrando le interconnessioni e più livelli di rete nel cloud, le organizzazioni possono stabilire una piattaforma più agile in cui i servizi di rete e i circuiti virtuali possono essere disattivati e attivati in modo dinamico senza tempi di inattività a causa dell’orchestrazione della piattaforma.

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“Quando volete aggiungere qualcosa, cambiarne il circuito o cambiare qualcosa in quella rete, è molto più semplice. Andate in un punto, fate il cambiamento e avete un effetto immediato”, aggiunge Munsen. Un approccio di tipo NaaS aiuterà Warner anche a livello di acquisizioni.

“Stiamo facendo molte fusioni e acquisizioni. Quando dovete incorporare una di queste aziende, o avrà la propria istanza cloud o entrerà nella nostra istanza cloud. Il NaaS rende l’intero processo di incorporazione molto più semplice”, afferma Munsen.

L’analista di Gartner David Smith concorda sul fatto che oggi poche aziende sono cloud al 100%. “È piuttosto raro che una grande impresa del genere lo sia”, afferma Smith, sottolineando che un’azienda di media è molto meglio posizionata per andare all-in sul cloud rispetto a una società di servizi finanziari.

Più di un decennio in divenire

Nei prossimi mesi, Warner Music Group condurrà molti test e analisi dell’intera infrastruttura cloud, ma Munsen è fiducioso che le cose andranno bene perché la sua cultura aziendale è intrisa di cloud, avendo iniziato il suo viaggio dieci anni fa su Amazon, la sua prima esperienza in ambito cloud.

“La musica è stato il primo esempio di big data che è stato eseguito sul cloud”, con i partner di servizio di WMG come Apple iTunes e Spotify che hanno raggiunto, nel periodo 2008-2010, un pubblico enorme e in crescita di consumatori desiderosi di accedere alla musica in remoto dai dispositivi ora considerati reliquie del passato, come gli iPod originali grandi come gli smartphone di oggi.

“È stato proprio quando gli abbonamenti ai servizi musicali sono decollati che il cloud è iniziato a maturare”, afferma Munsen. “Aveva senso spostarsi nel cloud. Era la tecnologia giusta al momento giusto”.

Network-as-a-service

Il cloud non è stato difficile da vendere al CEO e al consiglio di amministrazione di Warner. “Era una scelta naturale. Non abbiamo dovuto faticare molto per convincere il board”, afferma Munsen, sottolineando che il CDA non si preoccupava tanto della tecnologia in sé, ma degli artisti e del business della Warner.

Per Warner era una buona idea spostare le applicazioni line-of-business in Azure. Nonostante i problemi con alcuni fornitori relativi alle licenze software on-premise, Warner è stata in grado di migrare molte risorse su database open source come MySQL e quindi spostare facilmente quei dati nel cloud.

Fino a poco tempo, il networking rappresentava la maggior parte dell’infrastruttura locale rimanente di Warner, inclusi firewall, software di bilanciamento del carico, interconnessioni tra vari repository di dati, sicurezza, monitoraggio dei circuiti e bilanciamento della rete nel cloud stesso; un compito monumentale supervisionato da circa 20 professionisti IT.

La grande complessità della gestione della migrazione di più livelli di servizi di rete ha richiesto a Warner di esternalizzare parte del suo progetto NasS ad Alkira, una società NaaS multicloud con sede in California che orchestra le varie interconnessioni tra le risorse nei portafogli cloud dei clienti e gestisce le differenze tra i vari cloud che un cliente utilizza da un’unica interfaccia.

Warner e Alkira hanno firmato il contratto NaaS quest’estate e hanno iniziato a lavorare ad agosto. Munsen prevede che il progetto sarà completato entro i prossimi mesi.

Andrew Lerner, un analista di Gartner che ha familiarità con il passaggio di WMG al NaaS, osserva che “per le organizzazioni che si trovano in un ambiente multicloud ed eterogeneo, la sicurezza di rete è difficile, considerando che si dispone di SDWAN, firewall, visibilità, tutti con diversi piani di gestione e diversi costrutti di policy.”

La singola console di Alkira dovrebbe fornire “un sostanziale passo avanti” a WMG, che Lerner descrive come “più aggressiva nella loro strategia cloud-only/cloud-first rispetto alla maggior parte delle grandi aziende di vecchia data con cui parlo”.

I vantaggi di essere tra i primi

Il team IT di WMG comprende circa 120 dipendenti e 400 appaltatori suddivisi in cinque team: infrastruttura, cloud, supporto desktop, rete e sicurezza. Munsen non prevede alcun licenziamento a seguito della migrazione delle sue operazioni di rete nel cloud. Invece, si aspetta di formare il personale esistente e raccogliere più dipendenti con esperienza nel NaaS di Alkira, così come esperti in altre tecnologie emergenti come NFT, intelligenza artificiale, VR/AR e criptovalute.

Come tutti i CIO, Munsen è fiducioso che l’inserimento di servizi di rete nel cloud aumenti l’affidabilità e che le soluzioni “si evolveranno nel tempo”. La piattaforma NaaS offre inoltre a Warner un modo per gestire la sua architettura multicloud attraverso un’unica interfaccia, oltre a semplificare l’esecuzione di reti all’interno del cloud, la connessione di ambienti on-premise e cloud e la sicurezza end-to-end. Da parte sua, Alkira prevede di offrire a Warner un risparmio di tre volte sui costi di rete rispetto ai tradizionali fornitori di servizi cloud e una riduzione del 70% della latenza della rete cloud.

Per Munsen, la riduzione della complessità e dei costi e la maggiore agilità sono un vantaggio per tutti. “Stiamo andando dove nessuno è mai arrivato prima. La vera sfida è: funzionerà tutto come promesso? Ma a dire il vero non esiste alcuna sfida di per sé quando si sta facendo qualcosa per primi e si sta innovando”.

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