Le soft skill più richieste ai professionisti IT

Secondo il report di LinkedIn e Capgemini c’è un concreto divario tra soft skill e competenze tecniche nell'IT. Dalla comunicazione efficace a una mentalità collaborativa, ecco le abilità più ricercate dai responsabili delle assunzioni

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I responsabili delle assunzioni e i recruiter lamentano una carenza di soft skill tra i professionisti IT. Dati recenti confermano questo scenario: un’indagine di LinkedIn, condotta dalla società di consulenza Capgemini, ha rilevato che secondo i datori di lavoro la loro azienda manca più di competenze “soft” (quasi il 60%) rispetto alle competenze tecniche (51%).

Secondo il rapporto Global Recruiting Trends di LinkedIn alcune aziende, come Vodafone e Citi, ritengono così importanti le soft skill che utilizzano analisi e intelligenza artificiale durante il loro processo di reclutamento per valutare le capacità di comunicazione.

Abbiamo parlato con esperti e responsabili delle assunzioni per individuare le soft skill più richieste nell’IT. Se siete un candidato con una o tutte queste abilità, consideratele utili punti di forza nel vostro prossimo colloquio. Se vi sentite carente in alcune aree, cogliete i suggerimenti per migliorarvi. E se vi occupate delle assunzioni, considerate queste le abilità per capire cosa i colleghi apprezzano di più nei loro team.

1. Arte di vendere

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Per coloro che sostengono che tutto il lavoro è essenzialmente vendita – di se stessi, della mission dell’azienda, di un progetto o di un prodotto – chiudere un “contratto” è la soft skill più importante.

A un certo livello, indipendentemente dal ruolo ricoperto, si tratta sempre di vendere qualcosa“, afferma Jay Jamison, vice presidente strategia e product management di Quick Base. “Si tratta di saper ‘vendere’ le proprie idee o la visione per il futuro. Abilità comunicative, consapevolezza di sé e capacità di vendere e influenzare sono le tre migliori soft skill che sto cercando”.

2. Comunicazione efficace

Dave Smith, senior director of compute/ network/storage engineering di DigitalOcean, cerca buoni comunicatori per i team e per i loro responsabili. “Facilitare la comunicazione in un team non solo permette di portare a termine il lavoro, ma fa sì che la squadra sia altamente performante e felice”, afferma

Smith ha un consiglio per valutare le capacità comunicative di un candidato: chiedergli di illustrare i punti salienti della sua carriera.

Questo introduce un aspetto narrativo nel colloquio, perché il candidato condivide la ‘storia’ della sua esperienza professionale”, dice Smith. “In varie fasi, pongo domande più approfondite per conoscere meglio il candidato e vedere come si comporta quando parla di un argomento che conosce intimamente“.

3. Capacità di tradurre il gergo tecnico

James Stanger, chief technology evangelist presso CompTIA, premia la capacità di tradurre il linguaggio tecnico in un linguaggio comprensibile sia al business che ai clienti.

Ho due preziosi collaboratori che sanno spiegare qualsiasi questione tecnica in modo semplice e conciso“, afferma Stanger. “Non importa se a volte possono apparire un po’ irriverenti: il loro approccio funziona. Aiuta davvero tutti, a tutti i livelli, a capire e a portare avanti la discussione su requisiti tecnici e aziendali. Non si può andare avanti parlando un solo linguaggio, né tecnico né di business“.

4. Mentalità collaborativa

I team distribuiti nell’IT sono in aumento e la collaborazione richiede uno sforzo maggiore quando i colleghi si trovano in diverse sedi. Le interazioni e gli scambi che si verificano in ufficio non possono essere riprodotti tramite Slack, email o videoconferenze.

La maggior parte degli sviluppatori lavora in team, quindi una buona comunicazione è fondamentale per collaborare e lavorare in modo efficace”, afferma Smith di DigitalOcean. “Inoltre, molti ingegneri e sviluppatori lavorano in remoto, quindi è fondamentale che possano capire, comunicare ed entrare in empatia con i membri del loro team, anche se li vedono di persona una volta ogni tanto”.

5. Empatia

Secondo Jeremy Auger, Chief Strategy Officer di D2L, società di formazione basata su cloud, i team tecnici devono sapersi interfacciare a team di progettazione, dirigenti e marketer a tutti i livelli di un’azienda.

Lo staff IT ha bisogno delle competenze per presentare le proprie idee, gestire le aspettative e collaborare con le parti interessate, rispettando le diverse opinioni“, afferma Auger. “L’empatia è un’abilità critica, che spesso determina il successo o l’insuccesso di una tecnologia. Tradizionalmente questa era considerata una competenza del team UX, ma oggi chi sa comunicare e ‘sintonizzarsi’ con gli altri aumenta il proprio valore“.

6. Saper comprendere il contesto

Karen Hebert-Maccaro, chief content officer di O’Reilly, sottolinea l’importanza per i team tecnici e non tecnici di comprendere le reciproche sfide.

Nella mia esperienza, sono i ‘tecnici’ a valorizzare le soft skill dei loro leader, più che le persone che lavorano in funzioni meno tecniche. Molti percorsi di carriera tecnica non sono chiari all’interno delle aziende. Di conseguenza viene apprezzato un leader forte, che sa insegnare e ispirare”, afferma. “L’importante è che i leader tecnici e non tecnici capiscano il contesto in cui lavorano i loro team, le singole persone che ne fanno parte, le sfide che devono affrontare e gli incentivi che le motivano. Il contesto sarà diverso, ma la necessità di ispirare, creare fiducia, instillare passione per il lavoro e promuovere il cambiamento è importante indipendentemente dalle funzioni”.

7. Mettere il cliente (e i colleghi) al centro

I responsabili IT sono alla ricerca di personale in grado di rispondere alle esigenze dei propri colleghi del business e di altri non tecnici”, afferma Adrienne McNally, direttore della formazione esperienziale presso il New York Institute of Technology.

I colleghi sono essenzialmente i loro clienti“, dice McNally. “Ciò significa apprezzare diversi tipi di personalità e rispettare le tempistiche dei loro clienti. Inoltre, lo staff IT deve pensare in modo creativo a come risolvere i problemi che gli vengono posti”.

8. Saper fare le domande giuste

C’è una lamentela che si sente spesso nel mondo IT: il business non sa quello che vuole. Vero o no che sia, quel che è certo è che l’incomprensione tra business e IT porta al fallimento di qualsiasi soluzione.

La mia risposta è che il business fa il proprio lavoro ogni giorno, sa quello che vuole e di cosa ha bisogno, ma l’IT non pone le domande giuste“, dice Hettie Tabor, della Cox School of Business presso la Southern Methodist University. “Capire come tradurre idee ed esigenze del business in un quadro tecnico e saper condurre un confronto tra IT e business è un’abilità preziosa e necessaria“.

9. Scrivere bene

La scrittura è un’abilità fondamentale perché è necessaria in ogni fase, dalla nascita di un progetto fino al suo completamento”, afferma Matt Wilgus, Practice Director di Schellman & Co.

Una grande conoscenza persa nel vuoto non giova a un’azienda. Ogni progetto IT si concluderà con un risultato concreto, per esempio un documento di progettazione, una presentazione, l’aggiornamento di un codice. Senza le necessarie soft skill, il messaggio che dovrebbe essere espresso nel risultato potrebbe essere perso“, afferma Wilgus. “Chi ha già tenuto conferenze o ha pubblicato articoli avrà un vantaggio su altri candidati. Inoltre, un candidato può essere eliminato dalla selezione a causa di errori di ortografia nel curriculum: se ci sono errori in un curriculum di due pagine, qual è la probabilità che questo candidato scriva correttamente un documento formale di lunghezza maggiore? I candidati dovrebbero aspettarsi una prova di scrittura nel processo di selezione“.

10. Problem solving

Sviluppare un atteggiamento di problem-solving nei confronti del lavoro è ciò che fa la differenza”, afferma Vincent Tran, presidente e consulente senior di Technology Group Consulting.

Se qualcosa va storto, cosa che spesso accade nell’IT, dobbiamo essere in grado di trovare soluzioni che funzionino per l’azienda“, sottolinea Tran. “Ci sono sempre sfide inaspettate e, con un background IT, siamo in grado di creare strumenti e processi per risolvere questi problemi in modo efficiente. Chi ce la fa viene notato e apprezzato. Come l’analisi dei dati è diventata importante per molte aziende, saper identificare modelli e creare soluzioni è altrettanto cruciale”.

11. Adattabilità

Jon Toelke, senior manager della selezione del personale di Paycor, afferma che le aziende hanno bisogno di personale che capisca che il cambiamento è essenziale per il lavoro IT e che sa affrontare facilmente le sfide non appena si presentano.

La maggior parte delle aziende IT si muove in modo relativamente veloce. Un lavoro che ha richiesto una settimana potrebbe essere scartato non appena si trova una nuova soluzione. Il candidato può gestire questi rapidi cambiamenti senza stress o risentimento?“, dice Toelke. “Io cerco candidati disposti a completare il lavoro nel modo in cui è progettato, non nel modo in cui ritengono che debba essere fatto. La codifica è spesso percepita come un problema di matematica, dove 2 + 2 è sempre uguale a 4. In molti casi questo è vero, ma lo sviluppo è tanto un’arte quanto una scienza”.

Secondo Al Smith, chief technology officer di iCIMS, metà dei recruiter afferma che l’adattabilità è la soft skill più richiesta.

Viviamo in un ciclo di innovazione tecnologica di 90 giorni e le persone che mostrano una sete di conoscenza e apprendimento come parte del loro successo sono quelle che eccelleranno davvero. Con la velocità con cui si evolve la tecnologia, forse l’abilità più preziosa che un professionista IT possa avere è l’adattabilità”, afferma Smith. “Mano a mano che si affermano nuove tecnologie, una parte della sfida è rappresentata dagli stessi dipendenti. Un professionista IT competente dovrebbe essere in grado di orientare il loro lavoro verso l’obiettivo e il superamento di eventuali battute d’arresto che potrebbero incontrare“.

12. La capacità di mettere da parte l’ego

La capacità di mettere da parte le preferenze personali è fondamentale per costruire e sostenere una cultura”, afferma Toelke. “Anche se il loro input e la creatività sono necessari per guidare le decisioni, è necessario che gli esperti di tecnologia siano uniti e puntino ai risultati, rispettando il percorso stabilito”.

Durante i colloqui con i candidati affrontiamo questo aspetto. La capacità di mettere da parte le preferenze e seguire il processo è importante. È relativamente facile determinare quali candidati credono di conoscere tutte le risposte e quali si rendono conto dei loro limiti”, aggiunge Toelke. “Non vogliamo qualcuno che abbia tutte le risposte: cerchiamo il candidato che ha le conoscenze fondamentali, la capacità di sfruttarle e di imparare, che può riconoscere i suoi punti di debolezza e adattarsi a ciò che è necessario per l’azienda”.

13. Intelligenza emotiva

L’intelligenza emotiva riguarda “la capacità di leggere i segnali delle persone e reagire ad essi in modo appropriato“, afferma Kong Yang, responsabile IT presso SolarWinds. Considera l’intelligenza emotiva come una delle numerose soft skill che consentono di abbattere i silos e raggiungere gli obiettivi aziendali. “È parte integrante del successo della propria adattabilità, comunicazione e collaborazione“.

Il suo collega, Leon Adato, afferma di aver acquisito la capacità di ascolto attivo, una componente dell’intelligenza emotiva, attraverso la sua esperienza di genitore. E la capacità si traduce bene nell’ambito lavorativo.

L’ascolto attivo è il processo di riflettere su quello che dice l’altra persona, ma anche di convalidare e verbalizzare gli aspetti non tecnici della conversazione“, spiega Adato. “Questo è un modo per dimostrare l’intelligenza emotiva. Sfruttando questa tecnica, chi parla ha l’opportunità di chiarire e allo stesso tempo di dimostrare che questa informazione è importante per chi ascolta”.

14. Saper gestire l’incertezza

Il report sulle competenze digitali di LinkedIn-Capgemini ha rilevato che, oltre alla collaborazione, una competenza fondamentale dell’IT è saper gestire le situazioni di incertezza.

Ci sono spesso differenze generazionali di cui dobbiamo essere consapevoli”, si legge nel report. “I millennial hanno un grande appetito per l’apprendimento, ma la resilienza e lavorare nell’incertezza sono spesso delle sfide per loro, mentre i Baby Boomers possono essere più resistenti ai cambiamenti e gestire meglio l’incertezza. Conoscere la propria forza lavoro e responsabilizzarla nell’imparare è fondamentale per il successo di un’azienda”.

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