Si è tenuto la scorsa settimana il primo appuntamento dei CIO Debates, organizzati da CIO Italia e Business International in collaborazione con Workday. CIO e responsabili dei sistemi informativi di grandi aziende sono è confrontati sul tema dell’Agilità organizzativa in tempi incerti come quelli che stiamo vivendo.

Nell’introduzione, Francesco Mari, VP Professional Services EMEA di Workday ha presentato i punti principali della ricerca Adaptable architecture: the backbone for digital business models condotta da IDC, che identifica in un’architettura agile e moderna, incentrata su cloud, SaaS e microservizi attorno a un “intelligent core” costituito dai dati aziendali, la chiave per riuscire a produrre risultati, anche grazie alla generazione di nuovi flussi di ricavi abilitati dal digitale.

Nel raccontare la sua esperienza nella trasformazione digitale, il CDO e Group CIO di Prysmian Stefano Brandinali ha sottolineato come, in un momento di forte cambiamento, il bilanciamento tra la spinta all’innovazione e la garanzia della continuità del servizio sia la vera sfida da affrontare. La pandemia ha accelerato i tempi, ma la coesistenza nelle organizzazioni di un mondo IT tradizionale e di un mondo dell’innovazione digitale è da anni una presenza costante e non ha a che fare solo ed esclusivamente con la funzione IT.

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Consapevoli del fatto che l’innovazione richiede sperimentazione, e la sperimentazione deve prevedere necessariamente la possibilità di fallire nei propri intenti, è necessario che tutte le funzioni aziendali “flirtino” con l’innovazione, ma senza innamorarsi troppo dei propri progetti, per riuscire ad abbandonarli e a passare a uno step successivo non appena questo si riveli necessario.

Questo è un punto ripreso nel dibattito anche da altri partecipanti, che hanno sottolineato come il vecchio concetto dei progetti “proof of concept” lunghi e laboriosi non è adatto a questo tipo di innovazione repentina, perché richiedono tempi lunghi e risorse importanti. Meglio quindi concentrarsi su piccole innovazioni, costruite su architetture moderne e che si interfaccino con i sistemi aziendali attraverso micro servizi o API, e che possono essere introdotte nell’arco di poco tempo e messe subito alla prova.

Riguardo all’esperienza dei mesi passati, i partecipanti sono stati concordi nel ritenere che per quelle aziende che già avevano abilitato strumenti cloud per permettere il lavoro da remoto, anche solo per una porzione della forza lavoro, hanno avuto un enorme vantaggio quando si sono trovati a far lavorare da casa la gran parte dei dipendenti. Molto però dipende anche dalla cultura aziendale, dal grado di alfabetizzazione informatica e dalla flessibilità.

Si rimettono in discussione tempi, con riunioni più brevi e ma più focalizzate sui temi di discussione, e si rimettono in discussione gli spazi, che con la ripresa sempre più spesso vengono trasformati in luogo per incontri o attività specifiche, mentre il lavoro individuale viene svolto altrove. Questo richiede la creazione di “smart building”, con servizi digitali avanzati e strumenti di prenotazione e ottimizzazione degli spazi.

La funzione IT sta subendo una forte pressione per via di cambiamenti nei modelli operativi che sono ora sempre più frequenti (da un ciclo di un anno, si è passati a un orizzonte di tre-quattro mesi), ma in generale c’è la sensazione che – con una diversa focalizzazione e prioritizzazione delle attività – le aziende sono in grado di fare cambiamenti impensabili fino a poco tempo fa. Cambiamenti che però devono essere gestiti, non solo con la creazione di evangelist ed esperti nei vari team, ma anche e soprattutto con un forte supporto della leadership aziendale.

In chiusura, Francesco Mari ha sottolineato quanto in un momento come questo sia fondamentale che la funzione HR possa abbinare l’efficienza operativa a un ruolo di engagement dei dipendenti, per mantenere ed evolvere i modelli di collaborazione. Questo può avvenire solo con strumenti, come quelli di Workday, che permettano di seguire queste evoluzioni.

Per mari, il nuovo modello bimodale dovrebbe essere basato su SaaS per i servizi fondamentali, e progetti agili basati su API e microservizi per le parti di innovazione rapida in ambito digitale.

Avere le architetture “giuste” rappresenta un fondamentale fattore di resilienza in momenti di incertezza. A maggio, in piena pandemia, Workday è riuscita a mettere live il suo più grande progetto di payroll mai fatto nel Regno Unito (80.000 dipendenti) in modalità completamente remota. Altre aziende hanno chiuso per la prima volta i libri contabili senza avere neanche un dipendente in ufficio.

Il prossimo appuntamento con i CIO Debates organizzati in collaborazione con Workday, previsto a metà gennaio, sarà incentrato sul tema degli Advanced Analytics. In un periodo di grandi cambiamenti di sistema, l’esperienza passata e i modelli previsionali che le aziende hanno fin qui utilizzato non funzionano più, e sono necessari nuovi strumenti di navigazione.

Avere i “big data” non è più una condizione sufficiente per ricavarne informazioni utili. A volte sono “bad data”, altre volte i dati sono semplicemente troppi per trovarvi un significato in tempi utili. Intelligenza artificiale e fonti di dati esterne possono aiutare a fare ordine nei dati, confrontarli con benchmark di riferimento nel proprio settore e filtrarli in modo da estrarne il massimo valore in tempo utile a interpretare il mondo che ci si para davanti.

Ulteriori informazioni sull’appuntamento di gennaio e le modalità di partecipazione sono disponibili sul sito di Business International.