Le 9 sfide che i leader IT dovranno affrontare nel 2020

Dal gap di competenze a problemi di privacy, la trasformazione digitale ha creato nuovi problemi per le aziende. Ecco quali sono e come affrontarli

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Quest’anno i responsabili IT saranno ancora focalizzati su iniziative digitali, ma dovranno rivedere i processi messi in atto per garantire il successo delle loro strategie. E’ il suggerimento di Gartner, dato attraverso l’Emerging Risks Monitor Report. La società di ricerca spiega che, mentre le aziende continuano a dare la priorità e finanziare progetti di trasformazione digitale, i due terzi di essi non solo non mantengono le promesse, ma rivelano anche punti di debolezza aziendale, “provocando un enorme divario tra aspettative e risultati”.

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La tecnologia digitale crea sfide in tutte le aree aziendali e i leader IT affermano che i punti critici sono le minacce alla sicurezza e la privacy dei dati, oltre a una mancanza di talenti di alto livello.

Ecco le sfide principali con cui dovranno confrontarsi i responsabili IT nel corso del 2020 e come le stanno affrontando i leader più lungimiranti.

1. La crescita della “gig economy”

Spesso le aziende risolvono il problema della mancanza di competenze digitali con consulenti esterni e altre strategie flessibili di assunzione del personale, che possono essere riassunte nella cosiddetta “gig economy”. L’ascesa della gig economy può creare nuove sfide per i responsabili IT, tra cui la protezione della società e dei dati personali sensibili.

Gli esperti prevedono una crescita continua della gig economy e del lavoro da remoto”, conferma John Curtis, vice presidente delle vendite di Samsung Electronics America. “Con la diffusione del lavoro da remoto le aziende devono perfezionare le tecnologie e gli strumenti che consentono questo lavoro, garantendo al contempo la sicurezza dei loro IP e dei loro dati”.

I team distribuiti offrono vantaggi come la flessibilità e la capacità di evolversi rapidamente. Tuttavia, il report di Gartner avverte che il lavoro da remoto richiede anche la pianificazione per affrontare i problemi correlati. “L’ampliamento della forza lavoro da remoto, sia con un modello di lavoro da casa che di consulenti esterni, espone involontariamente l’azienda a vulnerabilità nella privacy dei dati e nella sicurezza di informazioni sensibili”.

La sicurezza non è l’unica preoccupazione. “Trovare il giusto talento rimane tra le principali preoccupazioni”, afferma Christine Telyan, CEO di UENI. “Da un lato, la crescita della gig economy rappresenta un’enorme opportunità, perché amplia il pool di talenti a cui un’azienda può accedere. D’altro canto, avere un team, in particolare un team tecnico, che lavora in modo dedicato a un unico obiettivo aziendale senza essere distratto da altri progetti ha i suoi vantaggi. Trovare il giusto equilibrio tra talenti a tempo pieno e part-time sarà la chiave per avere successo nel 2020”.

2. La privacy dei dati

La governance dei dati è stata uno dei temi caldi dello scorso anno, e i requisiti specifici di regolamenti come il GDPR devono essere affrontati a più livelli e da vari dipartimenti all’interno delle aziende.

I regolamenti già in atto – così come altri che potrebbero entrare in vigore nel 2020 – comportano rigide sanzioni per la non conformità”, afferma Ashish Thusoo, cofondatore e CEO di Qubole. “Le aziende devono progettare le proprie architetture per soddisfare requisiti come il diritto all’oblio e il diritto alla cancellazione, che devono essere soddisfatti in tutti i repository di dati e in tutti gli ambienti, inclusi cloud privati, pubblici e ibridi. I provider continueranno a innovare con funzionalità e soluzioni che aiutano le aziende a soddisfare questa esigenza critica”.

Venkat Rajaji, vicepresidente del product management presso Quest Software, prevede che nel corso del 2020 saranno vengano introdotti ulteriori regolamenti. Di conseguenza le aziende dovranno riscrivere le loro attuali politiche per essere conformi.

Le normative dei diversi Stati saranno probabilmente simili e il modo più semplice per rispettarle sarà identificare e adeguarsi alla più restrittiva”, suggerisce Rajaji.

3. Come misurare il ROI delle nuove tecnologie

Le aziende che vogliono testare tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale e la robotic process automation (RPA) dovranno valutare i benefici dell’innovazione con vantaggi dimostrabili per l’azienda, piuttosto che semplicemente adottare la tecnologia di tendenza”, sostiene Mahi Inampudi, CTO e CPO di Envoy Global.

Si tratta di trovare il giusto caso aziendale”, spiega Inampudi. “Il bilanciamento delle risorse a supporto di questo impegno e la crescita del business continuano a rappresentare una sfida scoraggiante per tutti i CIO e i CTO. Non ci sono mai risorse sufficienti per seguire tutte le buone idee che vengono proposte, quindi la roadmap deve dare la priorità ai progetti con massimo valore aggiunto e minimo sforzo, indipendentemente dal fatto che il valore provenga da tecnologie all’avanguardia o sfruttando capacità esistenti”.

4. Le minacce alla sicurezza

Piuttosto che concentrare gli sforzi di sicurezza sulla lotta contro attacchi o minacce sconosciuti, Jake Olcott, vice presidente dei rating di sicurezza di BitSight, è preoccupato per i sistemi che non hanno affrontato vulnerabilità già note.

Le vulnerabilità zero-day ricevono la massima attenzione da parte dei media, ma nel 2020 gli hacker non si preoccuperanno di questi attacchi altamente pubblicizzati”, afferma Olcott. “Sceglieranno piuttosto strategie semplici, come ottenere l’accesso a una rete tramite il provider o terze parti o la mancanza di patch, come con BlueKeep”.

Olcott prevede inoltre che le violazioni dei dati continueranno a causare problemi alle società Fortune 1000, a causa di lacune nella sicurezza delle aziende e dei loro partner, a meno che le aziende non siano in grado di concentrare i propri sforzi sul monitoraggio continuo delle minacce.

Un’altra sfida di sicurezza è la lotta contro l’ascesa del ransomware. Ken Galvin, senior product manager di Quest Software, ritiene che alcune aziende dovranno creare un nuovo ruolo per i professionisti della sicurezza dedicati alla lotta contro il software malevolo.

Metà della battaglia nel risolvere un problema di sicurezza è isolarlo”, afferma Galvin. “Ma con il personale IT sovraccarico e stressato, il tempo necessario per elaborare un piano, ottenere l’approvazione e determinare il budget per risolvere un problema, c’è sempre un ritardo. La C-suite sta cominciando a comprendere ora, più che mai, l’importanza di proteggersi dagli attacchi ransomware. Dovrebbe esserci qualcuno appositamente delegato a lavorare con i team per identificare i problemi di sicurezza, determinare come risolverli e garantire che vengano approvate le misure appropriate al fine di proteggere l’azienda da questi attacchi sempre più sofisticati”.

5. La gestione del rischio (e delle aspettative)

Matt Mead, CTO di SPR, concorda con Gartner sulla frequenza con cui falliscono le iniziative digitali, ma riconosce che la realtà può essere difficile da gestire tra le richieste di adottare rapidamente nuove tecnologie.

Le aziende e i clienti ora si aspettano che software e soluzioni abbiano release rapide che si adattano nel tempo, in modo simile alla tecnologia consumer”, afferma Mead. “L’IT deve adottare nuove tecnologie, tendenze e approcci per muoversi al ritmo richiesto. È difficile rispettare tempi e budget. I CIO devono gestire tutti i progetti IT in modo da mitigare i rischi”.

Per mitigare i rischi all’interno dell’azienda Gartner suggerisce di strutturare i grandi progetti in diverse iniziative distinte. “Suddividere i test dei modelli di business in iniziative discrete evita potenziali disastri. Le aziende di successo favoriscono investimenti incrementali, che aiutano l’azienda ad apprendere su vasta scala”, si legge nel report.

6. La mancanza di competenze

La mancanza di competenze IT, tema ampiamente discusso negli ultimi anni, “spingerà le aziende a cercare soluzioni attraverso l’automazione“, afferma John Ferron, CEO di Resolve Systems.

La mancanza di tecnici specializzati si verifica in un momento in cui la complessità IT sta aumentando in modo esponenziale e i volumi di dati stanno esplodendo”, aggiunge Ferron, “il tutto guidato da iniziative di trasformazione digitale sostenute da dipartimenti IT a corto di personale. Nel 2020ci sarà una crescente attenzione verso automazione intelligente e piattaforme AIOps (Artificial Intelligence for IT operations) che permettono ai team IT di ottenere migliori risultati con sforzo minore automatizzando attività e processi ripetitivi”.

7. Formazione continua

Lo sviluppo di nuove competenze è fondamentale, secondo Inampudi di Envoy Global, ma è una sfida in uno scenario in cui la tecnologia si evolve a ritmo incalzante.

La creazione di una cultura dell’apprendimento e dello sviluppo è probabilmente uno degli argomenti più importanti per i CIO ogni anno. Quando sentiamo che stiamo imparando e siamo messi alla prova sul lavoro, la retention migliora”, sostiene Inampudi. “La mia preoccupazione sarà sempre se stiamo soddisfando le elevate aspettative dei nostri clienti”.

8. La disillusione del cloud

Le strategie cloud-first prive di visione possono portare a problemi che inducono le aziende a fare marcia indietro”, sostiene Adrian Moir, technology evangelist presso Quest Software. “È un errore comune, che si verifica quando le aziende non pianificano correttamente la migrazione al cloud. All’improvviso, si rendono conto che spendono molto più del previsto”.

Secondo il manager, la strategia migliore è analizzare i dati e i carichi di lavoro aziendali prima di considerare il passaggio al cloud al fine di capire i costi e i potenziali impatti sui servizi coinvolti. “È importante lavorare con una soluzione che analizzi il comportamento di macchine, applicazioni e carichi di lavoro per capire cosa funzionerà meglio in quale soluzione cloud”, afferma Moir. “Si sceglie una strategia cloud-first se porta vantaggi all’azienda e non per seguire il trend dominante”.

9. Il cambiamento culturale

La trasformazione digitale richiede un impegno costante che si evolve nel tempo, e un cambiamento di mentalità piuttosto che una fiducia cieca nella tecnologia”, sostiene Geoff Webb, vicepresidente della strategia presso la società software PROS. “La trasformazione digitale non finisce mai, ma diventa parte del modo in cui i leader aziendali risolvono le sfide”.

Secondo Webb, è importante che i responsabili aziendali comprendano in che modo le aziende possono guidare il livello di allineamento organizzativo necessario per fornire risultati significativi abbastanza rapidamente da influire sul business. “È facile introdurre nuove tecnologie in un problema, ma il profondo cambiamento che deve avvenire richiede un livello di supporto culturale e organizzativo che deve essere gestito e mantenuto a lungo termine”.