La tecnologia ci renderà più sicuri sul posto di lavoro?

È probabile che la tecnologia svolgerà un ruolo importante nel riportare le persone a lavorare in sicurezza con l’allentamento delle restrizioni dovute alla pandemia. Ma esattamente come farà e in quali settori?

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Come faranno i datori di lavoro a garantire che il personale rimanga a distanza di sicurezza l’uno dall’altro quando, con la riapertura progressiva resa possibile dai vaccini, si tornerà a lavorare in presenza in molti settori? L’Internet of Things potrebbe svolgere un ruolo decisivo nella sorveglianza dei nostri spazi di lavoro. Che siano implementati da token, braccialetti o reti di censori, vengono sviluppati sempre più nuovi sistemi per monitorare la posizione dei dipendenti in relazione tra loro e quanto tempo trascorrono nelle immediate vicinanze. Questo sarà uno dei settori tecnologici più “hot” nel 2021 e oltre?

Secondo il centro di innovazione britannico Digital Catapult, la crisi del Covid ha costretto i datori di lavoro ad adottare nuove tecnologie. E oltre ai collegamenti video e agli strumenti di collaborazione che consentono il lavoro da casa, c’è anche la volontà di prendere in considerazione soluzioni che contribuiranno a ridurre la diffusione dell’infezione nei luoghi di lavoro. “C’è sicuramente una domanda per questo genere di soluzioni” afferma la dott.ssa Ramona Marfievici, ingegnere capo dell’IoT presso Digital Catapult.

Ma come riconosce la stessa Marfievici, dal punto di vista di un datore di lavoro, è probabile che la scelta di una soluzione praticabile non sia del tutto semplice. “Ci sono molti modi per risolvere il problema del distanziamento sociale”, dice. “Si può puntare sul rilevamento di prossimità o su avvisi in tempo reale e potete avere un sistema che richiede un’infrastruttura o qualcosa che ne sia privo. E fare la scelta giusta è difficile”.

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Non aiuta poi il fatto che questo sia un settore emergente. Un anno fa, concetti come tracciamento dei contatti e distanziamento sociale erano di esclusiva proprietà di pochi funzionari della sanità pubblica. Le tecnologie di prevenzione delle infezioni che stanno entrando in funzione oggi sono state in gran parte sviluppate da zero, con il Covid come impulso primario. C’è stato poco tempo per consolidare il consenso sulle migliori pratiche.

In questo contesto, Digital Catapult si è posta il compito di promuovere l’innovazione nel mercato valutando anche le soluzioni esistenti. Come spiega Marfievici, Digital Catapult aveva già valutato le soluzioni di tracciamento delle risorse, quindi dare un’occhiata più da vicino alle tecnologie progettate per monitorare le interazioni umane sembrava un ovvio passo successivo. Sono state scelte sei società (Advance Microwave Engineering, iWave Technology, Lopos, Pathfindr, Ubudu e Wipelot) utilizzando una metodologia sviluppata per il progetto di asset tracking.

“Abbiamo sottoposto i sistemi a test rigorosi rispetto alle applicazioni reali e quindi abbiamo fornito feedback al fornitore”, afferma la Marfievici. Nel frattempo, con il sostegno di Siemens e Arrow Electronics, Digital Catapult ha lanciato un concorso per trovare nuove soluzioni. Venticinque aziende hanno partecipato, con il vincitore (NodeNs Medical) annunciato il 19 marzo.

Bisogni molteplici

Con tutta questa attività in corso, c’è il pericolo che il mercato venga inondato da una moltitudine di soluzioni rivali quando forse ne servono solo una o due? La Marfievici sottolinea che questo non è un settore tecnologico in cui chi vince prende tutto. Ci sarà spazio, insiste, affinché numerosi fornitori soddisfino le esigenze molto specifiche dei potenziali acquirenti.

Ad esempio, l’ambiente determinerà la scelta della soluzione. Gli strumenti di distanziamento sociale necessari in un cantiere saranno probabilmente diversi da quelli impiegati in un ufficio, laboratorio o ospedale. “Utenti diversi hanno requisiti diversi”, afferma la Marfievici. “Alcuni daranno la priorità alla configurabilità, altri vorranno semplicemente premere un pulsante. Alcuni preferiranno i dispositivi indossabili, mentre dispositivi più grandi potrebbero essere migliori per il consumo energetico”.

Ma allora come saranno le tecnologie di distanziamento sociale del prossimo futuro? Beh, non saranno necessariamente complesse. Ad esempio, Pathfindr ha già venduto molte migliaia di portachiavi elettronici progettati per suonare un allarme quando qualcuno si avvicina troppo a un’altra persona.

lavoro di squadra

Il CTO e fondatore Ben Sturgess afferma che la sua società ha deliberatamente optato per un approccio semplice. Collegati da ricetrasmettitori a banda ultra larga, questi piccoli device fanno una cosa e la fanno in modo molto efficace. Non è necessaria alcuna infrastruttura e gli stessi portachiavi possono essere semplicemente consegnati al personale. “Abbiamo deciso in una fase iniziale di non tentare di offrire una soluzione di tracciamento dei contatti”, afferma Sturgess. Cosa altrettanto importante, non ci sono problemi di GDPR o di privacy poiché i dati non vengono archiviati. Tale semplicità ha permesso all’azienda di iniziare a vedere molte unità a pochi mesi dall’inizio della crisi pandemica.

Al contrario, il vincitore del Covid Challenge, NodeNS Medical, utilizza sensori anziché dispositivi indossabili, come smartwatch o laccetti. Come spiega il co-fondatore Rishi Das Gupta, l’azienda ha iniziato sviluppando un sistema che monitorava i movimenti negli ospedali. L’aspetto chiave è una rete di sensori in grado di rilevare dove si trovano le persone, se si stanno muovendo e persino (analizzando dati come la frequenza cardiaca) se sono malate o in difficoltà.

Il sistema raccoglie i dati monitorando le frequenze non visive dallo spettro elettromagnetico; a questo punto un algoritmo proprietario decodifica i dati, che vengono poi forniti ai manager. Sviluppato originariamente per il controllo del traffico ospedaliero, questo sistema può anche essere utilizzato per garantire che le stanze non siano troppo affollate e che le persone non si avvicinino eccessivamente. I sensori stessi si collegano semplicemente alle prese di corrente a muro. “Formano una rete mesh e creano collettivamente la propria rete Wi-Fi”, afferma Gupta. L’uso dello spettro non visivo garantisce che il sistema non sia invadente.

Analytics

Le soluzioni di sicurezza in chiave anti-Covid non emergono necessariamente dal nulla. La tecnologia della startup britannica Emsol, ad esempio, è stata originariamente sviluppata per monitorare l’inquinamento del traffico. Oltre ai sensori progettati per rilevare l’inquinamento da rumore ed emissioni, il sistema dell’azienda traccia anche la posizione dei veicoli tramite telematica. Tutti i dati vengono raccolti e analizzati su un sistema basato su cloud e inviati alle dashboard di gestione. In risposta alla pandemia, il fondatore di Emsol, Freddie Talberg, ha adattato questa tecnologia al posto di lavoro chiamandola Worksafe.

“I dati di posizionamento vengono utilizzati per stabilire chi sta osservando il distanziamento sociale e chi non lo sta facendo”, afferma Talberg. Inoltre, se un membro dello staff è infetto, tutti coloro che sono entrati in contatto possono essere rintracciati attraverso la piattaforma. Dato che Worksafe consente il monitoraggio di individui identificabili, è possibile che alcuni dipendenti si opporranno, ma Talberg ritiene che la maggior parte di essi capirà l’importanza di un luogo di lavoro sicuro.

Ma tutta questa attività di ricerca e sviluppo è un fuoco di paglia in un momento in cui i vaccini stanno pian piano facendoci uscire dall’emergenza? Sturgess pensa di no. Per prima cosa, ci sono altri casi d’uso. Pathfinder, ad esempio, sta cercando di distribuire i suoi portachiavi in ambienti pericolosi, come i cantieri edili, per prevenire incidenti come scontri e collisioni.

Altrettanto importante, tuttavia, questa è una pandemia globale e la velocità di ripresa sarà diversa da paese a paese. E anche quando il Covid verrà sconfitto, potrebbero seguire altre pandemie. “C’è stato un cambiamento nella mentalità riguardo alla sicurezza”, afferma Burgess. I datori di lavoro vogliono avere qualcosa sullo scaffale da poter utilizzare quando necessario.

La scelta della soluzione dipenderà dai datori di lavoro. Alcuni useranno sensori per rilevare i problemi e creare un flusso migliore di persone intorno a uno spazio disponibile, mentre altri si concentreranno sulla ricerca dei contatti per ridurre la diffusione dell’infezione all’interno delle loro organizzazioni. La sfida per i fornitori è abbinare la tecnologia al caso d’uso.

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