La leadership è un gioco di squadra: parola di capitana

Maurizia Cacciatori è stata capitana della Nazionale Italiana di pallavolo per 12 anni. Oggi è speaker motivazionale e, attraverso la metafora dello sport, aiuta le aziende a vincere le loro sfide attraverso il lavoro di squadra. Ecco i suoi suggerimenti per i leader di oggi

Maurizia Cacciatori leadership

Per lo sport italiano quest’estate è stata un momento magico. L’immagine che rimarrà indelebile nella mia memoria è l’abbraccio tra Vialli e Mancini, perché racconta di un percorso fatto di grandi difficoltà, di affetto e di tutta la voglia di esserci”, dice Maurizia Cacciatori. “L’insegnamento più grande che che ci dato lo sport quest’estate, dalle Olimpiadi agli Europei maschili e femminili, è la capacità di mettersi in gioco anche quando nessuno ti dà per vincente e di avere coraggio nei momenti difficoltà”. Capitana della Nazionale Italiana di pallavolo per 12 anni, oggi Maurizia Cacciatori mette la sua esperienza a disposizione delle aziende, aiutandole a costruire team capaci di comunicare e sostenersi anche nei momenti di difficoltà. “Perché”, spiega, “gli insuccessi ci sono, ma bisogna saperli affrontare con mentalità vincente”.

E il ruolo del leader è fondamentale per creare una squadra vincente. Attraverso l’esempio, l’empatia, la sensibilità, ma anche tenendo sempre l’asticella molto alta e non tirandosi mai indietro. Tutte abilità che si possono, e si devono, allenare giorno per giorno perché, secondo Maurizia Cacciatori, “le coppe si vincono in allenamento e si va in gara solo per ritirarle”.

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In questa intervista l’atleta che ha vinto titoli e premi a livello internazionale, ma che ha subito anche cocenti sconfitte, condivide riflessioni e consigli per creare un team vincente e allenare ogni giorno le qualità che danno valore a un leader.

Da gruppo a team: perché è importante fare squadra anche in azienda

La pallavolo è un gioco di squadra per eccellenza”, dice Maurizia Cacciatori. “La palla è sempre in aria quindi servono una visione molto solida e un obiettivo chiaro per sviluppare il gioco e portare a casa il risultato”.

Come possiamo trasferire questo concetto in ambito aziendale? Cosa significa “fare squadra” nell’ambiente di lavoro? “Fare squadra significa proprio questo: avere un forte senso di appartenenza, la capacità di mettersi in gioco e di essere comunque un buon esempio. Avere un concetto di squadra significa fare non soltanto il proprio bene, ma anche il bene delle persone che sono a fianco a te e della squadra, ovvero dell’azienda, che ha investito su di te. Dare valore alla maglia che indossi, tenendo a mente che conta molto di più il nome ‘Italia’ che ‘Cacciatori’, significa dare valore alla squadra”.

C’è quindi una differenza importante tra essere squadra ed essere gruppo. “Collaborando con le aziende noto che spesso fanno fatica a capire cosa significa fare squadra, essere team e non semplicemente un gruppo di persone, ma è una capacità che si può allenare. I gruppi sono formati da persone che raggiungono l’obiettivo, ma attraverso un percorso molto individuale. Chi si sente di essere parte di un team, invece, lavora per un obiettivo comune e, lungo il percorso, si impegna per risolvere i problemi secondo il concetto del ‘noi’, non secondo un bene individuale”.

Il ruolo del leader all’interno della squadra

Nell’ultimo anno, sotto la pressione della pandemia, le aziende hanno (ri)scoperto l’importanza della collaborazione e della fiducia da e verso i collaboratori. Il lavoro da remoto ha spinto a sviluppare una nuova idea di “team” e anche di leadership. Qual è il ruolo del leader in questo nuovo scenario?

Le aziende oggi sono molto cambiate, soprattuto nel modo di comunicare, con un grande salto di qualità: hanno capito che ‘ascoltare’ e non semplicemente ‘sentire’ le persone è un valore aggiunto. Dare ascolto significa dare feedback, dimostrare che ci sei, che hai la capacità e la voglia di ascoltare. Questa è una delle caratteristiche del leader, avere una visione molto costruttiva nella quale il concetto del noi vale molto più dell’io”.

Come il capitano di una squadra, anche in azienda “il leader ha occhi un po’ ovunque e ha un concetto di empatia molto sviluppato. Che non significa giustificare, ma saper interpretare le capacità di ognuno e dare voce a tutte le persone del team”.

Il leader dà fiducia, è sempre presente nel percorso del proprio team, non si tira mai indietro, elogia in pubblico e rimprovera nel privato. E’ un ruolo delicato, niente affatto semplice!”, sottolinea Cacciatori. “Credo che il leader debba avere una sensibilità molto sviluppata. L’ho vissuto in prima persona: come capitana della squadra avevo un ruolo fondamentale, ma sono stata circondata da altre compagne, dai coach e da persone che hanno fatto di me una persona migliore. Un grande leader è una persona che ha la volontà di comunicare in maniera efficace e arrivare dritto all’obiettivo, facendo sì che le persone del proprio team crescano in maniera costruttiva”.

Gestire gli insuccessi con una mentalità vincente

Un’altra caratteristica importante di un leader è saper chiedere aiuto, perché nessuno è infallibile e ha tutte le soluzioni. Quando un leader costruisce un team di alto livello, sa che può contare sull’aiuto dei suoi collaboratori in qualsiasi momento, perché lavorare insieme è un gioco di squadra a 360°”.

Quale atteggiamento dovrebbe avere un leader per far crescere la sua squadra anche nei momenti di difficoltà? E come si affrontano le sconfitte? “I momenti di insuccesso ci sono e ci saranno sempre. Io sono stata la donna sicuramente di grande successo a livello professionale, ma il mio percorso è stato fatto di grandissime cadute e di sconfitte difficili da gestire. Ho vinto molto, ma ho perso anche tantissime partite, a volte inaspettatamente. Ho imparato che non bisogna dare nulla per scontato e che il successo dobbiamo sempre andarcelo a cercare. Anche per saper gestire gli insuccessi, perché ogni percorso è fatto di momenti straordinari, ma anche di momenti di grande difficoltà”.

Una frase che Maurizia Cacciatori ama condividere è che le coppe si vincono in allenamento e si ritirano, se meritatamente, in gara. “Per arrivare alle coppe, così come ai risultati aziendali, bisogna allenarsi giorno dopo giorno, dando valore al percorso, perché ogni giorno buttato via ci allontana dall’obiettivo. Questa, secondo me, è la chiave di lettura di una mentalità vincente: essere vincenti non significa vincere tutti i giorni, ma avere anche la capacità di resettare e far tesoro dei momenti difficili di grande difficoltà per il futuro”.

Le cose si possono fare bene, benissimo e da professionisti: tenere sempre l’asticella molto alta e pensare da professionisti fa sì che l’azienda sia un’azienda vincente, e sappia poi gestire in maniera brillante anche i momenti di insuccesso. Al contrario, una mentalità ‘perdente’ significa esaltarsi in maniera eccessiva nei momenti in cui le cose vanno bene e poi buttarsi giù nei momenti di crisi. Portare a casa il risultato è il frutto di un giusto equilibro tra i momenti di successo e quelli di insuccesso”.

Creare squadra valorizzando il contributo di tutti

Come in una squadra sportiva, anche in un team aziendale ci sono persone con diverse età ed esperienze. Le nuove generazioni, in particolare, sono più sensibili a temi come l’inclusione, la sostenibilità ambientale, il riconoscimento del merito e non solo dell’anzianità di servizio. Come si conciliano le diverse esigenze, e come può il leader valorizzare il contributo di tutti?

Nella mia esperienza sportiva ho giocato sia con atlete molto più grandi di me che molto più giovani. Le persone più grandi erano comunque degli esempi, ma non sempre sono state in grado di darmi i feedback giusti. Per questo, da parte mia, ho cercato di mettermi sempre in gioco e confrontarmi con tutte le compagne di squadra, perché è il loro risultato che fa sì che il mio percorso sia migliore. E’ un concetto che potrebbe sembrare molto banale, ma non è mai scontato”.

E si applica in modo naturale anche in azienda, dove è importante avere la capacità di includere e credere con coraggio al valore di ogni persona, senza preconcetti. E’ importante che i leader diano feedback, ma siano anche aperti alla ‘contaminazione’ e alla condivisione dei valori aziendali”.

Penso in particolare ai giovani che entrano in azienda. I leader e i colleghi più esperti devono dargli gli strumenti per lavorare, ma anche quelle skill importanti per la cultura aziendale. Skill che possono essere allenate nel tempo e con il lavoro di squadra. Questo li farà sentire davvero parte importante dell’azienda, al di là del ruolo che ricoprono”.

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Sara Brunelli
Attiva nel settore della comunicazione dal 2003, dopo la laurea in Matematica e un master in Comunicazione Scientifica. Mi sono specializzata nell’editoria B2B, seguendo in particolare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e della robotica. Mi potete seguire su Facebook e LinkedIn.