Internet delle cose: è tempo di uno standard per la privacy

Per trarre profitto dall’ecosistema dell’IoT è necessario conquistare la fiducia degli utenti, preoccupati per come verranno raccolti, memorizzati e diffusi i loro dati attraverso dispositivi connessi, smart home e tecnologia indossabile

L’Internet delle cose (IoT) è pronta a generare il prossimo big bang economico. Ma l’atteso boom non si realizzerà se le persone sono preoccupate di perdere la loro privacy nell’ecosistema IoT. Per i soggetti interessati a fare business con l’IoT è il momento di stabilire uno standard comune per la privacy, in grado di conquistare la fiducia degli utenti.

La corsa all’oro dell’IoT

Gli analisti del settore sono d’accordo su una cosa: un’esplosione di prodotti consumer abilitati da Internet, come auto connesse, case intelligenti e indossabili, genererà un boom economico globale nei prossimi cinque anni. Un terzo degli utenti aziendali intervistati nel Forecast Study 2015 di Computerworld dello scorso novembre ha dichiarato che quest’anno ha avviato iniziative IoT. Forbes ha riportato lo scorso luglio che il ritmo ha subito una forte accelerazione, con oltre tre quarti di aziende che stanno salendo sul carro dell’Internet delle cose.

Il risultato? Prima della fine del decennio, secondo alcune stime, saranno ventiquattro miliardi i dispositivi collegati a Internet – ovvero oltre tre per persona sul pianeta.

Se questa esplosione si tradurrà davvero nella spesa annuale di 1.700 miliardi di dollari prevista da IDC dipende da due fattori: il valore che l’IoT offre agli utenti e la fiducia degli utenti nella propria privacy e sicurezza.