Le misure per contrastare la pandemia di Covid-19 hanno costretto molte aziende a stravolgere la propria organizzazione del lavoro nell’arco di un fine settimana, ponendo una forte pressione sui reparti IT e risorse umane, che hanno dovuto adeguare dispositivi, reti e piattaforme per abilitare il lavoro da remoto.

Questo cambiamento repentino si inserisce però in una tendenza volta alla digitalizzazione e all’automazione dei processi che era già in atto in alcune aziende, soprattutto tra quelle più grandi, che spesso hanno avuto un impatto della crisi meno dirompente per le proprie attività.

Altre aziende devono ancora fare i conti con quella che sembra una inversione di rotta a 180 gradi rispetto a elementi della cultura e della struttura organizzativa interna.

Si comincia a parlare di “azienda distribuita”, un’organizzazione in cui i confini spaziali spariscono e la tecnologia è il pilastro su cui poggiano l’innovazione e la crescita del business. Questo però non è un percorso lineare e privo di ostacoli: le soluzioni messe in piedi in fretta e furia per fronteggiare la crisi e permettere la continuazione delle attività “normali” potrebbero non essere le stesse necessarie a garantire non solo la sopravvivenza, ma una crescita dell’azienda. Servono soluzioni e infrastrutture sicure, scalabili e che possano soddisfare le aspettative di efficienza ed esperienza d’uso di quella che viene ormai definita la “Future Ready Workforce”.

Oltre agli aspetti tecnologici, le aziende devono considerare che il lavoro da remoto non può più essere considerato un benefit o una modalità legata ad alcune posizioni lavorative specifiche. Sempre più frequentemente la possibilità di lavorare da remoto, e l’esperienza d’uso degli strumenti messi a disposizione della forza lavoro, sarà un fattore che i lavoratori considereranno nel decidere di entrare o rimanere in un’organizzazione. Senza contare il fatto che il lavoro da remoto permetterà alle aziende di reclutare personale anche in località diverse da quella in cui si trova la sede aziendale, garantendosi una maggior scelta nella selezione dei talenti e un nuovo elemento per la negoziazione della retribuzione.

È però necessaria una trasformazione culturale che accompagni un processo di digitalizzazione per cogliere appieno le opportunità per la crescita offerte dalle modalità di lavoro ibrido, che vengono evidenziate ormai da diverse ricerche.

  • Quali sono i metodi migliori e le best practice per implementare il telelavoro dal punto di vista della sicurezza, della produttività e dell’impegno dei dipendenti
  • L’implementazione del telelavoro ha forzato lo sviluppo di una nuova cultura aziendale o favorito la diffusione di nuove competenze?
  • In che modo l’allineamento dei settori IT ed HR può migliorare l’esperienza e la cultura digitale dei dipendenti e la loro produttività?
  • Potrebbe nascere in azienda una nuova figura focalizzata sull’engagement digitale dei dipendenti, unificando competenze, ruoli e responsabilità?
Queste sono solo alcune delle grandi domande che le aziende in tutto il mondo si stanno ponendo. Per discutere e approfondire questi temi, Computerworld e Business International in collaborazione con VMware organizzano una tavola rotonda riservata ai dirigenti delle funzioni IT e HR di grandi aziende per confrontare esperienze e punti di vista, anche alla luce della ricerca “The new remote work era: trends in the distributed workforce” realizzata da VMware.

È possibile presentare la propria candidatura come speaker dalla pagina dell’evento sul sito di Business International.