Google e antitrust UE: tutto quello che c’è da sapere sul caso Android

La Commissione Europea potrebbe sanzionare Google con una multa fino a 11 miliardi di dollari per il modo in cui Google Search e Chrome sono integrati nel sistema operativo mobile Android

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Il sistema operativo mobile Android di Google è basato su software open source. Tuttavia alcune delle sue parti più utili, come Maps e Ricerca, sono proprietarie di Google, e l’azienda fa in modo che, chiunque voglia utilizzarle, debba utilizzare altri servizi, che gli fruttano anche soldi.

Se l’indagine avviata qualche anno fa dall’autorità antitrust dell’Unione Europea rilevasse che tale comportamento costituisce un abuso di posizione dominante sul mercato, Google potrebbe subire una multa pari a 11 miliardi di dollari.

Anche se la sanzione non avrà un effetto immediato su utenti Android, produttori di dispositivi o fornitori di servizi, i “rimedi” legali che di solito accompagnano tali risultati potrebbero comportare maggiori cambiamenti al modo in cui Google concede licenze Android, e in particolare l’accesso ai suoi strumenti di ricerca e al Play Store.

Se Google fosse costretta a modificare tali accordi, potrebbe diventare più facile per i principali produttori di telefoni vendere dispositivi con fork del software Android che offrono maggiore sicurezza o privacy rispetto a quelli predefiniti di Google, o includere motori di ricerca o browser più adatti alle esigenze delle imprese.

In cosa consiste il caso su Android?

Ciò che la maggior parte delle persone vede come il sistema operativo Android è parte open source, parte proprietaria. L’AOSP (Android Open Source Project) è il software di base che gestisce le interazioni con l’hardware del telefono e consente chiamate e accesso a Internet tramite rete wireless. Chiunque può usarlo e svilupparlo.

Un altro componente chiave è GMS (Google Mobile Services) che Google descrive come “il meglio di Google”. È la parte del software di un telefono a cui in genere si fa riferimento quando si parla di Android, e include l’assistente vocale mobile di Google, Maps e il browser Chrome, oltre alle app Gmail, Youtube, Foto e chat. La cosa più importante è che include il Google Play Store, che dà accesso a milioni di altre app, giochi, film e programmi TV, brani musicali e magazine digitali.

Non è necessario pagare per utilizzare o distribuire GMS, ma è necessario sottoscrivere un contratto di licenza con Google. Questi contratti sono al centro del caso sollevato dall’Unione Europea.

Quando sono state avviate le indagini su Google?

Nell’aprile 2015 la Commissione Europea ha avviato un’indagine formale per accertare se Google avesse violato le norme antitrust della UE stipulando accordi anti-competitivi o abusando di una possibile posizione dominante sul mercato. Tali azioni avrebbero potuto ostacolare lo sviluppo e l’accesso al mercato di sistemi operativi, applicazioni e servizi mobili rivali a scapito dei consumatori e degli sviluppatori di servizi e prodotti innovativi.

Android è il sistema operativo mobile più utilizzato in Europa prima di iOS di Apple, così come lo era quando la Commissione ha iniziato le sue indagini. Da allora, tuttavia, altri due concorrenti hanno abbandonato il mercato del software per smartphone: Microsoft Windows Mobile e BlackBerry OS.

Margrethe Vestager, commissario dell’Unione Europea Commissario, annuncia formalmente l’apertura delle indagini antitrust contro Google a Bruxelles il 15 aprile 2015

La Commissione ha concentrato le sue indagini su tre imputazioni, e le indagini sono volte a stabilire:

  • se Google abbia ostacolato illegalmente lo sviluppo e l’accesso al mercato di applicazioni o servizi mobili concorrenti richiedendo o incentivando i produttori di smartphone e tablet a preinstallare esclusivamente applicazioni o servizi di Google;
  • se Google ha impedito ai produttori di smartphone e tablet (che desiderano installare le proprie applicazioni e servizi su alcuni dei loro dispositivi Android) di sviluppare e commercializzare versioni modificate e potenzialmente concorrenti di Android (i cosiddetti “fork” di Android) su altri dispositivi, ostacolando così illegalmente lo sviluppo e l’accesso al mercato di sistemi operativi mobili, applicazioni o servizi mobili di altre società;
  • se Google ha ostacolato illegalmente lo sviluppo e l’accesso al mercato di applicazioni e servizi concorrenti legando determinate applicazioni e servizi distribuiti su dispositivi Android con altre applicazioni, servizi e/o API di Google.

La UE ha formalmente accusato Google?

Nell’aprile 2016 Margrethe Vestager, la commissaria europea responsabile per la Concorrenza, ha inviato a Google una cosiddetta “Comunicazione degli addebiti“, con accuse formali a cui la società è tenuta a rispondere. Google è accusata di aver violato le norme antitrust della UE abusando della sua posizione dominante e imponendo restrizioni ai produttori di dispositivi Android e agli operatori di rete mobile.

Secondo la Commissione Google ha messo in atto una strategia sui dispositivi mobili per preservare e rafforzare il suo predominio nelle ricerche su Internet. Tale strategia significava che Google Search era preinstallato e proposto come servizio di ricerca predefinito o esclusivo sulla maggior parte dei dispositivi Android venduti in Europa, e impediva inoltre ai motori di ricerca concorrenti di utilizzare i browser mobili e i sistemi operativi dei competitor per entrare sul mercato.

Google è inoltre accusata di offrire incentivi finanziari ai produttori di smartphone e agli operatori di telefonia mobile per preinstallare esclusivamente Google Search sui propri dispositivi o per rendere tale installazione una condizione necessaria per l’accesso al Play Store.

Cos’è la “Comunicazione degli addebiti”?

Una Comunicazione degli addebiti è un documento formale rilasciato dall’autorità antitrust dell’Unione Europea in caso di pratiche anti-concorrenziali o di abuso di posizione dominante sul mercato. Stabilisce in che modo la Commissione ritiene che una società abbia violato la legislazione europea e offre alla società la possibilità di difendersi, sia per iscritto che in un’audizione orale.

Cosa succede dopo?

Se, dopo aver esaminato la risposta della società, la Commissione la ritiene ancora colpevole, invita la società a prendere impegni formali per porre rimedio alla situazione, o rende pubblica la propria decisione su rimedi imposti, multa, o entrambi.

La Commissione non ha un limite temporale per completare la sua indagine, ma le indicazioni di Bruxelles sono che prenderà una decisione sul caso Android prima di agosto 2018.

In linea teorica la Commissione potrebbe multare Google con un’ammenda pari a 11 miliardi di dollari, ovvero il 10 per cento delle entrate annuali della capogruppo Alphabet, che sono state 110 miliardi di dollari nel 2017.

Di fatto, le recenti multe antitrust non sono mai arrivate alla soglia del 10% del fatturato dell’azienda. Nel gennaio 2018 la Commissione ha multato Qualcomm per 997 milioni di euro, poco meno del 5% del fatturato annuale; a giugno 2014 Intel ha subito una sanzione di 1,06 miliardi di euro, che rappresentava circa il 3,8% delle entrate.

È in corso un’indagine separata sul servizio di pubblicità online AdSense di Google, nello specifico sulle restrizioni che pone alla capacità dei siti web di terze parti di visualizzare annunci di ricerca dei suoi concorrenti. Ciò potrebbe esporre l’azienda a una multa di dimensioni simili.

E, naturalmente, la Commissione ha già colpito Google con una multa antitrust, per aver abusato della posizione dominante del suo motore di ricerca per promuovere i propri servizi di comparazione commerciale. A giugno 2017 Google ha subito una sanzione da 2,42 miliardi di euro, circa il 3% delle entrate dell’anno precedente.

E i rimedi?

Data la natura dei reclami della Commissione, a Google potrebbe essere imposto di cambiare il modo in cui concede in licenza i componenti aggiuntivi GMS di Android, inclusi il motore di ricerca e il Play Store.

Ciò potrebbe significare che i telefoni cellulari avranno accesso al Play Store, ma con altri motori di ricerca o browser predefiniti al posto di Google Search o Chrome, lasciando spazio sul mercato ad altri player.