Gartner: per ora è meglio resistere al richiamo della blockchain

Secondo Gartner la blockchain ha una serie di problemi che devono essere affrontati prima che le aziende possano tranquillamente implementarla su vasta scala.

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In risposta all’enorme quantità di interesse che riceve dai CIO sulla tecnologia, la scorsa settimana Gartner ha ospitato otto sessioni sulla blockchain nel corso del suo evento Symposium annuale sulla Gold Coast australiana. E a ogni discorso il consiglio degli analisti Gartner era lo stesso: non usate la blockchian, almeno non in questo momento.

“Non è ancora appropriato che la stragrande maggioranza delle aziende consideri la tecnologia blockchain al suo attuale livello di maturità”, ha affermato David Furlonger, uno degli analisti di Garner presenti agli incontri. Blockchain è il principale termine di ricerca su Gartner.com da gennaio 2017 e questo è il risultato del tam tam mediatico sulla blockchain che è diventato sempre più difficile da ignorare negli ultimi anni.

Alcuni sostengono che la tecnologia abbia il potenziale per “rivoluzionare l’economia mondiale”. L’Australian Securities and Investments Commission (ASIC) lo scorso anno ha dichiarato di aspettarsi che gli usi della tecnologia dei ledger distribuiti cresceranno esponenzialmente nel tempo. Altri, come la Digital Transformation Agency australiana, affermano che “per quasi ogni uso di blockchain che prendereste oggi in considerazione, esiste in realtà una tecnologia migliore come i database e le API”.

“Mi sento spesso nel mezzo di questo vortice di iperbole e commenti generali sul mercato: praticamente ogni giorno c’è qualcuno che dice qualcosa di positivo o negativo sulla blockchain”, ha detto Furlonger. “Dal nostro punto di vista tutto ciò che ruota oggi attorno alla blockchain è qualcosa di ancora prematuro. Questo è parte del “rumore” mediatico che si sperimenta spesso quando siamo di fronte a questi cambiamenti paradigmatici”.

Secondo Gartner, la tecnologia ha una serie di problemi che devono essere affrontati prima che le imprese possano tranquillamente estenderla su vasta scala. Il direttore di Gartner, Adrian Leow, ha condiviso dati secondo i quali la maggior parte dei proof of concepts della blockchain è basata su Ethereum, a cui seguono HyperLedger e Corda. Ma le aziende potrebbero aspettarsi che nel giro di un paio d’anni un’altra piattaforma possa sostituirle.

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Ricordando come Nokia e Blackberry inizialmente emersero come leader nel mercato della telefonia mobile prima che Apple e Samsung stravolgessero tutto, secondo Leow la piattaforma blockchain dominante del futuro probabilmente non esiste ancora. Ciò ha dato ai CIO più motivi per aspettare che la tecnologia maturasse, sostiene Gartner.

Oltre alle questioni tecnologiche, le aziende dovranno anche “essere disposte ad adottare il decentramento nei loro modelli e processi di business, ma ciò non è affatto semplice” ha affermato Rajesh Kandaswamy, vicepresidente di Gartner. La collaborazione con concorrenti di lunga data è stata evidenziata come una sfida significativa nell’ottenere progetti di blockchain da zero, con diversi CIO convinti che questo sia stato un passaggio molto difficile.

“Se abbiamo costruito le nostre società e i nostri settori basati su un paradigma di controllo centralizzato (controllo centralizzato dei clienti, del prodotto, dell’ambiente di produzione ecc.), siamo disposti a rinunciare a parte di questo controllo? Quali sono i limiti e in che modo tutto ciò influenzerà la nostra capacità di fare soldi, di generare entrate per i nostri azionisti?”, si è chiesto Furlonger.

Per ora sembra comunque che la maggior parte delle aziende non si stia tuffando a capofitto nella blockchain. Un sondaggio di maggio realizzato proprio da Gartner ha rilevato che meno dell’1% dei CIO a livello globale ha investito o implementato qualsiasi tipo di soluzione basata su blockchain all’interno delle proprie organizzazioni.

Il sondaggio, che ha coinvolto 3138 CIO, ha rilevato che l’adozione della tecnologia di contabilità distribuita è quasi inesistente, sebbene l’8% abbia indicato di essere in una fase di esecuzione pilota. Più di un terzo degli intervistati ha dichiarato di non avere alcun interesse per la tecnologia e il 43% ha dichiarato di essere interessato a essa pur senza avere nessuna azione pianificata.

“Per il futuro, se avete un CEO molto preoccupato per la paura di perdere questo treno tecnologico (che in effetti potrebbe essere rivoluzionario), mi sembra abbastanza evidente che per il momento tale paura sia infondata”, ha concluso Furlonger.