Gartner: il “fattore umano” è l’elemento forte dell’intelligenza artificiale

Secondo Gartner l’AI abilita un nuovo modello decisionale, nel quale gli esseri umani giocano un ruolo fondamentale. Ai CIO il compito di preparare le aziende alla nuova era dell’apprendimento continuo

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L’impatto dell’intelligenza artificiale nella realtà lavorativa è uno dei temi trattati in occasione del Gartner Symposium, che si è svolto questa settimana a Barcellona. Secondo la società di analisi, nel prossimo futuro l’intelligenza artificiale (AI) solleverà i lavoratori dai compiti più noiosi e ripetivi, aprendo nuovi spazi per lavori creativi e d’impatto. Il messaggio lanciato da Gartner è chiaro: spetta ai CIO preparare le aziende e i dipendenti per questa nuova era, in cui l’AI aumenta l’intelligenza “ordinaria” e aiuta le persone a realizzare il loro pieno potenziale.

Abbinare l’intelligenza artificiale agli esseri umani crea un nuovo modello decisionale, in cui l’intelligenza artificiale offre nuovi fatti e opzioni, ma la testa che decide rimane quella umana, così come il cuore”, ha dichiarato Svetlana Sicular, vicepresidente di ricerca di Gartner. “Spetta agli umani identificare le risposte più adatte tra quelle offerte dall’IA e usare il tempo ‘liberato’ dall’intelligenza artificiale per creare cose nuove”.

L’AI elimina meno posti di lavoro del previsto, e ne crea di nuovi

Se da un lato è innegabile che l’intelligenza artificiale modificherà la forza lavoro, eliminando alcuni ruoli, dall’altro potrà aprire nuove opportunità. E’ quanto emerge da un sondaggio di Gartner, condotto nel primo trimestre 2018 nel Regno Unito e negli Stati Uniti, e che ha coinvolto 4.019 lavoratori.

Nelle aziende che non hanno ancora intrapreso iniziative AI il 77% dei dipendenti si aspetta che l’intelligenza artificiale eliminerà dei posti di lavoro. Per contro, nelle aziende che hanno già adottato tecnologie di intelligenza artificiale solo il 16% dei dipendenti ha visto effettive riduzioni del personale, e il 26% degli intervistati ha segnalato che i posti di lavoro sono aumentati dopo l’adozione dell’AI.

Per quanto riguarda il nostro Paese, un recente sondaggio di Chorally ha evidenziato che il 44% degli italiani teme le applicazioni dell’AI in ambito lavorativo, pur esprimendo un giudizio generale neutro o positivo sull’intelligenza artificiale.

Secondo Gartner, mano a mano che le attività di routine saranno eseguite dalle macchine, i dipendenti dovranno essere addestrati per svolgere nuovi compiti. “Il fattore umano è l’elemento più forte nell’intelligenza artificiale”, ha commentato Sicular. “I neonati hanno bisogno di un adulto per sopravvivere, e lo stesso vale per l’AI. L’intelligenza artificiale serve a scopi umani ed è sviluppata da esseri umani”.

Persone e macchine: una nuova era di apprendimento

Anche se l’AI offrirà ai lavoratori nuove opportunità, le aziende dovranno formare e riqualificare i propri dipendenti in previsione degli investimenti in intelligenza artificiale.

Stiamo entrando in un’era di apprendimento continuo”, ha affermato Sicular. “Le persone dovranno imparare come vivere con macchine abilitate dall’AI. Quando le macchine svolgeranno i compiti di routine, le persone avranno il tempo per dedicarsi ad altri compiti, quindi dovranno costantemente imparare”. Le persone avranno anche bisogno di imparare come addestrare i sistemi di intelligenza artificiale a essere utili, chiari e affidabili, al fine di lavorare al loro fianco in modo cooperativo.

La scelta del “maestro” diventa fondamentale

È probabile che i CIO siano i leader o i promotori delle iniziative AI nella loro azienda. Mentre l’apprendimento automatico si concentra sulla creazione di nuovi algoritmi e sul miglioramento dei sistemi che apprendono, ovvero gli “studenti”, la disciplina dell’insegnamento alle macchine si concentra sull’efficacia degli “insegnanti“.

Il ruolo dell’insegnante è trasferire le conoscenze alla macchina che impara, in modo che possa generare un modello utile per rappresentare un concetto o uno scenario. I modelli di apprendimento automatico e le applicazioni AI traggono intelligenza dai dati disponibili e dal modo in cui sono istruiti. “Queste tecnologie apprendono dagli insegnanti, quindi è essenziale sceglierli bene”, ha sottolineato Sicular.

E qui entra in gioco la figura del CIO. “In qualità di CIO, modellerai il futuro della tua azienda in base al modo in cui investi in tecnologia e persone”, ha aggiunto Helen Poitevin, direttore di ricerca senior di Gartner. “Oggi la maggior parte dei CIO con cui parliamo deve confrontarsi con la proliferazione di ‘bot’ (robot fisici e assistenti virtuali software). L’adozione di bot in ambito lavorativo aumenta man mano che i lavoratori si sentono più a proprio agio con le macchine e diventano più solidali con esse”.

Gartner prevede che, entro il 2020, le tecnologie AI pervaderanno quasi tutti i nuovi prodotti e servizi software. Per questo, secondo Poitevin, è fondamentale che “robot e assistenti virtuali siano ben progettati, in modo che i dipendenti li accolgano e li considerino come un supporto per il loro lavoro”.

Sara Brunelli
Attiva nel settore della comunicazione dal 2003, mi sono specializzata nell’editoria B2B, seguendo in particolare lo sviluppo di nuove tecnologie e della robotica.