Il caos della supply chain causato dalla pandemia di coronavirus ha lasciato un segno indelebile nelle menti (e nelle imprese) di produttori, grossisti e rivenditori. I lockdown e le restrizioni hanno ostacolato la produzione e le spedizioni, provocando carenze di prodotti farmaceutici ed elettronici, prodotti alimentari e materie prime in quasi tutti i settori.

Uno studio McKinsey sull’impatto di questa interruzione prolungata ha rilevato qualcosa di molto interessante: mentre il 75% delle aziende intervistate ha riscontrato problemi con la propria base di fornitori, produzione e distribuzione, l’85% ha affermato di aver avuto a che fare con “tecnologie digitali insufficienti” nella loro supply chain. La soluzione? Nove leader su 10 nel sondaggio hanno affermato di voler concentrarsi sulla digitalizzazione della supply chain per migliorarne la resilienza. In particolare, stanno esaminando queste aree di intervento:

  • Pianificazione centralizzata della filiera
  • Analisi avanzate
  • Riqualificare la forza lavoro per la pianificazione e il monitoraggio digitale
Nella continua ricerca della massima efficienza e risparmio sui costi, la digitalizzazione della supply chain è strettamente correlata ai processi di produzione intelligenti. E ha parecchio da recuperare: l’industria manifatturiera intelligente è infatti destinata a crescere da 250 miliardi di dollari nel 2021 a 658 miliardi di dollari nel 2029.

A guidare questa crescita parallela nella produzione intelligente e nella tecnologia della supply chain sono soprattutto:

  • Industrial Internet of Things (IIoT): dispositivi che consentono la raccolta di dati da punti di interazione, automazione di fabbrica, monitoraggio delle spedizioni tramite GPS e comunicazioni machine-to-machine (M2M) e machine-to-people (M2P)
  • Intelligenza artificiale (AI) e machine learning (ML): per automatizzare le decisioni di produrre, immagazzinare, ordinare e così via
  • Reti di sensori wireless (WSN): per registrare i cambiamenti ambientali e consentire la trasmissione di questi dati tra dispositivi IoT e tra IoT e il cloud
  • 5G: per una migliore connettività di rete diffusa in vaste aree geografiche
  • Big data: consentono analisi avanzate e risultati migliori
Vediamo ora come tutte queste tecnologie si uniscono per accelerare le innovazioni della supply chain, migliorare la distribuzione e la spedizione dei prodotti e aiutare le aziende a definire e soddisfare le aspettative dei clienti.

Infrastrutture complesse non necessarie

Il costoso hardware per i sistemi di tracciamento è uno dei maggiori deterrenti all’adozione dell’analisi della supply chain. Inoltre, gli strumenti e i dispositivi disponibili sul mercato sono proprietari e soggetti al lock-in del fornitore. Spesso, inoltre, la loro configurazione è un processo molto difficile e dispendioso in termini di tempo.

Ciò sta cambiando con l’introduzione di data logger economici basati su IoT che possono essere collegati alle spedizioni. Questi strumenti misurano una varietà di fattori ambientali come temperatura, angolo di inclinazione, urti, umidità e così via per garantire la qualità delle merci in transito. I data logger si collegano a sistemi centralizzati di gestione dei dati e trasferiscono le loro letture consentendo registrazioni, analisi e processi decisionali efficienti. Eliminano anche la necessità di costosi transponder, ricevitori e torri di segnalazione a radiofrequenza: non è necessario infatti installare alcun gateway o altri strumenti speciali per utilizzarli.

Ad esempio, la società di registrazione dei dati Logmore ha ideato dispositivi di registrazione dei dati con tag QR attaccati ai sensori. Ciò consente di inviare dati aggiornati sulle condizioni a un server o database basato su cloud da qualsiasi punto della supply chain, semplicemente scansionando un codice QR con il proprio smartphone.

supply chain analytics

Utilizzando tali dispositivi, è possibile configurare istantaneamente la registrazione e il monitoraggio automatici e sicuri per migliaia di prodotti da un sistema ERP centralizzato o di gestione della supply chain.

“Il vantaggio maggiore deriva dalla qualità e dal volume dei dati” ha affermato Niko Polvinen, CEO di Logmore. “Ad esempio, ogni spedizione di merci deperibili deve avere il monitoraggio della temperatura, ma meno costose sono le soluzioni, più sensori può avere una spedizione. Ciò avvicina i sensori alle merci reali e migliora la qualità e si aggiunge alla quantità totale di dati, il che alla fine consente a tutti nella supply chain di prendere decisioni migliori, riducendo gli sprechi e ottimizzando i processi”.

Democratizzazione dei dati

L’analisi tradizionale della supply chain e il processo decisionale si incentravano sull’elusione e il controllo dei rischi. Oggi, la disponibilità facile e in tempo reale dei dati da logger e altri dispositivi incoraggia il “pensare all’opportunità”: produttori, fornitori, distributori e rivenditori possono tutti pianificare, sfruttare le opportunità nella loro parte della catena e persino correre rischi calcolati per aumentare le entrate.

Più dati avete, più risparmiate. Alcuni ovvi vantaggi che l’analisi della supply chain porta con sé sono:

  • Migliore previsione della domanda, dell’offerta e delle vendite
  • Spedizione e monitoraggio della flotta
  • Migliore gestione del rischio e meno interruzioni
  • Meno sprechi, danni o carenza delle scorte
  • Maggiore visibilità e trasparenza per tutte le parti coinvolte: la trasmissione, la registrazione e il reporting dei dati avviene utilizzando infrastrutture e reti basate su cloud prontamente disponibili
  • Processo decisionale istantaneo e controllo lungo l’intero processo: le aziende possono decidere se distruggere qualcosa, procedere con la consegna o rispedirla in qualsiasi momento

Tutto questo è possibile solo quando le aziende sono in grado di utilizzare i dati generati dal sistema di monitoraggio. I tradizionali dispositivi di monitoraggio mantenevano i loro dati chiusi in database proprietari, bloccando le aziende nei loro sistemi in nome della sicurezza. In definitiva, le aziende non avevano la capacità di analizzare questi dati, ottenere informazioni dettagliate o creare app attorno ai risultati.

Ora, tuttavia, i dispositivi di registrazione dei dati abilitati per IIoT vengono associati ad API che consentono di analizzare, riutilizzare, riformattare e incanalare i dati della catena di approvvigionamento in sistemi di business intelligence come ERP e CRM per ottimizzare le operazioni. Ad esempio, è possibile integrare i dati dinamici delle condizioni di un logger con i codici QR sulle etichette dei prodotti (che contengono informazioni preimpostate sul prodotto) e consentire ai sistemi dei clienti di elaborare e confrontare questi dati integrati utilizzando l’API del logger. Il risultato è un’ampia capacità di tracciabilità e pianificazione fino a un singolo articolo specifico.

Il futuro della supply chain è guidato dall’IoT

Alcuni settori operano ancora con la convinzione di non aver bisogno di un monitoraggio (che vedono come una spesa aggiuntiva) lungo la loro supply chain. In realtà, potrebbero trarre enormi benefici dal monitoraggio e dalla trasparenza della logistica se hanno la certezza del guadagno (mi vengono in mente le aziende che vendono elettronica fragile o i brand di moda afflitti da falsi e copie). Per questi settori la digitalizzazione della supply chain, sia hardware che software, è la via da seguire.

Velocità e affidabilità sono sempre state e continueranno ad essere i fattori trainanti della filiera per il prossimo futuro. I prossimi mesi saranno fondamentali per le aziende che fanno affidamento sui dati per migliorare le proprie supply chain. Hanno un’opportunità mai vista prima di sfruttare lo slancio e le conoscenze acquisite a seguito della pandemia adottando tecnologie e sistemi più recenti. Quelli che invece non riusciranno ad adattarsi alle mutevoli realtà saranno probabilmente lasciati indietro e superati da concorrenti più agili.