Data center sostenibili: software e filiera pesano sulla decarbonizzazione

Pankaj Sharma, Executive Vice President della  Secure Power Division di Schneider Electric fa il punto sulla svolta digitale dell'azienda e delinea la strategia per la decarbonizzazione dei data center, con un occhio di riguardo verso l'edge computing

Un tempo associata all’hardware più pesante – macchinari e impianti industriali – Schneider Electric è oggi un’azienda sempre più basata sul software, grazie anche a una serie di acquisizioni avvenute negli ultimi anni. Software che viene impiegato da un lato per offrire quelle funzionalità di analisi, progettazione e gestione che sono ormai requisito di qualsiasi attività, e dall’altro per garantire che macchine, impianti e sistemi funzionino nel modo più efficiente possibile, anche dal punto di vista dei consumi energetici. Quest’ultimo ormai è non è più solo un imperativo morale, ma anche un requisito stabilito da leggi e accordi internazionali, oltre a impattare sui costi economici di ogni attività, viste anche le recenti fluttuazioni del mercato dell’energia.

Abbiamo discusso di questi e altri argomenti con Pankaj Sharma, Executive Vice President della  Secure Power Division di Schneider Electric a margine dell’evento digitale Innovation Summit World Tour, inauguratosi il 12 ottobre e che termina in questi giorni con le ultime tappe asiatiche (le sessioni registrate sono disponibili a questo indirizzo, dietro registrazione).

Il business della divisione Secure Power di Schneider Electric è trainato dall’enorme domanda di digitalizzazione, archiviazione e analisi dei dati, che spinge alla costruzione di nuovi data center di ogni dimensione: da quelli sempre più grandi dei cloud provider, a quelli più piccoli dell’Edge.  Questo pone all’intera filiera sfide e scelte con conseguenze importanti, a partire dalla sostenibilità ambientale.

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“I data center sono infrastrutture ad elevato consumo energetico. I cloud provider europei hanno fissato la data del 2030 per diventare carbon neutral, e stanno dando seguito a questo obiettivo – afferma Sharma – Abbiamo bisogno di costruire più data center, ma dobbiamo assicurarci che nel farlo non distruggiamo il futuro del pianeta. Riteniamo che sia possibile costruire data center sostenibili, e abbiamo definito una chiara strategia per farlo”.

La strategia di Schneider Electric per i data center sostenibili

Pankaj Sharma, Executive Vice President della Secure Power Division di Schneider Electric

La strategia di Schneider Electric prevede cinque passi:

  1. Un approccio consulenziale data driven che mette in primo piano la sostenibilità per definire una strategia complessiva.
  2. Implementare design efficienti di tutte le componenti del data center: l’edificio, l’hardware ma anche il software, elemento spesso dimenticato. Un software efficiente rende più efficiente il datacenter.
  3. Cercare l’efficienza operativa abilitando il monitoraggio dell’intera struttura, per imparare dai dati reali e offrire ai responsabili una visione unificata che permetta di intervenire in ogni punto delle operazioni.
  4. Lavorare con i clienti sull’approvvigionamento di energia, creare collegamenti e trovare la miglior catena di fornitura e la miglior combinazione tra produzione, acquisto e compensazione.
  5. Lavorare per la decarbonizzazione dell’intera catena di fornitura, mappando l’impronta ecologica della filiera e lavorando per ridurre insieme le emissioni.

Una trasformazione guidata da dati e software

Questa trasformazione di Schneider Electric in ottica software è un percorso che ha richiesto tempo, impegno e un cambiamento culturale. Quali sono le motivazioni di partenza e come ci sono riusciti? Dieci anni fa abbiamo preso la decisione di avere l’hardware design più efficiente del mercato. Ci siamo resi conto che puoi avere l’hardware migliore, ma se non hai dati e software non puoi misurare e garantire l’efficienza nella specifica situazione, e non in astratto, e nel tempo”, spiega Sharma.

In un periodo di forte difficoltà nel reperire talenti e manodopera in campo software (“è difficile soprattutto trovare sviluppatori in grado di visualizzare l’intero ciclo di vita dei processi”), la trasformazione è avvenuta anche grazie ad acquisizioni mirate e partecipazioni nell’ambito del bulding management, della manutenzione predittiva e dei digital twin, e alla collaborazione con l’ecosistema dei fornitori della filiera, lavorando con il cliente per creare le connessioni tra i software utilizzati.

Lavorando in questo modo, è possibile creare modelli di simulazione del comportamento del data center in determinate condizioni e avere una chiara idea del dimensionamento e dei consumi prima ancora di iniziare a costruirlo. Dopo la costruzione, viene abilitata la creazione di un punto di controllo e gestione unificato e con funzionalità di software defined automation.

La sfida dell’Edge

I margini di miglioramento dell’efficienza energetica dei data center sono ancora molto ampi, dal 10 al 60 percento secondo Sharma, ma molto molto dipende se si tratta di strutture di nuova costruzione, che possono essere improntate all’efficienza in ogni dettaglio fin dalla progettazione, o dell’adattamento di data center già operanti, dove i margini di manovra sono inferiori.

Anche per questo, le aziende dovrebbero fare molta attenzione alla nuova spinta all’edge computing: mini data center o singoli server posizionati alla periferia della rete, direttamente dove i dati sono generati. Lì, una piccola inefficienza potrebbe essere moltiplicata per centinaia o migliaia di punti di presenza (pensiamo alle macchine presenti lungo le linee di distribuzione elettrica, oil&gas o alle reti di telecomunicazione).

Vista la difficoltà di raggiungere le postazioni periferiche (talvolta in località inaccessibili), per Sharma sono due gli aspetti da non sottovalutare assolutamente: la standardizzazione degli apparati e il monitoraggio remoto.

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Andrea Grassi
Editor di Computerworld e CIO Italia Giornalista professionista, ma con una formazione tecnico-scientifica, dal 1995 ha lavorato per alcune delle più importanti testate di informatica in Italia. È stato redattore di .Net Internet Magazine, il Mio Computer e MacFormat, responsabile di redazione di Computer Magazine, PC Magazine, Hacker Jorunal, Total Computer e del portale CHIP Download. Come publisher ha curato l’edizione italiana di CHIP, PC World, Macworld e ha ideato e lanciato le riviste mensili iPad Magazine e Android Magazine. È autore dei libri Windows XP per tutti e Mac OS Tiger pubblicati da McGraw-Hill e ha tradotto svariati altri manuali di programmazione, cybersecurity e per software professionali. Dal 2015 cura per Fiera Milano Media le testate Computerworld e CIO Italia dell’editore americano IDG. Ha seguito in particolar modo l’evoluzione di Internet, dagli albori della sua diffusione di massa, analizzandone gli aspetti tecnici, economici e culturali, i software di produttività, le piattaforme web e social, la sicurezza informatica e il cybercrime. Più di recente, segue le tematiche relative alla trasformazione digitale del business e sta osservando come l’intelligenza artificiale stia spingendo ogni giorno più in là il confine della tecnologia. Puoi contattarlo via email scrivendo ad andrea.grassi@cwi.it e seguirlo su Twitter (@andreagrassi) o Linkedin.