Data center: dalla mancanza di personale alle opportunità di carriera

Secondo il report 2019 dell’Uptime Institute maggiore consapevolezza pubblica e parità nella forza lavoro aiuteranno gli operatori dei data center a superare la carenza di competenze

cloud ibrido

Per le aziende è sempre più difficile trovare personale per progettare, costruire e gestire data center. Il settore sta affrontando una crisi di personale, secondo la fotografia scattata dell’Uptime Institute nel suo report annuale sui data center, recentemente pubblicato. “E’ noto che la carenza di competenze nel settore data center è reale”, ha dichiarato affermato Andy Lawrence, direttore di ricerca presso l’Uptime Institute. “Quello che vediamo nei dati più recenti è che la situazione è leggermente peggiorata”.

Nell’edizione 2019 del report il 61% degli intervistati ha dichiarato di aver avuto notevoli difficoltà nel mantenere o assumere personale, rispetto al 55% dello scorso anno. L’indagine annuale sul data center di Uptime Institute copre temi quali efficienza, resilienza, distribuzione dei carichi di lavoro, gestione del personale e adozione di nuove tecnologie. L’indagine del 2019 è stata condotta tra marzo e aprile di quest’anno e ha coinvolto circa 1.100 operatori di data center.

Un settore “invisibile” che offre grandi opportunità

La mancanza di competenze spazia dal personale della struttura, all’IT ai team delle operazioni di sicurezza”, ha sottolineato Chris Brown, CTO di Uptime Institute. Secondo il manager è necessario aumentare gli sforzi per il reclutamento e far conoscere le elevate prospettive di crescita, che sono poco conosciute. “Il settore dei data center non si ‘pubblicizza’ abbastanza. La società in generale non sa chi siamo, quanto siamo importanti, quali possibilità di carriera ci sono e l’enorme potenziale di crescita”.

L’industria dei data center è in gran parte invisibile”, ha confermato Rhonda Ascierto, vice presidente di ricerca presso l’Uptime Institute. “Le persone spesso non si rendono conto che quando sistemi e applicazioni sono in esecuzione nel cloud, c’è un’infrastruttura fisica che lo rende possibile. Nella società, in generale, c’è una consapevolezza molto bassa di questo”.

Un dato che fa riflettere è che, nei Paesi che ospitano la maggior parte dei data center, i tassi di disoccupazione vanno dal 3 al 5,5%. “Nel prossimo futuro ci sarà una intensa competizione per i talenti, a livello globale”, ha dichiarato Ascierto alla presentazione del report.

Il gender gap può causare un danno d’immagine

La mancanza di diversità contribuisce alla crisi del personale. La ricerca dell’Uptime Institute evidenzia, in particolare, un significativo squilibrio di genere: il 25% dei manager intervistati non ha donne tra il personale che progetta, sviluppa o gestisce i data center, e un altro 54% ha il 10% o meno di personale femminile. Solo il 5% degli intervistati ha affermato che le donne rappresentano il 50% o più dei propri team.

Eppure, secondo la maggior parte degli intervistati, non ci sono ostacoli che scoraggiano le donne a lavorare in questo settore. La maggioranza (85 percento) ha affermato che è facile per le donne intraprendere una carriera nei team o nei dipartimenti del data center della propria azienda; solo il 15 percento ritiene che sia difficile.

Riferendosi al settore dei data center nel suo insieme, gli intervistati sono meno fiduciosi sulle prospettive occupazionali delle donne: il 53% ha dichiarato che è facile per le donne intraprendere una carriera nei data center, e il 47% ha dichiarato che è difficile.

Nel quadro generale, i problemi di parità tra uomini e donne potrebbero diventare una minaccia per le operazioni aziendali. “I nostri report mostrano, anno dopo anno, che la mancanza di diversità non è solo un problema di gestione”, ha detto Ascierto. “La mancanza di diversità può anche portare a stagnazione tecnica, generare pubblicità negativa per l’azienda e potenzialmente contribuire a una perdita di quota di mercato”.

Questo è un problema di business”, ha aggiunto. “Abbiamo un’industria che sta lottando per coprire le posizioni aperte, eppure metà della forza lavoro potenzialmente disponibile non viene raggiunta”.

La buona notizia è che ci sono iniziative in corso, in particolare tra alcuni dei maggiori operatori di data center, per cercare i talenti andando oltre i tradizionali percorsi di reclutamento. “È importante che gli sforzi per attirare una forza lavoro più diversificata, per reclutare attivamente non solo le donne ma anche altri gruppi sottorappresentati, continuino a crescere su tutto il settore”, ha sottolineato la vice presidente dell’ultime Institute.

L’impatto dell’AI sul personale del data center

La ricerca di Uptime Institute ha toccato anche il tema dell’intelligenza artificiale e del suo impatto sul settore. Alla domanda se ritengono che l’AI ridurrà il numero di dipendenti nei data center nei prossimi cinque anni, il 29% degli intervistati ha risposto affermativamente, un altro 29% ha risposto di no mentre il restante 42 percento ha risposto affermativamente, ma ritiene ci vorranno più di cinque anni perché l’intelligenza artificiale abbia un reale impatto sul personale.

Ascierto concorda sul fatto che l’impatto dell’AI sul personale sarà graduale. Oggi, l’intelligenza artificiale viene applicata alle funzioni e ai processi esistenti nel data center, come il miglioramento degli alert in tempo reale. E mentre l’intelligenza artificiale sta iniziando a essere utilizzata in modo semi-automatizzato, spetta sempre a esseri umani convalidare le indicazioni generate dall’AI, a qualsiasi livello di sicurezza, secondo quanto affermato da Ascierto.

Nel frattempo, la crescita del data center non rallenterà. Tra cinque anni, “l’intelligenza artificiale potrebbe non ridurre necessariamente le esigenze di personale, ma aiuterà l’industria a tenere il passo con le competenze necessarie”, ha concluso Ascierto.