Tre concetti da abbracciare per una innovazione efficace guidata dal digitale

La trasformazione digitale non è più una buzzword, ma una priorità aziendale. Secondo Manish Mistry, CTO di Infostretch, per metterla in atto ci sono tre concetti critici che i leader devono comprendere per adattare strategie e mentalità aziendale

trasformazione digitale

Quando i futuri economisti guarderanno indietro al momento esatto in cui la trasformazione digitale è passata da buzzword a priorità aziendale, probabilmente l’evento del cigno nero del 2020 sarà in cima alla lista. La società connessa stava già alzando l’asticella in termini di ciò che doveva essere fatto e quando, ma la pandemia globale ha evidenziato quante lacune esistessero nel tessuto di quello che molti pensavano fosse un mondo digitale.

Scorrendo avanti veloci fino al quarto trimestre del 2021, ci sono tesi a supporto del fatto che il COVID-19 era esattamente il tipo di catalizzatore di cui le aziende avevano bisogno non solo per accelerare i loro piani di trasformazione digitale, ma anche per cominciare a pensare sia in modo digitale che efficace. Dalla sera alla mattina, la crisi sanitaria ha reso i brand più consapevoli di quale esperienza cliente o i punti di contatto dovevano offrire, e la pandemia che ha guidato il cambiamento su tutti i canali o portali.

E mentre c’erano altri agenti per il cambiamento, i decisori si sono resi conto che una trasformazione digitale efficace doveva essere impostata bene fin dal primo giorno.

Pensiero digitale, priorità in crescita

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Secondo un recente report di Gartner, è aumentato in modo esponenziale il numero di leader aziendali che considerano il cambiamento digitale come priorità per le loro aziende. Gli intervistati del CEO Survey 2021 della società di analisi hanno affermato che le capacità digitali riceveranno maggiori investimenti quest’anno, e il 20% cita la digitalizzazione come un percorso strategico che desidera seguire. Per capire il cambiamento, nello stesso sondaggio nel 2012 la stessa domanda aveva registrato un tasso di risposta del 2%.

I CEO e i leader aziendali possono essere d’accordo con l’idea della trasformazione digitale, ma non vi è alcuna garanzia che riconoscere la necessità di cambiamento porterà ai risultati desiderati. Il panorama digitale è cambiato radicalmente negli ultimi anni, anche se non sempre è chiaro quale sia la strategia ottimale.

Per esempio, ci sono tre concetti che le aziende devono considerare prima di poter apportare le modifiche necessarie alle strategie aziendali e al coinvolgimento dei clienti. Questi tre concetti – digitization, digitalizzazione e trasformazione digitale – sono spesso usati in modo intercambiabile, il che aumenta la confusione.

Tuttavia, tra di essi ci sono sfumature e sottili differenze.

La digitization è un processo di passaggio da un formato analogico a un formato digitale: Gartner lo definisce come “abilitazione digitale”. Questo è di solito il primo passo e richiede che l’azienda comprenda il valore dei dati che controlla.

La digitalizzazione, d’altra parte, è l’integrazione delle tecnologie digitali per cambiare un modello di business esistente, generando così nuovi flussi di entrate e opportunità di coinvolgimento dei clienti. Questo passaggio è solitamente associato alla migrazione al cloud, fornendo i KPI e il ROI necessari in un lasso di tempo (relativamente) breve.

Il terzo concetto è l’effettiva trasformazione digitale. Gartner ritiene che sia collegata allo sblocco di potenziali opportunità e alla leva acquisita dai nuovi modelli di business digitali. Ciò richiede un investimento significativo sia per l’azienda che per la sua forza lavoro, principalmente perché la trasformazione in piena regola verso un atteggiamento digital-first porta con sé una serie di sfide e punti deboli.

È importante sottolineare che le aziende devono riconoscere l’esistenza di quello che può essere definito un “ciclo di vita digitale” per prendere decisioni informate. Un atteggiamento proattivo diventa quindi di vitale importanza: ci sono prove documentate che la maggior parte delle iniziative digitali non riesce a decollare o viene introdotta come reazione alle fluttuazioni della domanda dei clienti, alla pressione del mercato e alle tecnologie in evoluzione.

Ipotesi digitali, discussioni costanti

Le discussioni sulla trasformazione digitale sono iniziate molto prima che la pandemia avesse un impatto sulle nostre vite connesse. Se prima il digitale era orientato solo a determinati ambiti, con la pandemia la situazione è cambiata. Secondo un recente webinar del MIT Sloan Management Review, il COVID-19 ha costretto le aziende non solo a guardare ai piani che avevano in atto, ma anche alla tecnologia in cui prevedevano di investire. E’ emerso che la maggior parte dei leader aziendali era spesso impreparata per le sfide poste dalla pandemia e molte aziende sono state costrette a cambiare in corsa.

Alla base del problema c’erano diversi fattori, che spaziano dal presupposto che i clienti preferiscono sempre il contatto umano al fatto che “inseguire” le innovazioni della concorrenza è un percorso da intraprendere con prudenza (avviso spoiler: non è così).

Le aziende devono ora concentrare le proprie iniziative su quattro aree: esperienza del cliente, esperienza dei dipendenti, operazioni e trasformazione del modello di business. Tutte queste iniziative richiedono naturalmente una forte leadership e gli strumenti giusti per il lavoro, con l’obiettivo finale di creare una cultura pronta per il digitale. Raggiungere questo obiettivo consentirà alle aziende di competere in una società in cui dipendenti e clienti beneficiano entrambi della trasformazione digitale.

Prevedere l’impatto

Una domanda che le aziende si pongono costantemente all’inizio del loro viaggio digitale è non solo se il processo può essere accelerato, ma anche se i risultati degli investimenti possono essere più prevedibili. Le piccole e medie imprese, per esempio, devono essere più pragmatiche in termini di cosa e quando integrare.

Una recente ricerca pubblicata sull’Harvard Business Review ha tentato di fornire una risposta. Tra i risultati chiave emerge che alcuni team di una determinata business unit (BU) hanno trovato più facile di altri far fronte alla trasformazione digitale, che era un’iniziativa dall’alto verso il basso.

Analizzando le difficoltà e i successi di vari stakeholder coinvolti nella BU, i ricercatori hanno ottenuto un quadro più chiaro dei colli di bottiglia nel processo e, soprattutto, dei motivi per cui la trasformazione digitale accelerata può bloccarsi. Quest’ultimo aspetto, che gli autori del report hanno definito “consapevolezza della complessità in uso” ha avuto implicazioni per processi, persone e progetti, e i ricercatori hanno concluso che un approccio unico all’integrazione digitale non è sempre il migliore percorso da intraprendere.

Per esempio, le “vittorie rapide” all’inizio del processo consentiranno a un’azienda di comprendere meglio a che punto si trova nel viaggio e dove dovrebbe essere. Una volta stabilita una roadmap, le parti interessate e i decisori possono concentrare “i loro sforzi di digitalizzazione e fornire trasformazioni più efficaci”.

Priorità aziendale, non buzzword

La trasformazione digitale si è trasformata da buzzword incentrata sulla tecnologia a una priorità aziendale negli ultimi anni, ma ci sono ancora sfide da affrontare e punti deboli da risolvere. Le aziende che capiscono perché il digitale è importante e perché deve far parte della loro cultura guadagneranno in modo naturale dai canali che apre e dalle informazioni fornite.

Per trasformare con successo, dovete avere sia gli strumenti che la mentalità giusti. Il fallimento delle iniziative digitali spesso è dovuto alla mancanza di comprensione di quale dovrebbe essere l’esperienza digitale per l’utente finale, con aziende che si affrettano a integrare i progetti prima che siano pronti.

Le organizzazioni che non accettano che la trasformazione digitale non sia più una questione di “se” ma di “quando” succederà, corrono il rischio di perdere sia i clienti che l’autorevolezza del brand. La società connessa ha spinto il mondo digitale in prima linea nel nostro lavoro e nella nostra vita personale: le aziende che non si adattano ora avranno un passato, ma non un futuro.

*Manish Mistry è Chief Technology Officer di Infostretch, una società di servizi professionali di ingegneria digitale della Silicon Valley

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