La crittografia su web è necessaria ma non basta per una protezione completa

Più aumentano i servizi protetti dai certificati SSL, più si assiste ad attacchi DDoS che mirano agli stessi servizi criptati.

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“SSL (Secure Sockets Layer) e TLS (Transport Layer Security) sono i protocolli più comuni utilizzati per proteggere i trasferimenti di denaro, gli acquisti online e le altre transazioni finanziarie, insieme alle e-mail e all’accesso remoto. Sempre più di frequente, anche le piattaforme social come Facebook e Twitter utilizzano protocolli SSL per proteggere la privacy dei propri utenti. Più aumentano i servizi protetti dai certificati SSL, più assistiamo ad attacchi DDoS che mirano agli stessi servizi criptati”.

Così si è espresso Ivan Straniero, Regional Manager, Southern & Eastern Europe di Arbor Networks, a margine della presentazione del 12° Worldwide Infrastructure Security Report di Arbor Networks, nel quale il 52% dei professionisti intervistati ha dichiarato di aver subito attacchi a servizi web protetti (HTTPS) nel 2016, un dato in crescita del 47% rispetto all’anno precedente.

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Il report ha delineato come questi attacchi tendano a ricadere in quattro categorie:

  1. Attacchi mirati alla negoziazione SSL o TLS, più comunemente noti come “handshake”. Un tipico esempio avviene quando l’attaccante avvia la procedura di “handshake” e poi prova a rinegoziare più volte la chiave di crittografia fino all’esaurimento delle risorse del server, rendendo indisponibili i servizi agli utenti legittimi.
  2. Attacchi di protocollo o di connessione contro la porta SSL o TLS. L’attaccante bombarda il server SSL con dati spuri, sovraccaricando la capacità di elaborazione del server.
  3. Attacchi volumetrici che inondano le connessioni di rete di traffico inutile. Un intero data center può essere tagliato fuori dal mondo esterno tramite flussi di traffico molto elevati che saturano i collegamenti in entrata da Internet.
  4. Attacchi a livello applicativo, che vedono i servizi HTTPS tra gli obiettivi più comuni. Questi attacchi “low and slow” possono essere molto efficaci, in quanto necessitano di pochissimi apparecchi attaccanti per generare traffico a basso costo.

La sfida degli attacchi al protocollo SSL si complica quando gli stessi attacchi sono criptati. La crittografia SSL ricodifica i dati degli utenti in modo che gli utenti o i dispositivi non autorizzati non possano leggerli e questo è ciò che garantisce la sicurezza e l’integrità delle transazioni commerciali online e delle comunicazioni riservate.

Tuttavia, comporta anche dei rischi. Normalmente i dispositivi di sicurezza di rete, come i firewall e gli IPS, non ispezionano il traffico criptato e quindi un ampio volume di traffico internet si muove in rete senza essere osservato. Il modo più efficace di ispezionare il traffico SSL è quello di decriptarlo e ciò richiede una soluzione che possa ispezionare il traffico criptato in modo sicuro e che ne attesti l’autenticità senza rallentare il traffico.

“Il lavoro di protezione dei servizi critici non finisce però con la crittografia, poiché i malintenzionati escogiteranno metodi sempre più astuti per provare a infrangerla. Per garantire l’integrità e la disponibilità illimitata dei servizi”, avvisa Straniero, “servono anche professionisti capaci e di esperienza che abbiano un’estesa conoscenza delle minacce, del loro rilevamento e della loro mitigazione”.

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