Cinque motivi per cui vale la pena uscire dal cloud

Anche il cloud ha i suoi limiti. In alcuni casi il data center interno è il luogo migliore per le applicazioni

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Un numero crescente di aziende sta spostando le proprie applicazioni dal cloud al caro, vecchio data center. La migrazione dal cloud si verifica quando le aziende realizzano che il cloud non è sempre la soluzione migliore per costi, prestazioni e altri problemi.

Dave Cope, senior director del CloudCenter di Cisco, ritiene che la tecnologia si sia evoluta a un punto tale che le aziende oggi possono permettersi scegliere dove collocare le applicazioni per ottenere i massimi benefici in termini di costi, prestazioni e sicurezza.

Le aziende hanno la possibilità di posizionare i carichi di lavoro nel posto migliore in base alle priorità di business, non ai vincoli IT”, osserva Dave Cope. “I carichi di lavoro vengono distribuiti in modo naturale tra ambienti esistenti e nuovi…dove è più vantaggioso”.

L’infrastruttura cloud della vostra azienda sta diventando più simile a una gabbia che a un ambiente di risorse senza limiti? Se state valutando di riportare alcune applicazioni dal cloud a un tradizionale data center prendete in esame queste cinque punti.

1. Risparmiare sui costi

“Molte aziende possono ottenere notevoli risparmi riducendo o eliminando le spese operative ricorrenti del cloud pubblico”, osserva Jeremy Kurth, CTO del provider di servizi IT Winxnet. “Una riduzione del costo totale di proprietà è uno dei potenziali vantaggi della migrazione. Le offerte di cloud pubblico possono fornire valore aggiunto rispetto alle soluzioni on-premise, ma in genere hanno un costo elevato in spese ricorrenti”.

Alcune aziende che vedevano nel cloud pubblico la risposta a tutti i loro problemi hanno scoperto che le spese e i vantaggi non sono rilevanti o applicabili alle loro specifiche situazioni”, spiega Kurth. “Considerando il vero costo, tutto compreso, in un periodo di due o tre anni il risparmio di denaro non è un argomento convincente per rimanere nel cloud pubblico, specialmente se confrontato con alternative più economiche ora disponibili sul mercato”.

Il costo è in genere la ragione principale per riportare le applicazioni dal cloud ai data center”, osserva Chris Carreiro, CTO di Park Place Technologies, che offre la piattaforma di monitoraggio e supporto del data center ParkView. “Se il costo operativo è maggiore nel cloud, per un’azienda può avere senso riportare un’applicazione o un servizio on-premise o in colocation. Il costo delle risorse di memoria e hard disk continua a diminuire. Di conseguenza cambia la necessità di operare in cloud e le aziende hanno maggiore flessibilità”.

Travis Morrison, responsabile IT del birrificio artigianale New Belgium Brewing, che ha recentemente migrato le sue applicazioni principali da un cloud esterno gestito ai server on-premise Dell EMC PowerEdge, afferma che la riduzione di costi e spese di manutenzione ha avuto un ruolo importante nel riportare il software in casa. “Volevamo costi prevedibili e abbiamo di uno staff di talento in grado di gestire la struttura on-premise“, spiega Morrison. “Inoltre, il ROI per il cloud diminuisce con uno stack iperconvergente, perché la manutenzione è più semplice”.

Poiché il costo dell’utilizzo dei servizi di cloud pubblico continua a crescere, è possibile ottenere miglioramenti sia in termini di prestazioni che di budget migrando applicazioni selezionate. “Sfruttando le soluzioni oggi disponibili ed economicamente convenienti, come Windows Server Storage Spaces Direct, iperconvergenza, memoria di classe storage e software defined network (SDN), il divario in termini di flessibilità, scalabilità e ridondanza che ha reso le offerte cloud pubbliche così interessanti è notevolmente diminuito”, sottolinea Kurth.

Le applicazioni che necessitano di accedere a grandi quantità di dati, come gli strumenti di data mining, possono anche beneficiare di un ritorno a casa. “Alcune applicazioni spostano frequentemente grandi quantità di dati”, fa notare Cope. “Questo può essere costoso con la maggior parte dei piani di pagamento in cloud”.

2. Avere maggiore controllo sulle applicazioni

I candidati principali per la migrazione cloud-on premise sono le applicazioni utilizzate pesantemente e che offrono principalmente funzionalità statiche. “Questo tipo di software spesso può essere gestito in modo più efficace on-premise, dove il suo ambiente è uno stato controllato e i costi sono fissi e prevedibili”, afferma Vinod Pisharody, CTO della società di hardware di rete Array Networks. “Il rimpatrio offre un migliore controllo sulle applicazioni e consente all’IT di pianificare meglio i potenziali problemi”.

La prospettiva di un maggiore controllo è stata una delle ragioni principali per cui New Belgium Brewing ha spostato le sue applicazioni principali dal cloud. “On-premise possiamo controllare meglio le prestazioni ERP, il monitoraggio e la risoluzione dei problemi”, afferma Morrison. “Sono le nostre applicazioni aziendali e si adattano bene alla co-location e all’iperconvergenza“.

Inoltre, nel caso in cui i vantaggi promessi di flessibilità e di gestione non si siano concretizzati, il “rimpatrio” può avere un solido senso finanziario sul lungo termine. “Il costo della permanenza nel cloud può non essere giustificato per alcune applicazioni. In questi casi devono essere spostate on premise o in un ambiente più adatto alle esigenze”, aggiunge Pisharody.

3. Migliorare le prestazioni dell’applicazione

Il mancato rispetto dei benchmark operativi critici indica che un’applicazione basata su cloud potrebbe funzionare meglio in locale. “Le applicazioni che sono sensibili alla latenza, hanno lunghi periodi di I/O o lavorano con grandi quantità di dati, che vanno spostati in varie posizioni per l’elaborazione, sono in genere i primi candidati al rientro in casa”, afferma Jeff Slapp, Vice Presidente di cloud e servizi gestiti della società 365 Data Center.

Anche le applicazioni mature sono spesso candidati privilegiati. È frequente che le aziende si rivolgano al cloud per valutare nuovi strumenti di business e proof-of-concept. “Tuttavia, al termine del periodo di test, l’applicazione potrebbe trovare una sede più adatta nel data center”, osserva Carreiro. “Le applicazioni prevedibili e le applicazioni aziendali mission critical generalmente possono essere gestite meglio in un data center interno”.

Lo stesso vale per applicazioni o carichi di lavoro che dipendono da un livello molto alto di prestazioni, integrazione, personalizzazione o grandi set di dati. “In generale, meno ‘normalizzato’ o standardizzato è il carico di lavoro, meno attraente diventa un’offerta di cloud pubblico“, osserva Kurth. Ciò è dovuto al fatto che un cloud pubblico è concepito principalmente per la scalabilità, che in genere richiede una rigorosa politica di standardizzazione.

La maggior parte dei fornitori di servizi cloud pubblico deve raggiungere dimensioni tali da giustificare i propri investimenti e lo fa soddisfacendo l’impostazione media”, spiega. “Quando una soluzione o un carico di lavoro non aderisce alla media del settore, la collocazione in un cloud pubblico può comportare costi aggiuntivi e minori benefici”.

4. Ottenere una maggiore sicurezza

La creazione di un’architettura di sicurezza cloud a prova di attacco, in particolare all’interno di un complesso ambiente multi-cloud, può essere sia impegnativa che costosa. “Il rientro dal cloud potrebbe offrire ambienti più sicuri e la possibilità di risolvere problemi multi-cloud”, afferma Carl Freeman, responsabile cloud presso la società di consulenza aziendale EY.

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Kurth ritiene che l’infrastruttura on premise possa essere isolata e progettata in modo che la superficie esposta ad attacchi mirati sia più piccola rispetto a un tipico grande cloud pubblico. “Se eseguito correttamente, questo design può portare a un miglioramento dei risultati di ‘security through obscurity’“, osserva, riferendosi al controverso principio secondo cui meno persone sono a conoscenza di un’applicazione e delle sue misure di sicurezza, meno è probabile che finisca nel mirino di un hacker.

5. Semplificare la conformità normativa

In un mondo IT che sta diventando sempre più regolamentato da vari enti governativi internazionali, ciascuno con i propri set di norme, l’esecuzione di applicazioni in un sito specifico può rendere la vita più semplice, riducendo al contempo la possibilità di una involontaria non conformità.

“La conformità al GDPR, per esempio, richiede modifiche alla conservazione dei dati o al loro uso”, afferma Cope. “Per alcune applicazioni è più semplice garantire la conformità in una struttura on-premise che nel cloud”.

Secondo il manager, il posizionamento di applicazioni sensibili alla posizione geografia diventerà il fattore decisivo per la distribuzione naturale dei carichi di lavoro tra cloud pubblici e privati e data center locali. “Quindi la migrazione da o verso il cloud potrebbe diventare una parte della maturità dell’industria e della tecnologia”, conclude.

Procedere con cautela

Riportare in casa applicazioni e carichi di lavoro può avere dei vantaggi,ma è una mossa radicale con serie implicazioni finanziarie e operative. “I fornitori cloud in genere rendono molto difficile l’uscita dal cloud, sia in termini di costi che di contratto”, afferma Pisharody. “Inoltre, le spese iniziali per la creazione di un ambiente locale che è stato smantellato o non è mai esistito possono essere elevate”.

Anche le aziende che riportano le applicazioni a casa possono incontrare numerose sfide tecniche. “Migrando le applicazioni al data center locale, le aziende rinunciano alla scalabilità, flessibilità e disponibilità del cloud”, osserva Freeman. “E i data center locali potrebbero non essere effettivamente più sicuri del cloud, data la continua evoluzione delle minacce interne”.

Poi bisogna affrontare la non semplice questione di svelare tutte le interconnessioni che attualmente esistono tra applicazioni, dati e il cloud stesso. “In generale, il rientro in casa sarà doloroso”, avverte Pisharody. “E’ necessario separare le porzioni di applicazioni che dipendono dall’ambiente in esecuzione da quelle che gestiscono semplicemente i dati”.

I servizi progettati specificamente per il cloud dovranno essere ridisegnati per riportare il carico di lavoro in un data center”, aggiunge Cope.

Le aziende che si affidano ai big data per attività che vanno dall’analisi predittiva alle analisi di sicurezza potrebbero trovarsi ad affrontare un enorme lavoro di spostamento. In queste situazioni dovranno scegliere se lasciare i propri dati nel cloud o potenziare le funzionalità di backup e archiviazione on premise.

Pianificazione accurata, ricerca approfondita e preparazione del personale sono generalmente considerati necessari per un efficace processo di rientro. “Bisogna avere chiara visibilità sulle capacità tecniche del proprio personale e del proprio business per decidere se le esigenze aziendali sono meglio soddisfatte in cloud o in locale”, sottolinea Morrison.

Nella maggior parte dei casi, l’uscita dal cloud dovrebbe essere l’ultima opzione”, avverte Freeman. “Le aziende dovrebbero prendere in considerazione tutte le soluzioni cloud, come il multi-cloud, prima di riportare le applicazioni nei data center locali”.