Blockchain: quasi un’azienda tech su due la implementerà

Un recente sondaggio condotto da KPMG tra i leader di importanti aziende tecnologiche mostra che oltre il 40% di esse prevede di lanciare progetti di blockchain nei prossimi tre anni.

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Da una recente indagine svolta da KPMG, che ha coinvolto 740 intervistati di cui il 76% composto da CEO, COO, CFO, CIO e CTO, risulta che quasi la metà dei dirigenti IT ritiene che la blockchain cambierà il modo in cui le loro aziende faranno affari nei prossimi tre anni e che il massimo vantaggio che la blockchain consentirà sarà una maggiore efficienza aziendale. Insieme al 48% che indica che la blockchain probabilmente cambierà le pratiche commerciali, il 41% dei dirigenti intervistati afferma che l’implementazione della blockchain durante lo stesso periodo di tempo sarà un traguardo probabile o molto probabile.

“Sulla base dell’andamento della blockchain sul mercato e del numero di clienti nel nostro portafoglio che esprimono un interesse in una sua implementazione, il 41% è un numero sorprendentemente basso” ha affermato Tegan Keele, leader del programma blockchain di KPMG. Un’importante organizzazione tecnologica globale che KPMG ha aiutato nell’implementazione della blockchain per tracciare le spedizioni e per la gestione dei laptop e tablet dei dipendenti, ora pianifica di scalare la piattaforma su altri asset aziendali come i server.

È interessante poi notare che secondo i dirigenti IT intervistati la principale disruption derivante dall’adozione della blockchain sarà nel campo della IoT, dove si prevede che questa tecnologia aiuterà a tenere traccia degli aggiornamenti del software e delle garanzie sui prodotti. Il 23% degli intervistati ritiene che la blockchain sarà appunto disruptive per la IoT rispetto al 22% che ha indicato il trading come area più toccata dalla blockchain: per il 20% invece ridurrà i rischi informatici nei prossimi tre anni.

Le aziende intervistate da KPMG operano in ambito software, hardware, cloud e servizi internet e poiché si tratta di aziende tecnologiche, le loro risposte sono state fortemente improntate a una chiara volontà di sperimentare nuove tecnologie. “Penso che le compagnie tecnologiche siano inclini a sperimentare in virtù dell’industria in cui operano”, ha detto Keele. “Quindi penso che la IoT sia qualcosa a cui hanno pensato e con cui hanno già avuto a che fare. Probabilmente ora stanno ragionando in modo più ampio a cosa possa dare vita l’unione tra la blockchain e l’IoT e tra la blockchain e l’intelligenza artificiale/machine learning”.

La blockchain, che è un tipo di database che gira su una rete aperta e peer-to-peer, può automatizzare le pratiche aziendali attraverso la tecnologia nota come smart contracts, un codice autoeseguibile basato su regole predeterminate. Ad esempio, è possibile utilizzare gli smart contract per aggiornare automaticamente il software sui dispositivi IoT o, quando utilizzati nella gestione della supply chain, verificare che un cargo container abbia raggiunto un determinato porto.

Secondo i risultati dell’indagine di KPMG i dirigenti tecnologici hanno indicato che il vantaggio maggiore associato all’adozione di blockchain è il miglioramento dell’efficienza aziendale (23%), rispetto a solo il 9% interessato a riduzioni di costi o a ottenere insight aziendali dai dati contenuti nel registri distribuito. Riferendosi a dati esterni ricavati dai processi aziendali, come la gestione della supply chain o l’approvvigionamento di parti, Keele sostiene che una volta che tutto ciò è su blockchain, si può una visione end-to-end di quei dati che fornisca uno sguardo completo su ciò che è accadendo sia internamente che esternamente.

Le maggiori sfide che potrebbero rallentare l’adozione di questa tecnologia nei prossimi tre anni, secondo le risposte del sondaggio sono studi di caso non dimostrati (24%), complessità tecnologica (14%) e mancanza di capitale per finanziare nuovi investimenti (12%). Mentre negli ultimi due anni si è registrato un aumento delle distribuzioni di blockchain, praticamente tutte sono state dimostrazioni o progetti pilota limitati, mentre i sistemi reali sono rimasti una rarità. Inoltre gli sviluppatori esperti in questo ambito sono molto richiesti e scarseggiano e possono chiedere anche stipendi molto elevati.

Tuttavia, i casi di utilizzo stanno iniziando a maturare e la velocità con cui i sistemi di produzione saranno attivati dovrebbe aumentare nei prossimi tre anni. “Penso che sia una questione di maturità e di come solo pochi mesi fa stavamo ancora vedendo molte modalità sperimentali di implementazione. Quello a cui stiamo assistendo ora è una fase di “filtraggio” per capire dove effettivamente la blockchain abbia senso”, conclude Keele.