Analytics, intelligenza artificiale e IoT modelleranno la “nuova normalità” post-coronavirus

Solo una infrastruttura di sanità pubblica basata su AI, cloud computing, streaming e Internet of Things può proteggerci dalla prossima pandemia, secondo l’analista James Kobielus

coronavirus nuova normalità

Le pandemie sono uno shock per le comunità di tutto il mondo. La risposta di ogni comunità emerge dagli innumerevoli cambiamenti che i singoli mettono in atto per proteggersi e mantenere una sorta di normalità.

Le risposte spontanee dei singoli individui spesso si manifestano per prime nei momenti di crisi, ma potrebbero non essere l’approccio più efficace per rallentare la diffusione del contagio. Da un punto di vista tecnologico, le soluzioni implicano invariabilmente un mix di collaborazione da remoto, transazioni senza contatto e sostituzione di processi manuali con processi automatizzati, robotizzati e che comunque non richiedono l’intervento umano.

Quando si diffonde un contagio, le risposte dei singoli individui possono essere controproducenti, se ognuno si muove in una direzione diversa. La mancanza di un coordinamento centrale può confondere le idee a tutti, alimentando un’infodemia guidata dal panico che i social media possono esacerbare. Per garantire un’orchestrazione delle risposte a livello di comunità a un’emergenza sanitaria, non si può prescindere da un’analisi dei dati, autorevole e affidabile, per dare risposte efficaci a tutti i livelli della società.

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In futuro, possiamo aspettarci una migliore orchestrazione, top-down e basata sui dati, della preparazione e della gestione di una pandemia da parte di enti pubblici, privati e non profit.

L’esperienza della Cina è istruttiva al riguardo. Sebbene l’inizio dell’epidemia a Wuhan sia stata meno di sei mesi fa, il Paese ha risposto rapidamente con un approccio top-down a livello nazionale per gestire la crisi. Le autorità cinesi stanno orchestrando diverse risorse per salvare vite umane, controllare la diffusione dell’infezione e invitare le persone a effettuare test, trattamenti e quarantena.

Sfruttando sofisticate analisi dei dati e altri strumenti digitali, la Cina ha risposto a Covid-19 attraverso gli elementi chiave esposti di seguito.

  • Screening sanitario self-service: gli strumenti di screening self-service hanno ridotto le visite ospedaliere non essenziali e i carichi di lavoro degli operatori sanitari, riducendo al contempo i rischi di infezione. All’interno del paese Tencent, Alibaba e piattaforme sanitarie verticali offrono al pubblico servizi medici da remoto. Le persone possono consultare con i medici online, effettuare autovalutazioni e stabilire se è necessario andare in ospedale per ulteriori controlli.
  • Coinvolgimento della comunità: le piattaforme digitali cinesi consentono a team di volontari di dare supporto nella disinfezione e nella fornitura di attrezzature attraverso strumenti digitali di gestione e comunicazione. I cittadini ricevono un codice QR che consente loro di inviare informazioni relative a viaggi nelle regioni più colpite dalla epidemia, contatti stretti con persone infette e altri dati pertinenti. L’elaborazione dei dati si traduce in una valutazione su una scala a tre colori che indica la storia clinica recente di una persona in relazione al virus.
  • Tele-medicina: le tecnologie digitali hanno permesso agli operatori sanitari cinesi di applicare le loro conoscenze sul Covid-19 su grandi distanze. Le reti cinesi 5G hanno permesso a molti ospedali di Wuhan di connettersi con le controparti di Pechino, che forniscono consulenza in tempo reale basata sulla trasmissione di immagini mediche ad altissima definizione.
  • Gestione della supply chain: la Cina ha utilizzato queste stesse tecnologie, insieme all’Internet of Things, per orchestrare rapidamente un’intera catena di produzione, logistica e sanitaria. Ciò ha permesso di coordinare migliaia di aziende per costruire e attrezzare ospedali per i test e il trattamento dei pazienti Covid-19. Il paese è stato in grado di aumentare rapidamente la produzione di mascherine, indumenti protettivi e disinfettanti.
  • Risposta in base alla posizione geografica: la Cina ha implementato una risposta differenziata e specifica in base alla posizione per limitare la trasmissione del virus. Il sistema utilizza l’analisi dei big data e l’intelligenza artificiale per stimare la probabilità che un particolare quartiere o individuo sia stato esposto al coronavirus, e abbinare la localizzazione degli smartphone alle posizioni note di individui o gruppi infetti. Queste informazioni, insieme ai dati di viaggio, vengono inoltre utilizzate per individuare persone ad alto rischio e sottoporle ai test.

Allo stesso modo, la vicina Taiwan ha messo in atto un programma completo di strategie basate sulla tecnologia per controllare la diffusione di Covid-19 nel paese.

Suggerimenti per la “nuova normalità”

Analizzando le esperienze di questi paesi asiatici, è possibile trarre indicazioni che dovrebbero essere adottate da ogni nazione. Una risposta organica e coerente, basata sui sui dati, a una crisi come quella causata dal Covid-19 si fonda sui seguenti fattori:

  • Centri nevralgici di controllo del contagio: nella nuova normalità, la maggior parte delle nazioni istituirà centri nevralgici per coordinare le risposte della società a queste minacce. Queste operazioni consolideranno le informazioni provenienti da banche dati sanitarie, sull’immigrazione, doganali, di telecomunicazioni e di viaggio nazionali. Applicheranno l’intelligenza artificiale per identificare i casi, generare avvisi in tempo reale e coordinare gli interventi medici. Utilizzeranno app di streaming in tempo reale per sorvegliare e schermare attivamente tutti i confini nazionali. Questi strumenti forniranno l’intelligenza necessaria per poter chiudere le frontiere, certificare quali cittadini sono in buona salute e mettere in quarantena persone e animali che potrebbero diffondere il contagio.
  • Gestione della quarantena: la razza umana sta dolorosamente imparando dall’emergenza Covid-19 come gestire le quarantene, i lockdown e le chiusure che saranno necessarie in caso di pandemia. In futuro, le autorità sanitarie pubbliche useranno strumenti predittivi basati sull’intelligenza artificiale per pianificare e orchestrare rapidamente queste decisioni al fine di rallentare i contagi, evitando il collasso dell’economia e minimizzando lo stravolgimento delle vite delle persone. I controlli del contagio forniranno a tutti informazioni basate su dati su come regolare le routine quotidiane, in base alle condizioni che incidono sull’ambiente in cui vivono. Queste informazioni consentiranno alle aziende di valutare il rischio di far lavorare i propri dipendenti in uffici condivisi e di adattare le proprie strategie giorno per giorno in base ai fattori di rischio di infezione. Quando considerano se far rientrare i dipendenti in ufficio mentre la pandemia è ancora in corso, le aziende prendono decisioni fondate sull’analisi dei dati, nonché su monitoraggi effettuati da biosensori integrati nella struttura.
  • Distanziamento sociale: nel prossimo futuro, è probabile che i governi impongano soluzioni basate sull’intelligenza artificiale per limitare la diffusione del contagio. I sensori di prossimità potrebbero diventere onnipresenti: incorporati in smartphone e dispositivi indossabili, forniranno agli assistenti digitali personali una comprensione in tempo reale sulle condizioni dell’ambiente circostante. Le applicazioni di visione artificiale utilizzano già l’AI per automatizzare la sorveglianza di persone in negozi, luoghi pubblici e luoghi di lavoro. Gli strumenti di intelligenza artificiale in tempo reale diranno alle persone se sono troppo vicine tra loro. La misurazione del tempo di attesa e le applicazioni che limitano gli assembramenti diventeranno una caratteristica standard di molte strutture pubbliche e private. E vedremo una maggiore diffusione delle applicazioni di visione artificiale in grado di rilevare e, facoltativamente, inviare avvisi quando qualcuno si avvicina troppo a qualcun altro.
  • Adozione di biosensori: l’emergenza COVID-19 sta accelerando l’adozione di sensori IoT, e non c’è dubbio che molti saranno integrati nelle infrastrutture pubbliche di tutto il mondo. È probabile che la nuova normalità solleciti l’uso di biosensori per rilevare agenti patogeni virali nell’aria, nell’acqua, nel suolo, sulle superfici e nei tessuti umani e animali. Questi biosensori saranno indossabili, connessi tra loro per rilevare la potenziale diffusione di infezioni da persona a persona e monitorare la progressione della malattia tra grandi gruppi di persone, come pazienti ospedalieri e residenti in case di cura. I robot di servizio basati sull’intelligenza artificiale interrogheranno i passanti in luoghi pubblici per verificare se mostrano segni di contagio. Per rilevare i sintomi ancor prima che le persone si rendano conto di essere infette, il rilevamento automatico dell’ambiente utilizzerà l’intelligenza artificiale multimodale per monitorare l’ambiente (associando il riconoscimento facciale alla scansione della temperatura e ascoltando l’audio delle persone che tossiscono). La termografia a infrarossi consentirà la sorveglianza e lo screening attivi di persone infette e portatori sani negli aeroporti, per esempio, o in qualsiasi altro luogo. Possiamo aspettarci che i governi impongano app di tracciamento dei contatti incorporate in ogni telefono cellulare.

La messa in atto di questa visione nel mondo post-pandemico richiederà un’infrastruttura pervasiva basata su intelligenza artificiale, cloud computing, streaming e Internet of Things. Integrate e gestite su una infrastruttura comune di sanità pubblica, queste tecnologie ci permetteranno di difenderci dalla prossima pandemia.

James Kobielus è analista e direttore di ricerca presso Futurum Research.

AUTOREJames Kobielus
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