blockchain competenze

Le applicazioni aziendali basate su tecnologia sono in aumento. Nei servizi finanziari, per esempio, Mastercard sta lanciando una propria rete blockchain per consentire alle banche partner e ai commercianti di effettuare pagamenti transfrontalieri in modo più rapido e sicuro. GFT sta supportando la creazione in Europa di una piattaforma trasversale basata su blockchain con applicazioni che spaziano dalla riduzione dei rischi di frode nelle fatturazioni alla certificazione di prodotti per il settore farmaceutico.

Maersk e IBM hanno sviluppato un sistema che sfrutta la tecnologia per tracciare le spedizioni globali, mentre Microsoft sta progettando una piattaforma basata su blockchain per proteggere le identità digitali.

E questi sono solo alcuni esempi.

La blockchain è classificata fra le più importanti tendenze tecnologiche del 2018. E, proprio perché è una tecnologia emergente, è circondata da miti e false credenze. Un team di analisti di Forrester, guidati da Martha Bennett, ne ha individuati sei e li ha descritti nel report Blockchain Technology: A CIO’s Guide To The Six Most Common Myths. Ecco quali sono.

1. Il mito dell’immutabilità

Nel linguaggio della blockchain il termine “immutabile” significa qualcosa che “non può mai essere cambiato”. Ma si tratta di uno scenario tecnicamente impossibile, secondo i ricercatori di Forrester.

Ci sono almeno due modi per apportare modifiche a una blockchain.

Uno consiste nel rielaborare la catena nella sua interezza o fino al punto precedente al verificarsi di un evento indesiderabile; questa operazione cancella e ricrea la cronologia – agli albori del bitcoin è successa una cosa del genere”, spiegano gli analisti nel report. “L’altro è il ‘fork’, ovvero una ‘biforcazione’ della catena: con questa operazione viene mantenuto lo storico di codice e transazioni, ma viene modificato il funzionamento del software. L’esempio più noto è il fork di Ethereum, introdotto per affrontare un disastroso attacco hacker nel 2016”.

Dal punto di vista tecnico, le blockchain con autorizzazione sono più facili da modificare e hanno molti meno nodi rispetto alle blockchain pubbliche, in particolare nelle fasi iniziali.

“Questo le rende tecnicamente più vulnerabili alla subornazione di criminali o truffatori che hanno credenziali di accesso alla rete. In pratica, i meccanismi di sicurezza e governance applicabili alla rete tengono sotto controllo il rischio”, si legge nel report.

I partecipanti all’ecosistema devono essere consapevoli del fatto che non è la tecnologia di per sé che protegge i record della blockchain dall’essere modificati, ma il modo in cui la rete è progettata, implementata ed eseguita. Il ragionamento si applica alle reti con meccanismi di consenso che supportano una maggiore scalabilità, ma che da sole possono fornire poca o nessuna protezione contro attacchi dannosi”.

2. Il mito della disintermediazione e del decentramento

La riduzione dei costi e l’aumento dell’efficienza sono le ragioni principali per cui un’azienda sceglie di trasferire un processo su una rete basata su blockchain.

In molti casi, ciò implica l’eliminazione di un intermediario esistente. Per esempio, perché negoziare scambi e transazioni tramite terzi quando è possibile regolarle direttamente tra i partner commerciali?”, spiegano i ricercatori. “Esistono scenari in cui questo può essere tradotto in realtà, ma è sbagliato supporre che non ci saranno intermediari di fiducia nelle reti blockchain o che queste reti sono interamente decentralizzate”.

In pratica, secondo gli analisti le reti blockchain non sono completamente disintermediate, ma sono reti distribuite che mantengono un certo grado di centralizzazione e che richiedono sempre la presenza di intermediari, eventualmente diversi dai precedenti.

3. Il mito della “non-fiducia”

Le due principali blockchain – Bitcoin ed Ethereum – hanno dimostrato che è possibile scambiare “valore” tra persone ed entità che non si conoscono né si fidano l’uno dell’altro.

Ma hanno anche dimostrato che questa affermazione è un mito. Nessuna rete è completamente priva di fiducia. I partecipanti devono riporre la loro fiducia nel funzionamento continuo di queste reti e devono farlo a molti livelli”, spiega il report. “Per esempio, devono fidarsi della matematica e della crittografia, così come del fatto che il codice funzionerà sempre come previsto”.

4. Il mito della verità

In molte applicazioni le reti basate su blockchain promettono di prevenire le frodi e garantire la provenienza dei beni nel mondo fisico e digitale.

In una certa misura questa affermazione è corretta, in quanto le transazioni basate su blockchain sono estremamente difficili da manomettere, e un eventuale tentativo di manomissione è riconoscibile. Ma in alcuni casi nessuna tecnologia, neanche la blockchain, può agire da deterrente”, affermano gli analisti di Forrester.

E’ essenziale tenere presente che una cosa non è “vera” solo perché si trova su una blockchain. Le blockchain da sole non possono garantire la provenienza di beni fisici, e i casi di semplice tracciamento devono essere separati da quelli che richiedono certificati di provenienza.

5. Il mito della trasparenza

Rendere le transazioni più trasparenti è un vantaggio chiave delle reti basate su blockchain.

Ma, per la maggior parte delle imprese, la trasparenza può essere uno svantaggio. Oltre a risolvere problemi di scala, garantire la riservatezza è la più grande sfida tecnica che gli sviluppatori devono risolvere”, secondo il team di ricercatori detto.

I CIO devono tenere presente che, in un tipico stack blockchain, tutto il contenuto sulla catena è visibile a tutti i partecipanti, e questo può entrare in conflitto con la necessità di mantenere la privacy su dati e transazioni.

Trasparenza e tracciabilità non sono sinonimi di prova di provenienza o integrità; per questo i responsabili aziendali devono concordare i requisiti di riservatezza prima di scegliere la tecnologia blockchain.

6. Il mito dei contratti intelligenti

I contratti intelligenti sono tra le ragioni principali per cui molte aziende scelgono la tecnologia blockchain. Tuttavia, secondo i ricercatori, è necessario avere chiaro cosa sono e il contesto in cui operano.

I contratti intelligenti riguardano l’automazione dei processi e incorporano le regole aziendali nel codice: sono attivati da determinati eventi per svolgere funzioni che attivano altri eventi.

Per definizione, un contratto intelligente è valido nella misura in cui lo sono la persona o il team che ha definito le regole e i programmatori che le hanno tradotte in codice”, afferma il report.

Il contratto intelligente richiede comunque un contratto reale che sia giuridicamente applicabile e vincolante.

Nonostante ciò che proclamano molti sostenitori della blockchain, il codice non è legge. Anche se i partecipanti a una rete blockchain accettano i risultati dell’applicazione di un contratto intelligente, devono comunque stipulare un contratto legale separato che attesti quanto concordato e soddisfi altri principi contrattuali standard”.

AUTOREByron Connolly
FONTECIO
CIO
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