6 concetti di business che i leader IT devono padroneggiare

Per collaborare e avere supporto dal management i CIO devono padroneggiare concetti di business critici. Ecco sei termini essenziali per comunicare con i colleghi della C-suite

comunicazione strategica

Comunicare il valore della tecnologia è fondamentale per i responsabili IT che cercano supporto per le proprie iniziative di business digitale. Coinvolgere i colleghi della C-suite e il consiglio di amministrazione è fondamentale per qualsiasi strategia tecnologica.

Quando si tratta di articolare il valore aziendale della tecnologia, i CIO devono pensare e parlare come i loro colleghi del business”, afferma Art Langer, direttore del programma del Master of science in technology management della Columbia University. Ciò significa limitare il linguaggio tecnico a favore di temi più appetibili e business-friendly. “Nessuno è interessato a parlare di argomenti tecnici”, aggiunge Langer, che aiuta i leader IT a imparare come comunicare con i membri del consiglio.

Oggi più che mai, con la pandemia che ha scosso le aziende in tutto il mondo, i CIO devono avere dimestichezza con concetti che li aiutino a spiegare il valore di esperienze di alta qualità sia per i dipendenti (EX) che per i clienti (CX), utilizzando le tecnologie digitali.

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Con l’aiuto di CIO, consulenti e analisti abbiamo individuato i concetti chiave di business con cui i leader IT dovrebbero acquisire familiarità.

Operazioni ovunque

Dispositivi mobili, periferiche e software sono diffusi nelle aziende da anni, ma la pandemia ha accelerato questa tendenza e ha stimolato nuovi scenari di collaborazione. Nel 2020, i CIO hanno aumentato gli investimenti in videoconferenze, lavagne virtuali e altri strumenti che facilitano il lavoro da remoto. Ma questo paradigma del lavoro da qualsiasi luogo sfida la capacità dei CIO di gestire le proprie risorse.

I dipendenti sono più dispersi che mai e questo ha costretto i CIO a ripensare a temi come la sicurezza e la produttività”, afferma Scott Howitt, CIO di McAfee.

D’altro canto, il vantaggio di perfezionare tali “operazioni ovunque” è eccezionale, secondo una ricerca di Gartner pubblicata lo scorso dicembre. “Un modello operativo digital-first, remote-first consente una maggiore efficienza operativa, migliora la produttività e democratizza l’accesso a una forza lavoro diversificata e geograficamente distribuita. E alla fine porterà a una ‘innovazione combinatoria’, attingendo a diverse tecnologie e servizi per creare nuove forme di innovazione”, afferma la società di ricerca.

Il concetto di “operazioni ovunque” varia a seconda dell’azienda. “La nostra strategia Team Anywhere  garantisce che i team siano autorizzati a svolgere il proprio lavoro e a rimanere connessi, coinvolti e in salute”, afferma il CIO di Atlassian Archana Rao. Le tecnologie digitali funzionano bene: la sfida sta nella gestione di team remoti che stanno lottando per trovare l’equilibrio tra lavoro e vita privata e per evitare il burnout. La parte più difficile è “coltivare il senso di appartenenza e costruire relazioni”, sottolinea Rao.

Resilienza aziendale

Anche la migliore delle strategie “operazioni ovunque” si scontra con il problema della dipendenza dai fornitori cloud. Un’interruzione di Zoom o Amazon Web Services è fuori dal controllo dei CIO, ma un’organizzazione resiliente costruisce piani di backup e ridondanza nel caso in cui le soluzioni primarie non siano disponibili.

I CIO devono capire come possono utilizzare la tecnologia per supportare la resilienza aziendale e garantire che la loro organizzazione sia in grado di affrontare le sfide che sicuramente si presenteranno”, afferma Howitt. “Inoltre, i leader IT devono dimostrare al consiglio di amministrazione che stanno utilizzando la tecnologia non solo per rendere l’azienda più resiliente, ma anche per trasformarla”.

Lo stato dell’IT

Ogni anno, i CIO devono comunicare ai propri CFO lo stato dell’IT aziendale, che “monitora aspetti come la pianificazione e l’utilizzo del budget insieme agli imperativi aziendali strategici”, spiega Mark Schwartz, enterprise strategist di Amazon Web Services e in precedenza CIO del Servizio per la cittadinanza e l’immigrazione degli Stati Uniti.

Lo stato dell’IT determina anche l’efficacia con cui possono essere distribuiti i nuovi investimenti”, scrive Schwartz in un post sul sito di AWS. “Ed è lo stato attuale che esamina i rischi che l’azienda dovrà affrontare. Tutte queste sono informazioni critiche per il CFO e la C-suite”.

La descrizione dello stato attuale dovrebbe includere il bilancio, un’istantanea dell’IT, una panoramica sul flusso di cassa nel piano di budget, e dovrebbe contare le persone, i sistemi e le funzioni, i gap tecnologici, la postura di sicurezza informatica e altri fattori di rischio, come i costi di un ritardo. “Come le risorse vengono utilizzate per generare profitti futuri, le risorse IT possono essere utilizzate allo stesso modo nel bilancio di un’azienda”, afferma Schwartz.

Modello di business digitale

I modelli di business digitali creano gemelli digitali di aziende esistenti in cerca di nuova crescita. Per la maggior parte delle organizzazioni, tali progetti rimangono una sfida.

Ma, con una corretta pianificazione, possono essere messi in pratica. “Pensiamo per esempio a una farmacia, che si trova nel mezzo di un vasto ecosistema farmaceutico che include produttori di farmaci, compagnie assicurative, medici e pazienti”, suggerisce Ari Libarikian, leader globale di Leap, l’unità di sviluppo aziendale di McKinsey. Un rivenditore potrebbe creare una farmacia digitale che consente ai pazienti di ordinare i loro farmaci tramite un sito web o un’applicazione mobile in pochi clic e di riceverli lo stesso giorno, senza necessità di spostamento verso filiali fisiche.

Razionalizzare un processo così articolato è una sfida ardua da risolvere, ma che sarebbe molto redditizia per i leader IT”, afferma Libarikian. Le organizzazioni che perseguono modelli di business digitali devono operare come startup, abbracciando cicli di test iterativi per migliorare i prodotti e seguire da vicino le customer journey map, che monitorano i percorsi dei consumatori verso i prodotti dall’acquisto al consumo.

KPI per il business digitale

Poiché le aziende creano modelli di business digitale, è opportuno che le organizzazioni IT tengano traccia dei relativi KPI, che sono di due tipi, secondo una ricerca pubblicata dagli analisti di Gartner James Anderson e Paul Proctor nell’aprile 2019.

Il primo set valuta i progressi nella digitalizzazione dell’attuale modello di business, abbracciando prodotti e servizi, vendite, operazioni di marketing, supply chain, servizio clienti. Una seconda serie di indicatori di prestazione valuta i progressi e le opportunità di nuove fonti di entrate nette create perseguendo nuovi modelli di business digitali, chiaramente differenziate dalle fonti non digitali.

Una cosa è creare KPI, un’altra è discuterne. I CIO devono essere in grado di spiegare ai loro colleghi della C-suite e ai consigli di amministrazione che cosa misurano questi KPI digitali e perché sono importanti per l’azienda.

OKR aziendali

I KPI digitali sono spesso incorporati nel quadro strategico più ampio degli Objectives and Key Results (OKR), che utilizza le metriche per valutare il raggiungimento di un obiettivo specifico.

Per esempio, “gli OKR di Atlassian monitorano crescita dei ricavi, conteggio dei clienti e produttività, tra gli altri punti di dati”, afferma Rao, che utilizza analytics per tenere traccia di tali metriche critiche, nonché per decidere su quali tecnologie investire e valutare le loro prestazioni. “Ciò evidenzia l’importanza per i CIO di sfruttare i dati nel modo in cui gestiscono l’IT”.

Naturalmente, gli input e gli output dei dati cambiano costantemente. “Per questo posiamo continuamente imparare ed evolverci per migliorare la nostra azienda”, conclude Rao.

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