Alla fine, dopo una delle trattative più veloci e pubbliche della storia, il consiglio di amministrazione (board) di Twitter ha accettato l’offerta di circa 44 miliardi di dollari del miliardario americano Elon Musk, fondatore di Paypal, Tesla e SpaceX, che diventerà quindi il proprietario del famoso social network.

Dopo l’offerta di Musk, resa pubblica circa 2 settimane fa (ne abbiamo parlato qui), molti media avevano riferito la contrarietà del board, che aveva attivato un meccanismo di “poison pill”, secondo cui se un azionista superasse il 15% l’azienda potrebbe emettere nuove azioni a prezzo scontato per gli altri azionisti per “diluire” le quote.

Invece ieri il board ha accettato ufficialmente l’offerta di 54,20 dollari per azione, che rappresenta un premio del 38% rispetto al prezzo di chiusura dell’1 aprile, ultimo giorno prima dell’annuncio che Musk aveva comprato circa il 9% delle azioni Twitter. Musk finanzierà l’operazione con prestiti tramite Morgan Stanley per circa 25,5 miliardi di dollari, e con mezzi propri per la parte restante (poco meno di 20 miliardi).

“Il board di Twitter ha condotto un processo profondo e completo di valutazione della proposta di Elon, con una particolare attenzione ai suoi aspetti di valore, affidabilità e finanziamento. Questa proposta assicura un sostanziale premio in cash, e riteniamo sia la migliore soluzione per gli azionisti di Twitter”, ha dichiarato Bret Taylor, independent board chair di Twitter, in un comunicato.

Twitter verrà quindi ritirata dalla Borsa e diventerà un’azienda privata, ma per il resto è difficile prevedere esattamente come cambierà. Le dichiarazioni di Musk al proposito sono piuttosto vaghe: di alcune abbiamo già parlato, altre sono state rese pubbliche al momento dell’annuncio dell’accordo.

Il miliardario ha ribadito l’intenzione di rendere pubblici gli algoritmi di Twitter e ha parlato tra l’altro di “autenticazione di tutti gli esseri umani”, di volontà di sconfiggere bot e spam, e di “miglioramento del prodotto con nuove funzionalità”, mantenendo la caratteristica di “piazza della città digitale” di Twitter.

“DM non criptati, un potenziale rischio per gli utenti business”

Secondo Jillian York, director of international freedom of expression della Electronic Frontier Foundation, citata da Computerworld, “Musk si presenta come un paladino della totale libertà di espressione (“free speech”) ma non è sempre stato coerente con questo impegno, visto che in passato ha fatto causa a persone che lo hanno pubblicamente criticato”.

Secondo York inoltre il fatto che ora Musk sia l’unico proprietario di Twitter crea potenziali problemi di privacy, in particolare per le utenze business, visto che i DM (direct message) sulla piattaforma non sono criptati: “In teoria Musk potrebbe accedere ai DM, e questo per le aziende potenzialmente potrebbe costituire una minaccia”.

D’altro canto ci sono anche molte ragioni per credere che su Twitter per ora non cambierà molto, almeno nel breve periodo.

“È difficile dire se per gli utenti la situazione con Musk unico proprietario sia migliore o peggiore di quella in cui Twitter era in mano a un gruppo di azionisti”, aggiunge York. “Ma è anche difficile capire come Musk possa realizzare alcuni degli obiettivi che ha dichiarato. Perseguire i bot e la disinformazione è difficilissimo, penso si troverà davanti a un problema enorme quando cercherà di affrontarlo”.

“Da piattaforma proprietaria a open source, i benefici potrebbero non manifestarsi mai”

Un’analisi di Steven Dickens, Senior Analyst di Futurum Research, si sofferma invece sulla dichiarazione di Musk di voler rendere open source il codice di Twitter, e sulle sue conseguenze potenzialmente dirompenti per tutte le principali piattaforme di social network.

“La transizione da piattaforma proprietaria a open source è difficile, richiede forte leadership, tempi lunghi e certamente è dannoso per i risultati commerciali a breve termine: i benefici finanziari potrebbero non manifestarsi mai o emergere tra molti anni”. Tecnicamente questa transizione richiederebbe grandi sforzi agli sviluppatori rallentando lo sviluppo di nuove funzionalità, ma questo, scrive Dickens, è ancora niente rispetto al rendere open source gli algoritmi proprietari e segreti che regolano il feed di ogni account su Twitter.

“Rendere pubblici questi algoritmi non solo impatterebbe sul ruolo di Twitter ma anche su quello di tutte le altre piattaforme più diffuse di social network, anch’esse basate su algoritmi chiusi e proprietari. In teoria tutti i dubbi e le insinuazioni sulla partigianeria dei criteri di moderazione sarebbero spazzati via dalla possibilità per qualsiasi esperto tecnico di controllare perché un tweet sia stato rimosso o no”.

I Decentralized Social Media e le Distributed Autonomous Organization

Ci sono già dei progetti in corso che applicano questi concetti, definiti “decentralized social media”. L’analista di Futurum Research cita tra gli esempi Minds, Diaspora e WeMe come alternative di Facebook, e Mastodon come alternativa dello stesso Twitter, nonché DeSo, una piattaforma di blockchain per social network che assicura in teoria a chi fa un post o alimenta regolarmente un feed la proprietà intellettuale (e la possibilità di monetizzare) tali contenuti, su cui si basa già un centinaio di progetti in corso.

Nessuna di queste decentralized social media platforms però, per quanto ben intenzionata, si avvicina neanche lontanamente ai numeri di diffusione e utilizzo delle piattaforme proprietarie che vorrebbero sostituire, sottolinea Dickens. Ma tutto cambierebbe se Elon Musk, che più volte si è dichiarato un grande sostenitore delle tecnologie di blockchain e di decentralizzazione, facesse di Twitter la prima piattaforma di social network mainstream decentralizzata, gestita da una DAO (Distributed Autonomous Organization), in cui organizzazione e processi decisionali sono codificati da smart contract.

“Volendo vedere nel modo più ottimistico le intenzioni di Elon Musk, possiamo intravedere un mondo in cui lui delega il funzionamento quotidiano di Twitter a una struttura di governance completamente decentralizzata, in cui le decisioni vengono decise dal pubblico e implementate secondo le regole definite in uno smart contract. Accoppiato con l’apertura del codice di Twitter, questo approccio DAO darebbe vita a una piattaforma social completamente decentralizzata e aperta, con impatti dirompenti non solo sulla libertà di espressione ma sul modello di business degli altri grandi social network. Musk ha dimostrato molte volte che le sue azioni non sono dettate dagli interessi economici, ma dalla volontà di affrontare sfide difficilissime”.