SAP Italia, parla il country manager: come uscire dall’odissea Covid-19

Il punto di vista di Emmanouel Raptopoulos: “Tre nuove sfide per i clienti. Apriremo ai partner la possibilità di fare business con 200 grandi aziende italiane"

Emmanouel
Emmanouel "Manos" Raptopoulos, AD di SAP Italia

Un vero e proprio battesimo del fuoco, con mesi di paralisi dell’economia in uno dei paesi più colpiti al mondo dalla pandemia, ha accolto il nuovo country manager di SAP Italia, Emmanouel “Manos” Raptopoulos, nominato lo scorso gennaio. Che infatti ha preso a prestito dall’epica la parola “odissea” (“evoca un’esperienza travagliata, dolorosa, talvolta eroica, ed è esattamente quello che stiamo vivendo in questi mesi”) per introdurre il suo bilancio di questo periodo nel suo primo incontro con la stampa italiana qualche giorno fa.

La situazione non è rosea, le previsioni parlano di un calo del PIL in Italia tra il 9% e il 13%, e non sarà facile recuperare velocemente, ha spiegato il country manager. Alcuni ambiti hanno visto addirittura forti incrementi, per esempio l’e-commerce è salito del 40% in Italia, è stato l’unico modo per comprare alcuni tipi di beni. Altri settori invece sono stati pesantemente danneggiati: trasporti, hospitality, ristoranti, turismo.

Un’economia a due velocità

“Insomma è un quadro composito, ma nell’insieme abbiamo un’economia colpita in un modo mai visto prima, e in questo scenario la nostra missione resta quella di sviluppare tecnologie innovative e farle usare alle aziende per fare le cose più velocemente e meglio, ma in uno scenario post-Covid, diverso dal precedente”.

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“Nel complesso, parlando con i nostri clienti, la prima priorità che hanno avuto è stato “mantenere l’azienda in azione” il che ha voluto dire in moltissimi casi avviare o potenziare le iniziative di smart working. Molti hanno esteso servizi, riconvertito processi di produzione e progetti di sistemi informativi (come la Provincia di Bolzano di cui abbiamo raccontato, ndr), o cambiato modelli di business”.

“Ma ora, dopo la fase di lockdown totale, in prospettiva vediamo emergere un’economia a due velocità, in cui i settori che sono stati fortemente colpiti stanno cercando di tenere letteralmente le luci accese, di sopravvivere, mentre gli altri che sono stati colpiti mediamente o poco stanno già impostando le strategie per estendere il business e conquistare quote di mercato nel nuovo scenario”.

Il 70% si aspetta cali di fatturato ma solo il 28% taglierà il budget IT

Il punto comune è che entrambi i tipi di aziende devono fare leva sulla tecnologia per arrivare a una “nuova normalità” velocemente, e c’è forte consapevolezza di questo, continua Raptopoulos. “Secondo un’indagine che abbiamo commissionato a IDC, circa il 70% si aspetta un calo del fatturato, ma solo il 28% pensa di tagliare gli investimenti in tecnologia. E non pensano solo a investire sui pc per lo smart working, ma anche sulle tecnologie più innovative, per guadagnare vantaggio competitivo rispetto alla concorrenza”.

Ruolo del CFO, supply chain, e gestione HR

“Parlo per esempio delle tecnologie per rispondere alle 3 principali sfide che i CEO italiani mi raccontano di dover affrontare in questo momento. La prima è l’aumento dell’importanza del ruolo del CFO, il Chief Financial Officer – come succede per tutte le crisi economiche – perché i temi del cash flow e del ROI sono vitali in questi momenti in cui le risorse sono limitate e molti progetti sono in competizione. C’è bisogno di strumenti per simulare quali impatti si avranno se si rimanda un progetto piuttosto che un altro di 6 mesi”.

La seconda sfida, sottolinea il country manager di SAP Italia, è che si è accentuata ulteriormente la connessione diretta tra customer experience, supply chain management e procurement: “Abbiamo visto cosa è successo nella grande distribuzione alimentare, i negozi e i siti di ecommerce sono stati sottoposti a volumi enormi di domanda, e in quel caso soddisfare i clienti vuol dire ottimizzare la gestione della supply chain, che è salita fortemente nelle priorità strategiche delle aziende, e che a sua volta richiede la massima efficienza nel procurement”.

La terza sfida è organizzare il lavoro in tutta sicurezza per il rientro negli uffici e nelle fabbriche dei lavoratori: “Questo dà un nuovo ruolo al responsabile delle risorse umane, il CHRO, che già è stato in prima linea nella fase del lockdown, quando è stata messa alla prova la flessibilità dell’organizzazione del lavoro, con la necessità di convertire in pochi giorni al lavoro da casa persone, interi team e reparti, e a volte l’intera azienda”.

Nell’offerta di SAP, continua Raptopoulos, ci sono soluzioni per rispondere a queste tre sfide, “ma in generale riscontriamo segnali confortanti: le nostre soluzioni cloud in particolare stanno registrando crescite a due cifre, anche nel primo e secondo trimestre che sono stati quelli più impattati dagli effetti della quarantena”.

Progetti Cloud, le scelte delle aziende italiane

A proposito dei progetti cloud in Italia, conclude il country manager, le scelte sono molto diverse in funzione dei punti di partenza di ciascun cliente. “Nell’area SMB, quella delle piccole e medie aziende, spesso il potenziale cliente non aveva mai avuto un sistema SAP prima, e preferisce iniziare dal public cloud. Le aziende medio-grandi e grandi invece di solito hanno già una base installata SAP e preferiscono un approccio hybrid, per esempio hanno un SAP on premise per il core business e implementano moduli in public cloud per HR, procurement o supply chain, o migrano l’intero ambiente ERP con l’aiuto di un hyperscaler, e in questo caso passano direttamente all’ultima versione di SAP, cioè fanno migrazione nel cloud e upgrade allo stesso tempo”.

I partner potranno fare business con 200 grandi clienti SAP in Italia

Infine Raptopoulos ha citato un programma per i partner, un’iniziativa della sola SAP Italia (non è un programma global), per aprire ad alcuni partner la possibilità di fare business con circa 200 grandi aziende, tra clienti e prospect, finora seguiti da SAP Italia in modo diretto.

“L’iniziativa è stata lanciata nel corso del Kick Off dei nostri Partner avvenuto lo scorso febbraio a Milano. È un importante segnale di apertura e fiducia verso il nostro ecosistema: riconoscendo il ruolo chiave dei nostri partner, l’iniziativa si pone come obiettivo di estendere il loro territorio d’azione coprendo nuove aziende: su queste realtà il partner potrà quindi fare business anche sulla rivendita del software e non solo sul progetto (va da sè che dev’essere un partner autorizzato alla rivendita software)”.

Daniele Lazzarin
Sono ingegnere gestionale, e giornalista professionista dal 1999. Da allora scrivo di sistemi informativi business, di trasformazione digitale, e dell’impatto delle tecnologie sulla gestione delle aziende. Mi potete seguire su LinkedIn e su Twitter.