Le più avvincenti storie tecnologiche del 2020

Dominato dalla pandemia Covid-19, il 2020 è stato anche l’anno dell’acquisizione di Slack da parte di Salesforce, del bando di Huawei, del pensionamento di Windows 7

industria IT 2020

Il 2020 è stato un anno eccezionale, di certo non nel senso che speravamo. Molti di noi avevano obiettivi da raggiungere, sia nella vita personale che professionale, ma il 2020 aveva altri piani.

Nel settore tecnologico, come in molti altri, quest’anno ha stimolato una serie di cambiamenti rapidi e fondamentali nel modo in cui gestiamo la nostra attività, molti dei quali avranno effetti permanenti per l’IT aziendale. La pandemia ha colpito persone e aziende a livello globale, costringendo molti di noi a lasciare l’ufficio per lavorare da casa, mentre CIO e responsabili IT hanno avuto il loro bel da fare per far fronte alla situazione. Le aziende tecnologiche sono state le prime a muoversi, con Google, Twitter, Facebook, Amazon e Apple che hanno annunciato politiche complete di lavoro da casa.

Questo per non parlare di tutte le altre questioni pertinenti e delle priorità che sono emerse, come la necessità di migliorare le competenze dei dipendenti, accelerare la trasformazione digitale e persino, in alcuni settori, lottare per la sopravvivenza attraverso l’innovazione digitale. In effetti, molte aziende sono state costrette a licenziare: Airbnb ha ridotto il suo personale del 25%, Uber del 14%.

Guardando specificamente al settore IT, una delle grandi notizie di quest’anno riguarda gli sforzi globali per eseguire il tracciamento digitale dei contatti. Molti Paesi ci hanno provato, con vari livelli di successo, legati anche al fatto che stessero utilizzando o meno la tecnologia di tracciamento sviluppata congiuntamente da Apple e Google per i rispettivi sistemi operativi mobili.

Al di là del tracciamento dei contatti, uno degli effetti immediati della pandemia è stata la cancellazione, la riprogrammazione o la virtualizzazione di quasi tutti gli eventi fisici a partire da marzo. Il MWC è stato uno dei primi eventi cancellati.

Fusioni e acquisizioni

Si poteva pensare che fusioni e acquisizioni si sarebbero interrotte nel 2020, ma in realtà sono stati conclusi alcuni accordi importanti.

Salesforce chiude l’accordo con Slack

Prima tra tutte, anche se non la più recente, l’acquisizione di Slack da parte di Salesforce per 27,7 miliardi di dollari. E’ la più grande acquisizione mai realizzata da Salesforce e la più grande acquisizione focalizzata sul software da quando IBM ha acquisito Red Hat lo scorso anno.

L’accordo consentirà a Salesforce di creare un’offerta più unificata per i suoi clienti di livello enterprise grazie all’elemento collaborativo/social portato da Slack. Si amplia anche la competizione con Microsoft, la cui piattaforma Team ha raccolto consenso nel corso della pandemia, in parte per il fatto che è in bundle con l’offerta Microsoft 365.

Per Slack l’acquisizione arriva in un momento davvero opportuno, poiché l’azienda – che punta all’ambizioso obiettivo di sostituire la posta elettronica – non è stata in grado di trarre vantaggio dalla nuova normalità del lavoro da remoto, come hanno fatto i suoi concorrenti.

AMD acquisisce Xilinx

Mentre il mondo si appoggia sempre più sui servizi digitali che dipendono dall’infrastruttura IT e dalla potenza di elaborazione, i semiconduttori stanno diventando una sorta di valuta. Sebbene quest’anno ci sia stata molta innovazione su quel fronte da parte di una varietà di fornitori, c’è stato anche il consolidamento dei produttori di chip.

In questo senso, tra le operazioni più importanti c’è l’acquisto di Xilinx da parte di AMD per 35 miliardi di dollari, che ha dato all’azienda una spinta più aggressiva nel mercato dei chip per data center, intensificando la concorrenza con il suo rivale di lunga data, Intel. L’accordo, che dovrebbe concludersi nel 2021, creerà una società combinata con 13.000 ingegneri e una strategia di produzione completamente esternalizzata che si basa in gran parte su Taiwan Semiconductor Manufacturing (TSMC) in contrasto con la metodologia di produzione più focalizzata internamente di Intel (che ha faticato negli ultimi tempi ).

Xerox rinuncia ad HP

Sebbene sia davvero difficile criticare qualcuno per averci provato, i ripetuti e sbalorditivi tentativi di Xerox di acquistare la rivale HP sono stati la vicenda più appassionante dell’anno, non da ultimo a causa per quanto gli sforzi si sono rivelati inutili.

Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 l’operazione era sicuramente una delle principali priorità per Xerox, che ha perseguito aggressivamente un’acquisizione ostile. La società ha aumentato la sua offerta a 35 miliardi di dollari e ha organizzato sontuose cene per gli azionisti HP. Tutto è finito a marzo, quando Xerox – citando preoccupazioni legate alla pandemia – ha deciso di abbandonare la sua offerta pubblica di acquisto.

Gli Stati Uniti contro le Big Tech

Tradizionalmente l’UE è sempre stata la più dura contro il potere delle grandi aziende tecnologiche, ma quest’anno gli Stati Uniti hanno esercitato la maggiore pressione. L’House Judiciary Committee degli Stati Uniti ha pubblicato il tanto atteso report anti-trust in ottobre, in cui dichiara di aver trovato “un modello allarmante di pratiche commerciali che limitano la concorrenza e soffocano l’innovazione“.

Il report ha delineato una serie di raccomandazioni che avranno un impatto radicale sulle pratiche commerciali delle grandi aziende tecnologiche, comprese le regole di non discriminazione (facendo sì che le grandi aziende offrano parità di condizioni ai venditori sulle loro piattaforme) e l’esclusione delle Big Tech dalla competizione in “linee adiacenti di affari” in cui avrebbero un vantaggio. Non sono mancate le polemiche sul report, ma c’è un accordo bipartisan sul fatto che le Big Tech hanno troppo potere.

Nel complesso, il 2021 si prospetta un anno interessante per le questioni antitrust contro le Big Tech, anche se molti non si aspettano grandi cambiamenti, almeno nell’immediato.

Gli Stati Uniti contro Huawei

Il 2019 è stato un brutto anno per il colosso cinese Huawei, ma nel 2020 le cose sono andate di male in peggio. Gli Stati Uniti hanno tartassato l’azienda per tutto l’anno, e forse il risultato più dannoso è stato impedire alle aziende globali di semiconduttori di vendere chip che contengono tecnologia statunitense a Huawei.

Ciò ha avuto un impatto enorme sulla capacità di Huawei di procurarsi chip per i suoi smartphone e non solo, visto la società spesso fa affidamento su scorte di chip. Di conseguenza è stata costretta a vendere il suo brand di smartphone a basso costo, Honor, per risparmiare i chip per dispositivi più redditizi e di fascia alta. Huawei che ha confermato che una “persistente indisponibilità di elementi tecnici necessari per la nostra attività di telefonia mobile” aveva messo il suo business consumer sotto “tremenda pressione”.

I guai di Huawei non si sono fermati agli Stati Uniti e alle catene di approvvigionamento: sotto le continue pressioni degli Stati Uniti, la società ha subito perdite a livello internazionale. Sebbene il Paese abbia inizialmente approvato il kit Huawei per elementi “non core” del suo lancio 5G, in seguito ha fatto marcio indietro e ha totalmente vietato l’inclusione delle apparecchiature Huawei nella sua prossima generazione di reti mobili.

Nonostante alcuni Paesi, tra cui Germania, Giappone e Corea del Sud, abbiano sfidato le pressioni statunitensi, non c’è dubbio che Huawei abbia avuto un 2020 tumultuoso.

Bill Gates esce ufficialmente da Microsoft

Nell’attuale panorama tecnologico poche persone hanno il prestigio del co-fondatore di Microsoft Bill Gates. Gates è una di quelle persone che in qualche modo tutti conoscono e il suo impegno per l’IT su larga scala è stato riconosciuto più volte da individui e istituzioni.

A marzo Bill Gates è uscito ufficialmente dal CdA della società da lui fondata. Un’uscita programmata e annunciata con largo anticipo – era noto che Gates voleva “dedicare più tempo alle sue attività filantropiche” – ma che ha comunque segnato una pietra miliare per l’azienda di Redmond.

Apple dice addio a Intel

Indubbiamente uno degli annunci più attesi dell’anno sono i processori M1 di Apple. Sviluppati internamente e basati su ARM, i chip M1 rappresentano l’inizio della fine del rapporto di lunga data tra Apple e Intel.

Nel corso della World Wide Developers Conference (WWDC), a giugno, la società aveva inizialmente annunciato il lancio di un chip a marchio Apple, che è stato poi rivelato a novembre. Apple ha reso il nuovo SoC più veloce e molto più efficiente dal punto di vista energetico rispetto ai suoi equivalenti Intel, con risultati abbastanza favorevoli dai primi benchmark.

Apple assicura che i dispositivi basati su Intel saranno prodotti e supportati per gli anni a venire, i dispostivi Mac “Intel Inside”saranno eliminati gradualmente nel tempo. Questa strategia segna la più grande pietra miliare dell’azienda da quando ha iniziato la sua transizione da PowerPC a Intel nel 2005.

Libra cambia completamente la sua visione

La visione di Facebook per la sua criptovaluta Libra era a dir poco grandiosa. Lanciato con audaci ambizioni di sovvertire le valute guidate dai governi globali e dipendenti dai loro sistemi finanziari, il progetto è stato respinto in modo così rapido e severo che molti suoi importanti membri fondatori, nonché sostenitori finanziari, si sono tirati indietro.

All’inizio di quest’anno, l’importante sostenitore Vodafone ha annunciato che avrebbe lasciato il progetto, mentre in seguito ha reintegrato le sue alleanze fintanto che fosse completamente separato da Facebook. Si è scoperto che questo tipo di pressione, che era stata ugualmente applicata dai legislatori, alla fine ha prevalso, poiché la società ha annunciato questo mese che cambierà nome, confermando di aver cambiato drasticamente i suoi obiettivi generali.

Di conseguenza, la Libra Association sarà ora la Diem Association e la valuta stessa sarà denominata come Diem Dollar. Secondo alcune fonti, il progetto è stato molto ridimensionato e verrà lanciato come una singola moneta sostenuta dal dollaro USA. Praticamente il contrario di una singola moneta ancorata a più valute per la stabilità, come inizialmente annunciato.

Windows 7 è andato in pensione

Anche se a volte è confortante aggrapparsi alle cose familiari del passato, quando si tratta di sistemi operativi arriva un momento in cui dobbiamo lasciarli andare. E’ quello che è successo nel lontano gennaio, quando Microsoft ha sospeso il supporto per Windows 7 e Server 2008.

All’epoca Windows 7 rappresentava il 27% della quota di mercato dei desktop Windows (che da allora è scesa al 17,68%). Sebbene la fine del supporto non significhi necessariamente la fine del sistema operativo, comporta che le patch di sicurezza non saranno più rilasciate, rendendo il sistema operativo sempre più rischioso da utilizzare nel tempo.

La notizia ha ispirato molti a riflettere sul sistema operativo, che era probabilmente uno dei più amati dell’azienda fino ad oggi. Adattandosi perfettamente tra Windows Vista e Windows 8, entrambi detestati dagli utenti, Windows 7 ha soddisfatto le esigenze di singoli utenti e aziende. Molto più snello di Vista, eliminando le richieste di sicurezza del controllo dell’account utente, era più scattante e leggero, migliorando nel contempo la stabilità.

Il sistema operativo detiene ancora il titolo di sistema operativo più venduto nella storia, con oltre 90 milioni di licenze vendute a sei mesi dal rilascio.

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