Data Center, in Italia sono 190: un mercato che vale quasi 3 miliardi

La filiera dei data center nel nostro paese coinvolge 60 player italiani e internazionali. Nei prossimi 3 anni previste almeno altre 14 nuove strutture

Data Center as-a-Service

In Italia la filiera dei Data Center coinvolge 60 operatori di varie tipologie, per complessive 190 strutture di Data Center sul territorio nazionale, che generano un fatturato di quasi 3 miliardi di euro, di cui quasi il 70% incassato da aziende con sede nel nostro paese.

Un mercato in piena espansione, come dimostrano gli annunci di almeno altri 14 Data Center pianificati da player nazionali e internazionali entro tre anni, che porteranno il totale delle strutture a superare quota 200.

Questi i numeri principali di una ricerca del tavolo di lavoro Data Center dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, presentati pochi giorni fa in un convegno online. “L’obiettivo è creare conoscenza sulla filiera dei Data Center in Italia, sul mercato che creano e sui trend evolutivi: non esistono ricerche complete su queste infrastrutture, che sono strategiche per la digitalizzazione di imprese ed enti pubblici italiani, e quindi per lo sviluppo e la competitività internazionale del paese”, ha spiegato Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Cloud Transformation.

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È il momento giusto per una prima mappatura dei Data Center in Italia per tre motivi, ha aggiunto Piva. Il primo è che il Cloud Computing è un tema centrale nel PNRR, sia come base per l’evoluzione della PA, sia per la creazione del Polo Strategico Nazionale (PSN), l’infrastruttura digitale italiana per la PA. Il secondo è il susseguirsi di annunci di nuovi Data Center e “Data Center Region” (qui abbiamo scritto sul più recente, Oracle, un mese fa e qui sulla region italiana di AWS e su quella di Microsoft) localizzati in Italia e realizzati sia da player internazionali sia da operatori italiani, un buon viatico anche per la nascita e crescita di competenze specialistiche locali.

Il terzo è la nascita del progetto Gaia-X per la creazione di un framework europeo per la gestione e lo scambio di dati tra cloud provider europei su regole standard comuni: “Il 2021 ha visto un’accelerazione della partecipazione di soggetti, nel 2022 ci aspettiamo la disponibilità dei primi servizi”.

I Data Center in Italia: 201mila mq, 302 MW, e 67.500 rack unit

Venendo più specificamente ai numeri, nella filiera dei Data Center in Italia sono attivi 60 operatori (telco provider, cloud provider, technology provider, hosting provider, housing provider), che operano attraverso 152 infrastrutture fisiche abilitanti presenti sul territorio, su cui si appoggiano 190 data center, ha spiegato Luca Dozio, ricercatore senior dell’Osservatorio. Ovviamente si parla di Data Center di fornitori di servizi: la ricerca non ha preso in considerazione i Data Center delle aziende utenti.

Le 152 strutture fisiche di proprietà dei provider impiegano complessivamente circa 67.500 rack unit e si estendono su oltre 201mila mq, per una potenza di 302 MW. I Data Center con certificazioni internazionali (Uptime Institute o ANSI-TIA) sono circa l’11%, cioè ancora piuttosto pochi.

La filiera Data Center in Italia (vedi grafico) ha una struttura a 3 livelli – infrastruttura abilitante, infrastruttura IT e servizi digitali a valore aggiunto (applicazioni e servizi erogati come servizi cloud, hosting o servizi gestiti) – e genera un fatturato complessivo di 2,847 miliardi di euro, il 68% del quale da aziende con sede in Italia.

È un mercato piuttosto concentrato: i primi 6 player detengono una quota complessiva del 48%, i primi 12 ne detengono il 74%. Vi sono però, sottolineano i ricercatori, alcuni piccoli player con ruolo importante in alcuni territori.

Fonte: Osservatorio Cloud Transformation, Politecnico di Milano

Un mercato concentrato sia come operatori, sia come distribuzione geografica

Quanto alla distribuzione geografica, il Nord-Ovest è l’area con maggior concentrazione di Data Center, e la regione che ne ha di più è la Lombardia, specialmente nell’area metropolitana di Milano, dove c’è anche MIX (Milan Internet Exchange), il più grande Internet Exchange Point italiano.

Segue il Lazio grazie agli enti centrali della PA e allo snodo NaMex, mentre al Sud e nelle isole ci sono pochi Data Center, non solo per il solito discorso della minor concentrazione industriale. Centro e Sud Italia infatti sono zone a temperatura media più alta, e soprattutto ad alto rischio sismico, che come noto è una controindicazione forte alla costruzione di queste infrastrutture, come il rischio idrogeologico che però è alto anche nel Nord Ovest e nel Nord Est in coincidenza delle aree montuose.

“In generale è in crescita la percezione di istituzioni e aziende dell’importanza di rafforzare le infrastrutture digitali italiane ed europee per la sovranità digitale e la competitività internazionale”, ha sottolineato Dozio, “e in effetti sono state già annunciate da parte di più di 10 player le aperture entro il 2025 di almeno altri 14 data center, di cui circa il 40% nell’area di Milano: il tema più importante citato in questi annunci è quello della sostenibilità ed efficienza energetica, tutti i provider ci stanno lavorando”.

Fonte: Osservatorio Cloud Transformation, Politecnico di Milano

In Europa l’Italia è il quarto paese con il 9% di Data Center

Infine Marina Natalucci, ricercatrice senior dell’Osservatorio, ha inquadrato i numeri italiani del mercato Data Center nel contesto europeo.

“I data center con infrastruttura fisica in Europa sono 1830, per cui l’italia con i suoi 152 ha una quota del 9% ed è il quarto paese dopo Germania (22%), Francia (14%) e Paesi Bassi (13%)”.

Nel confronto con la media UE, l’Italia mostra un gap infrastrutturale rispetto all’ampiezza del sistema economico, e d’altra parte il numero di Data Center sul territorio risulta direttamente correlato con il PIL, cioè alla capacità economica e produttiva di una nazione, e quindi sono da considerare in tutto e per tutto un asset strategico per il paese.

“Nonostante il gap infrastrutturale però, i molti annunci di nuovi investimenti in Italia mostrano una filiera in fermento, pronta a colmare tale gap e rispondere alla crescente domanda”, ha concluso Natalucci. “Insomma in un contesto economico sempre più fondato su dati e trasformazione digitale, la presenza di infrastrutture nazionali è determinante, e l’Italia vive un momento di forte sviluppo in quest’ambito, attirando un crescente interesse da parte di player internazionali”.

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