Compuware: “Insieme a BMC per dare un futuro al mainframe”

Intervista al CEO di Compuware Chris O’Malley, che spiega le motivazioni dell’acquisizione, l’importanza dell’ecosistema e le prospettive in Europa

Compuware CEO Chris O'Malley
Chris O'Malley, CEO di Compuware

Annunciata all’inizio di marzo, si è conclusa formalmente nei giorni scorsi l’acquisizione di Compuware da parte di BMC. Entrambe le società fanno capo a fondi d’investimento (Compuware a Thoma Bravo di Chicago, e BMC a KKR & Co. di New York), e i termini finanziari dell’accordo non sono stati resi noti, ma Bloomberg qualche settimana prima dell’annuncio aveva parlato di una trattativa intorno a 2 miliardi di dollari.

Compuware e BMC sono due realtà storiche del mercato IT: l’una fondata nel 1973, l’altra nel 1980, sono state concorrenti per decenni nel mercato del software per mainframe. La loro unione è da considerare una pietra miliare per il settore IT, spiega una nota di Forrester Research, e dà vita a un player di primo piano grazie alle specializzazioni complementari consolidate negli ultimi anni. Da una parte BMC ha applicato al mainframe gli approcci di IT infrastructure management di ultima generazione con la sua piattaforma Automated Mainframe Intelligence (AMI). Dall’altra Compuware ha introdotto DevOps nello sviluppo mainframe grazie a Topaz (ne abbiamo parlato qui), piattaforma di strumenti Agile e testing in grado di integrare software e fonti dati mainframe appunto all’interno di moderne toolchain DevOps.

E infatti l’obiettivo dichiarato, spiega un comunicato stampa delle due società, è “combinare il potere di auto-analisi, auto-rigenerazione e auto-ottimizzazione della suite di prodotti BMC AMI per aumentare la disponibilità, efficienza e sicurezza del mainframe, mitigando al contempo i rischi, insieme alla suite Compuware Topaz, per mettere nelle migliori condizioni possibili gli sviluppatori di prossima generazione, affinché possano costruire, analizzare, testare, distribuire e gestire applicazioni mainframe”.

Mainframe, l’utilizzo è in crescita

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Dato più volte per morto negli ultimi decenni, il mainframe sembra invece in buona salute: i dati di due indagini del 2019 citate dal comunicato – in una di Forrester il 50% degli intervistati dichiara di voler aumentare l’uso del mainframe in azienda nei prossimi due anni, nell’altra di BMC il 93% crede nella forza del mainframe, sia nel lungo termine sia per i nuovi workload – sono confermati da diverse altre indagini e analisi.

E la stessa Forrester in una nota a commento dell’acquisizione spiega: “Molti CIO si stanno rendendo conto che la trasformazione digitale si arena se non modernizzano i core system della loro azienda, anche attraverso pratiche DevOps. E se il core si basa su mainframe, le alternative sono due: introdurre DevOps anche nell’ambiente mainframe, o migrare il core system nel cloud. La scommessa di BMC e Compuware è scalare DevOps sul mainframe come sta succedendo per qualsiasi altra piattaforma.

Forrester: è importante che i mainframe engineer usino tool moderni

“Questa mossa ci piace – scrivono Christopher Condo, Chris Gardner e Diego Lo Giudice, i tre analisti Forrester che firmano la nota – perché diffonderà l’idea che è importante che i mainframe engineer usino tool moderni: con Topaz infatti gli sviluppatori possono utilizzare un approccio moderno nello sviluppo, test e deployment delle applicazioni mainframe”.

I concetti di base delle metodologie Agile e DevOps, continua Forrester, sono abilitati dai sistemi di automazione dell’infrastructure management (come quelli di BMC, ndr), “e da questo punto di vista questa acquisizione metterà dei moderni tool di sviluppo a disposizione di una più ampia platea di utenti mainframe, anche se ovviamente la sfida sarà di introdurre DevOps nella cultura del team mainframe, “abbandonando il vecchio mito dell’IT a due velocità”.

Quanto a Compuware, il CEO Chris O’Malley ha dichiarato: “Siamo alla soglia di una grande rinascita del mainframe e i clienti hanno bisogno di un partner di innovazione mainframe appassionato, perseverante e coraggioso per i prossimi 50 anni. Siamo entusiasti di unire le forze con BMC per essere il partner migliore, più brillante e più collaborativo per i nostri clienti e continuare a costruire soluzioni mainframe innovative che li aiuteranno a prosperare ora e in futuro. Siamo solo all’inizio!”

Nei giorni scorsi abbiamo potuto intervistare O’Malley, e gli abbiamo chiesto qualche dettaglio in più sulle prospettive del nuovo player mainframe.

Qual è il beneficio per Compuware di questa acquisizione? Perché avete accettato di essere comprati da BMC?

Noi facciamo strumenti per sviluppare applicazioni mainframe, e lo scenario per noi è profondamente cambiato negli ultimi 5 anni. Cinque anni fa, al culmine dell’affermazione del cloud computing, erano le stesse funzioni IT aziendali ad avere dei dubbi sulle prospettive di sopravvivenza del mainframe. Ma allora nessuno aveva immaginato l’accelerazione che poi ha avuto la trasformazione digitale, accelerazione che ha prodotto un enorme aumento dei volumi di transazioni: ormai facciamo tantissime cose online, e paghiamo tutto online. E questi volumi sono gestiti in gran parte dai mainframe, che oggi processano più workload e dati di quanto non abbiano mai fatto nella storia, oltre 30 miliardi di transazioni di business al giorno. Non solo: il mainframe, considerato da anni come la più “legacy” delle tecnologie, ha dimostrato di poter convivere ottimamente con le hyper converged infrastructure, giocando un ruolo importante negli ambienti di hybrid cloud più avanzati grazie ai livelli di affidabilità, performance e sicurezza che può garantire per le applicazioni più business critical delle aziende.

Cinque anni fa ero già convinto che tutto questo potesse succedere, ma c’era un aspetto da modernizzare assolutamente, ed era l’approccio allo sviluppo delle applicazioni mainframe. Bisognava dotare i mainframe engineer di tool di sviluppo di ultima generazione, e convincerli a usarli. Così abbiamo lavorato su questo, abbiamo inventato nuovi strumenti per sviluppare, per visualizzare il codice, per far lavorare tante persone insieme sul codice in un dato momento, per automatizzare il testing e mandare veloci feedback agli sviluppatori, per misurare le performance delle applicazioni.

Tutto questo ha permesso di introdurre le metodologie Agile e DevOps anche in ambiente mainframe, ma a questo punto però occorreva un passo ulteriore, e cioè integrare tutto questo con piattaforme di sicurezza e automazione degli ambienti mainframe, e per questo è nata l’idea di unirsi con BMC.

Compuware ha raggiunto un punto in cui le esigenze dei clienti vanno oltre le sue sole capacità. Noi siamo forti nello sviluppo, nell’application performance management e nell’automazione del batch, ma non abbiamo una suite di strumenti per i DBA (database administrator), che invece è un punto di forza di BMC. Le esigenze dei clienti crescono e abbiamo bisogno delle sinergie con BMC per restare all’altezza e accelerare l’innovazione.

Da tempo i clienti ci chiedevano un’integrazione di quello che noi due offriamo: ce l’hanno detto molto chiaramente che siamo meglio insieme, è un’unione molto naturale. Volevano un interlocutore solo, un’alternativa ai due leader di mercato, IBM e Broadcom, che pensiamo non stiano dando alle aziende utenti le tecnologie di cui hanno urgente bisogno. E che quindi serva un operatore con una forza innovativa dirompente per modernizzare il mainframe per i prossimi 20 o 30 anni.

Qual è l’importanza dell’ecosistema di partner di BMC e Compuware per il successo di questa unione?

L’ecosistema di partner ha un’importanza fondamentale. Le stesse Compuware e BMC sono partner da molto tempo: il primo annuncio quando sono entrato in Compuware, oltre 5 anni fa, riguardava proprio un accordo con BMC. In questo periodo noi internamente ci siamo impegnati soprattutto sul miglioramento di metodologie e strumenti per lo sviluppo in campo mainframe, ma i partner sono fondamentali per il successo dei progetti presso i clienti, e l’ecosistema deve andare oltre quello dei tradizionali vendor mainframe.

Per questo abbiamo messo a punto un gran numero di integrazioni con strumenti DevOps molto popolari tra i nostri clienti: SonarSource, Jenkins, Eclipse, lo stack di Atlassian, e anche strumenti praticamente open source come quelli di XebiaLabs e Cloudbees. Tutte tecnologie che fanno parte della DevOps Toolchain e che di solito sono usate su piattaforme non mainframe: noi li abbiamo integrati e resi utilizzabili anche per applicazioni mainframe, e questo è vitale per noi e per BMC, e lo sarà sempre più in futuro, perché il mainframe non è più in un silo e deve interagire con altri team, piattaforme e tecnologie.

Sempre più aziende e operatori del settore vengono da noi a parlare di modernizzazione della piattaforma. Chiedono un portafoglio di strumenti più ampio, e supporto nei progetti di modernizzazione. La combinazione di BMC e Compuware è un’evoluzione naturale, insieme possiamo rispondere meglio a queste richieste, e saremo un interlocutore più forte anche rispetto ai grandi system integrator che aiutano le aziende nella trasformazione digitale.

Cosa pensa del mercato europeo, e delle opportunità che questa unione può generare in Europa?

L’Europa ha avuto un ruolo conduttore sulla modernizzazione del mondo mainframe, in termini di cultura, processi e tool. Tra i nostri clienti c’è per esempio Société Generale in Francia: il 90% del loro staff IT lavora su Mainframe DevOps. Cito anche una grande banca in UK che con la nostra suite Topaz ha ridotto di un terzo i tempi di delivery dei progetti mainframe e quadruplicato il throughput per sviluppatore mainframe: i test del codice mainframe che prima richiedevano due settimane ora li fanno in qualche minuto.

E poi ci sono ABN AMRO nei Paesi Bassi e 3 Banken IT in Austria che hanno accelerato le loro pipeline CI/CD abilitando processi di sviluppo in parallelo. Potrei citare anche altri esempi in Svizzera o in Scandinavia, oltre che in tutto il resto del mondo. Tipicamente in ogni paese la seconda o terza banca per quota di mercato sta lavorando su questi fronti per recuperare terreno rispetto al leader: i CIO spingono per introdurre innovazione e per migliorare le capacità di product management dell’organizzazione, e ci aspettiamo che il processo acceleri nei prossimi anni.

Daniele Lazzarin
Sono ingegnere gestionale, e giornalista professionista dal 1999. Da allora scrivo di sistemi informativi business, di trasformazione digitale, e dell’impatto delle tecnologie sulla gestione delle aziende. Mi potete seguire su LinkedIn e su Twitter.