Cloud in Italia, il mercato sfiora i 4 miliardi: “L’anno delle grandi occasioni”

Il 44% delle applicazioni è in Cloud, il 54% on premise: il sorpasso è vicino. L'80% delle grandi imprese ha ambienti hybrid cloud, il 41% multi-cloud

Articolo Osservatorio cloud 2021 Polimi

Il mercato Cloud Computing in Italia farà segnare quest’anno una crescita del 16%, che ne porterà il valore a 3,84 miliardi di euro e ne conferma l’ottima salute, dopo il +20% dell’anno scorso, trainato dall’emergenza sanitaria.

È il responso principale dell’edizione 2021 dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, basato su indagini su 157 grandi imprese, 503 piccole e medie imprese (PMI) e 260 operatori del settore ICT. Osservatorio da cui emerge uno scenario in cui il Cloud ha un ruolo ormai solido e unanimemente riconosciuto come principale componente della trasformazione digitale delle imprese italiane, con dati davvero emblematici.

Eccone alcuni: solo il 6% delle grandi imprese ormai sceglie di fare nuovi progetti IT “on premise” (cioè basandoli solo su data center proprietari), contro il 48% che sceglie il “cloud first and only”.

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Inoltre continua a salire la percentuale di parco applicativo delle imprese italiane in cloud, pubblico o privato: ora è al 44%, contro il 54% che è ancora on premise (il restante 2% sono applicazioni Edge). Cifre ormai vicine, tanto che i ricercatori dell’Osservatorio parlano di imminente sorpasso.

E poi è cresciuta anche la percentuale di imprese italiane con ambienti hybrid cloud (80%, l’anno scorso era il 74%), cioè che integrano parti del sistema informativo in public cloud e parti in casa, e multi-cloud (41%, contro il 34% del 2020), cioè che utilizzano servizi di public cloud di diversi fornitori: in media 5,3 fornitori contro i 4 dell’anno scorso.

Infine le piccole e medie imprese, da sempre l’anello debole dell’adozione delle tecnologie IT e digitali, hanno quasi mantenuto l’alto tasso di crescita della spesa hybrid e public cloud dell’anno scorso: +32% contro il +35% del 2020. Oggi il 45% delle PMI utilizza servizi Cloud (erano il 30% solo due anni fa), e di queste, il 74% usa applicazioni cloud per la collaborazione tra dipendenti, il 35% per la gestione amministrativa e contabile, il 26% a supporto di vendite e gestione clienti.

Le grandi occasioni: PNRR, nuovi Data Center, Gaia-X

Dati che dimostrano quindi una tendenza ben consolidata, che ora oltretutto gode di un insieme di condizioni particolarmente favorevoli – i fondi stanziati dal PNRR per la digitalizzazione, i data center che i grandi cloud provider internazionali e locali stanno costruendo in Italia, il progetto europeo Gaia-X per creare un’infrastruttura europea federata e rafforzare la sovranità digitale – che spingono l’osservatorio a definire il 2021 “l’anno delle grandi occasioni”.

“Sono occasioni di sistema che il Paese è pronto a cogliere”, ha detto Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Cloud Transformation. “C’era il timore che la forte crescita dell’anno scorso fosse dovuta solo alle circostanze eccezionali del Covid-19, invece le stime per il 2021 confermano un consolidamento con tassi di crescita simili a quelli pre-pandemici. Ora imprese e pubbliche amministrazioni stanno affrontando la vera sfida: strutturare una strategia di lungo periodo con il Cloud al centro della digitalizzazione. I numeri mostrano segnali positivi, con incrementi degli investimenti legati ai progetti strategici, all’interconnessione delle applicazioni ormai distribuite in diversi ambienti computazionali, e all’innovazione funzionale e architetturale”.

Tornando ai numeri, l’Osservatorio articola il mercato Cloud in tre componenti. Il principale è il Public & Hybrid Cloud, definito come l’insieme dei servizi forniti da provider esterni e l’interconnessione tra Cloud pubblici e privati, e vale 2,39 miliardi di euro (+19%). Poi c’è il Virtual & Hosted Private Cloud, cioè i servizi infrastrutturali residenti presso fornitori esterni, che vale 814 milioni (+11%), e la Datacenter Automation, ossia la modernizzazione delle infrastrutture on-premise, che cresce dell’8% per un valore di 631 milioni.

All’interno della componente Public & Hybrid Cloud, l’anno scorso il SaaS (Software as a Service) era cresciuto addirittura del 42%, grazie al ruolo decisivo nel garantire la tenuta del sistema economico nell’emergenza sanitaria, mentre nel 2021, pur rimanendo la componente più rilevante con oltre 1,1 miliardi di euro vedrà un fisiologico rallentamento (+13%). I servizi PaaS (Platform as a Service) registrano invece la crescita più robusta (+31%) raggiungendo il valore di 390 milioni, e si confermano, sottolinea l’Osservatorio, un layer abilitante non solo per lo sviluppo del nuovo, ma anche per la modernizzazione applicativa, l’orchestrazione e la gestione del sistema informativo. Infine la parte IaaS (Infrastructure as a Service) cresce del 23% sfiorando i 900 milioni.

Metà del budget Cloud va a innovazione e migrazione

Come già accennato, le strategie Hybrid Cloud e Multi-Cloud sono sempre più diffuse nelle grandi imprese italiane, che oggi comprano servizi mediamente da circa 5 Cloud provider. Questi servizi, spiega l’Osservatorio, vengono integrati, ma non si è ancora arrivati a una situazione di orchestrazione dinamica delle risorse.

Dopo una prima fase attenta a migrare le applicazioni in Cloud con il minor impatto possibile sul business, le grandi imprese iniziano ad affrontare progetti più complessi, per i quali spesso non trovano soluzioni standard sul mercato, ha spiegato Stefano Mainetti, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio. “Lo dimostra l’interesse crescente verso le strategie di migrazione orientate alla riprogettazione applicativa e alle architetture Cloud Native, utilizzate come standard per tutti i nuovi progetti nel 15% dei casi e in base al caso d’uso in un ulteriore 59%, con benefici segnalati soprattutto di maggiore scalabilità, flessibilità e portabilità delle applicazioni, seguite da rapidità di sviluppo, manutenibilità, sicurezza e semplicità di deployment”.

Oggi, continua Mainetti, solo la metà del budget aziendale dedicato al Cloud è destinato alla gestione in produzione dei servizi cloud: l’altra metà va all’innovazione e alla migrazione dei sistemi legacy, a riprova della rilevanza strategica del Cloud nell’accelerare il percorso di trasformazione digitale.

Cloud Native, siamo solo agli inizi

“Superate le azioni tattiche di risposta all’emergenza del 2020, che sono state cruciali per garantire la continuità operativa delle imprese, il 2021 ha visto una ripresa dei progetti pluriennali di trasformazione, che uniscono in un’unica strategia sia i nuovi progetti IT che l’evoluzione dei sistemi legacy, e permettono di cogliere i benefici sostanziali del Cloud. Il percorso però è ancora agli inizi, come testimonia l’ancora limitata presenza di applicazioni pensate nativamente per il Cloud (Cloud Native), che rappresentano oggi circa il 10% del portafoglio applicativo delle imprese”.

Quanto agli impatti organizzativi della Cloud Transformation, “la diffusione del Cloud in azienda cambia anche il ruolo della Direzione IT, ma il 34% delle imprese non ha ancora accompagnato il suo percorso di Cloud Transformation con iniziative di change management: è un numero ancora troppo alto”, ha detto Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio.

Dal punto di vista delle competenze, le imprese stanno coniugando la presenza di personale interno, dedicato al presidio dell’evoluzione funzionale e dell’integrazione del mondo Cloud con i sistemi esistenti, con l’acquisizione di competenze tecniche dai partner di filiera, che rappresentano circa un terzo dei FTE (Full Time Equivalent) complessivi della Direzione IT.

“Il nostro ecosistema è chiamato a cogliere le opportunità, a livello nazionale ed europeo, e fare questo ulteriore passo nella Cloud Transformation”, conclude Corso. “Le grandi imprese hanno consolidato una visione di lungo periodo sul Cloud e le PMI, dopo la crescita di adozione e spesa dello scorso anno, non sono tornate indietro: proprio gli investimenti di sistema possono rappresentare l’elemento finora mancante per colmare il gap di cui l’Italia storicamente soffre”.

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