Le aziende ICT italiane cercano più soft skill che competenze tecniche

Comunicazione, team management e problem solving le capacità più richieste secondo l'Osservatorio Competenze Digitali. Forte domanda anche di skill di processo “manage”, e di skill tecnologici cloud

soft skill

Per le aziende ICT in Italia la carenza di competenze è sempre stata un grande problema, ma quali sono le skill più richieste oggi nel settore? E quali strategie di formazione mettono in atto le aziende ICT per sviluppare queste competenze?

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L’Osservatorio delle Competenze Digitali 2019 di Anitec-Assinform, Assintel e Assinter Italia ha cercato di rispondere a queste domande con un’indagine su 50 imprese associate, di tutte le dimensioni (2 su 3 con meno di 50 addetti, il 14% tra 20 e 249 addetti, e il 20% oltre 250 addetti), e che si occupano di tutte le principali attività dell’ICT: produzione di hardware IT e TLC (6%), produzione di software (18%), servizi IT associati al software (28%), servizi di consulenza IT, marketing digitale e di data science (6%), servizi IT in ambito Cloud (36%), servizi di TLC (6%).

I ricercatori hanno approfondito i fabbisogni di competenze delle imprese ICT distinguendone tre macro-tipologie: skill di processo, skill tecnologici, e soft skill.

Il primo responso, in apparenza sorprendente, è che l’esigenza/carenza più forte riguarda nettamente le soft skill, con uno score medio di 4,1 su una scala di 6, seguite delle skill legate ai processi ICT (score medio 3,61 su 6). Solo all’ultimo posto troviamo le skill “core” dell’ICT, quelle che riguardano direttamente le tecnologie, con score medio 3,23.

Soft skill in ascesa, per gestire rapporti con il cliente e trasformazione digitale

Per quanto riguarda le soft skill, i ricercatori dell’Osservatorio spiegano che le aziende ICT ne sentono sempre più la necessità per due motivi: l’aumento di importanza della relazione fornitore-cliente (sempre più articolata su diversi canali, ed estesa oltre le fasi di vendita alla fase di sviluppo dei progetti), e la diffusione dei progetti di trasformazione digitale delle imprese clienti, che richiedono team multidisciplinari di pianificazione e realizzazione, nonché capacità di gestire il cambiamento a tutti i livelli.

In media, l’esigenza di formazione più forte nelle aziende ICT italiane riguarda sviluppo delle capacità comunicative (4,42 su 6), team management (4,34 su 6), problem solving (4,26 su 6), proattività (4,26 su 6) e gestione dello stress (4,20 su 6).

Nei singoli segmenti di attività o dimensionali però salgono in primo piano anche altri tipi di soft skill. Per esempio nei produttori di software, dove sono sempre più diffuse le metodologie “agile” di sviluppo, c’è sempre più domanda di forte attitudine alla collaborazione e approccio mentale e pratico molto flessibili, e quindi è notevole l’esigenza di skill di creatività e lavoro di squadra.

Quanto ai fornitori di servizi IT, sia in campo software che cloud, emerge un forte fabbisogno informativo anche per capacità di gestione dello stress, time management, proattività, capacità decisionale, perché i contratti di servizi IT sono sempre più orientati alla condivisione di rischi e obiettivi con il cliente.

Skill di processo: Manage e Plan le aree più richieste

I ricercatori classificano le skill di processo in cinque gruppi: Plan, Build, Run, Enable e Manage. In generale prevale l’area “Manage” (gestione economica e tecnica) con 3,77 su 6, seguita però con distacchi minimi da Plan (progettazione e pianificazione), Run (esercizio), Enable (supporto e abilitazione) e Build (sviluppo, integrazione e collaudo).

La segmentazione per dimensione di impresa evidenzia che le grandi aziende ICT hanno un’esigenza più alta della media di skill plan e build, e le microaziende di competenze run ed enable, mentre le medie aziende esprimono una necessità di skill più alta della media su tutti e cinque i gruppi.

Invece nella segmentazione per tipo di attività ICT emerge tra l’altro una più alta necessità di skill build ed enable per le aziende produttrici di software, a cui si aggiunge anche l’area run per le società di software e servizi IT associati.

I ricercatori si soffermano anche sui 15 processi ICT per cui è più forte l’esigenza di skill. Primeggiano i processi che più richiedono la capacità di gestire un mix di competenze (tecnologiche, di business e trasversali), capacità che è una soft skill. Tra questi gestione di progetto, delle vendite, delle relazioni e del contratto, e inoltre process improvement e change management.

Molto sentita anche la necessità di skill associate all’adozione dei “digital enabler” quali strategie e gestione della sicurezza (legati all’evoluzione tecnologica e applicativa in materia di cybersicurezza, dalla gestione alla prevenzione dei rischi) o gestione dei livelli di servizio (associata all’adozione o erogazione di architetture e servizi cloud).

Skill tecnici: prevalgono cloud, mobile development e web architecture

La domanda di formazione per ambiti tecnologici vede in ordine di necessità percepita queste otto tecnologie: cloud e distributed computing, mobile development, web architecture e development framework, user interface design, network and information security/cybersecurity, artificial intelligence, IoT, e cognitive computing.

A livello dimensionale emerge per le imprese medie e grandi una maggiore necessità di formazione per quasi tutte le tecnologie citate, mentre nelle imprese piccole e micro il focus sembra essere soprattutto sulle tecnologie del web.

Nei sotto-segmenti ICT con un numero maggiore di rispondenti emerge una più alta necessità di formazione per molte delle tecnologie abilitanti del digitale, a conferma di un pervasivo coinvolgimento nei cantieri della trasformazione digitale.

Le imprese di produzione software sono interessate soprattutto a skill di mobile development, data presentation, user interface design, web marketing. Le aziende di software e servizi associati sentono la necessità soprattutto di competenze di cloud e distributed computing, web architecture e development framework, network & infrastructure security/cybersecurity, user interface design. Quelle di servizi cloud, oltre ovviamente a specialisti di cloud e distributed computing, manifestano invece fabbisogni di formazione in AI, IoT, e cognitive computing.

Formazione, 8 giornate la media pro-capite annua

Chiudiamo con alcune brevi considerazioni sulle strategie che le aziende ICT attuano per ovviare a questi fabbisogni di competenze, rimandando all’Osservatorio Competenze Digitali per la trattazione completa, nonché per la ricca dotazione di grafici sulle tre tipologie di skill finora trattate.

L’investimento medio in formazione è pari a 8 giornate pro-capite annue. Queste salgono a 9 per le piccole aziende (10-49 addetti), e scendono invece di molto per le medie aziende (circa 6 giornate/anno pro capite) e le grandi (circa 5 giornate/anno). Dall’indagine emerge inoltre una differenziazione per ambiti d’attività ICT, con i produttori software e le aziende di software e servizi IT associati che arrivano a 7 giornate annue e le aziende di servizi cloud a 9.

Oltre l’80% delle aziende del campione ha un budget dedicato alla formazione, e il 54% (soprattutto medie e grandi aziende, produzione SW e servizi IT associati e servizi Cloud) oltre a questo richiede ai collaboratori l’accesso obbligatorio ad alcuni corsi essenziali, mentre il 26% offre tutti i corsi su base facoltativa. il 22% ritiene che i dipendenti che vengono formati devono rimanere in azienda per un periodo minimo, mentre al 32% sono necessari finanziamenti da parte delle istituzioni regionali/statali o fondi.

A questo proposito solo il 14% delle aziende accede al credito d’imposta per la Formazione 4.0 e lo utilizza, mentre un altro 23% intende fare richiesta per accedervi. Inoltre il 13% intende usufruire del voucher per l’innovation manager: di tratta soprattutto di micro e piccole aziende di produzione software e servizi IT associati.

Infine emerge una grande varietà nella definizione dei percorsi formativi: il 58% delle aziende (soprattutto medie e grandi, software e servizi, e servizi cloud) ricorre alla richiesta di standard o certificazione, il 54% ricorre anche al monitoraggio dei livelli di competenze esistenti. Spesso in combinazione con altre modalità sono sia lo sviluppo di percorsi formativi personalizzati (52%) sia la mappatura delle competenze esistenti attraverso assessment e analisi fabbisogni (44%). Non manca l’offerta di percorsi formativi stabiliti dalle singole unità operative o dalla sede centrale (32%) e soprattutto nelle aziende di servizi cloud i questionari ai dipendenti sul bisogno di nuove competenze (8%).