Amazon, Jeff Bezos cede la carica di CEO al capo della divisione cloud

A sorpresa il fondatore ha annunciato un passo indietro: “Mi dedicherò ad altre passioni come Blue Origin”. L’erede sarà Andy Jassy, CEO di Amazon Web Services

Amazon Bezos Jassy
Da sinistra Jeff Bezos e Andy Jassy, attuale e futuro CEO di Amazon

Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, nonché uno degli uomini più ricchi del mondo e il manager più celebrato della Silicon Valley negli ultimi 30 anni, ha annunciato a sorpresa che tra pochi mesi cederà la carica di CEO e la guida della più grande internet company del mondo (386 miliardi di dollari di fatturato nel 2020, e 1,3 milioni di dipendenti). La scelta dell’erede designato è molto significativa: il nuovo CEO sarà Andy Jassy, collaboratore di lunga data di Bezos (è in Amazon dal 1997), ma soprattutto tra i fondatori e tuttora numero uno di Amazon Web Services, la divisione di Amazon che è leader del mercato mondiale dei servizi cloud. La sua scelta è considerata un riconoscimento della sempre maggiore importanza del cloud computing non solo in Amazon, ma per l’intera economia.

Bezos ha fondato Amazon nel 1994 come sito online per la vendita di libri, e il resto è storia. Moltissimi libri e articoli sono stati scritti su di lui e sul suo stile imprenditoriale e di management, e alcuni fatti sono ricordati dalla lettera che il CEO ha scritto ai dipendenti di Amazon per annunciare il suo passo indietro.

“Questo viaggio è iniziato circa 27 anni fa: Amazon era solo un’idea, non aveva ancora un nome, e la domanda più frequente che ricevevo era “Cos’è Internet?”. Per fortuna non ho dovuto spiegare questa cosa per molto tempo. Oggi Amazon impiega 1,3 milioni di persone di talento, serve centinaia di milioni di persone e aziende, ed è una delle aziende di maggior successo nel mondo. Abbiamo creato due interi settori (l’e-commerce e i servizi cloud di infrastructure as a service, ndr) e un’intera generazione di nuovi prodotti, e siamo leader in settori diversissimi come il machine learning e la logistica.

“Gli sbadigli sono il miglior complimento per un inventore”

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Un successo che Bezos spiega con la parola “invention” (“abbiamo realizzato cose pazzesche e le abbiamo rese normali”), citando le recensioni dei clienti, 1-Click, le raccomandazioni personalizzate, la “folle velocità di consegna” di Prime, Kindle, Alexa, e l’infrastructure cloud computing di Amazon Web Services. “Un’invenzione sorprendente, se è indovinata, dopo alcuni anni diventa normale: la gente si annoia se ne parli, e questi sbadigli sono il miglior complimento che un inventore possa ricevere”, scrive Bezos.

“Non so se esista un’altra azienda con una storia di innovazione simile, e ora siamo ai massimi della nostra capacità di inventare”, scrive Bezos, che dopo aver sottolineato le conquiste sociali di Amazon, tra cui il salario minimo orario di 15 dollari e il “Climate Pledge” – l’impegno ad azzerare il proprio impatto in termini di CO2 entro il 2040 – spiega che il suo non è un “ritiro in pensione”, anzi.

“Trovo il mio lavoro interessante e divertente, non ho mai avuto tanta energia, ma essere il CEO di Amazon è una pesante responsabilità, ed è difficile dedicarsi anche ad altro. Invece come Executive Chair resterò coinvolto in importanti iniziative Amazon, ma potrò anche concentrarmi su altre mie passioni come il Day 1 Fund (un fondo creato da Bezos per le famiglie senza casa, ndr), il Bezos Earth Fund (un fondo da 10 miliardi di dollari creato per combattere gli effetti del cambiamento climatico, ndr), Blue Origin (la società di esplorazione dello spazio creata da Bezos, ndr), e il Washington Post (il noto quotidiano e sito di informazioni è stato comprato da Bezos nel 2013, ndr)”.

“Amazon non potrebbe essere posizionata meglio per il futuro, abbiamo idee in corso di sviluppo che continueranno a stupire il mondo”, conclude Bezos. “Continuate a inventare, e non vi scoraggiate quando l’idea sembra pazzesca. Ricordatevi di divagare, e lasciate che la curiosità sia la vostra guida: siamo sempre al primo giorno”.

Il nuovo CEO Andy Jassy racconta la storia di Amazon Web Services

Bezos come accennato sarà sostituito nel ruolo di CEO da Andy Jassy, CEO di Amazon Web Services (AWS) e protagonista fin dall’inizio della storia di successo della divisione di servizi cloud infrastrutturali, nata in sordina nel 2006 e da sempre al vertice del mercato del Cloud IaaS mondiale: nel 2020 AWS ha fatturato oltre 45 miliardi di dollari crescendo del 29%, e rappresenta l’11,7% del fatturato di Amazon ma oltre il 63% del suo profitto operativo (13,5 miliardi su 21,3 nel 2020).

Secondo gli ultimi dati di Canalys, AWS nel mercato mondiale dei servizi cloud infrastrutturali (IaaS) ha una quota del 31%, di poco inferiore a quella dei tre principali concorrenti messi insieme (Microsoft Azure 20%, Google Cloud 7% e Alibaba Cloud 6%).

Qualche anno fa durante un evento pubblico, Jassy, che ha appena compiuto 53 anni, ha raccontato come è nata Amazon Web Services. Una nascita in varie fasi, non pianificata, e in sordina.

Tutto è partito nel 2000, quando Amazon ha pensato di creare una piattaforma chiamata Merchant.com, per aiutare altre aziende a sviluppare siti di e-commerce. Un’impresa che si è rivelata molto più difficile del previsto, e che però ha portato alla creazione di una libreria ben documentata di API a disposizione di sviluppatori interni e terze parti: “Così, senza annunci e fanfare, siamo diventati un fornitore di servizi”, commenta Jassy.

La seconda fase è durata tre anni ed è stata innescata dal riconoscimento del problema dei tempi molto lunghi necessari allora in Amazon per lo sviluppo interno di applicazioni: ogni progetto richiedeva tre mesi soltanto per cominciare, cioè per rendere operative le componenti di database, storage ed elaborazione necessari. Così Amazon ha iniziato a mettere a punto dei servizi di infrastrutture IT da mettere a disposizione di tutti i team interni per non dover ricominciare da zero ogni volta.

“Ma è stato solo durante un meeting di manager a casa di Jeff Bezos, nel 2003, che ci siamo resi conto: eravamo diventati bravi ad erogare servizi di elaborazione, storage e database, e anche a costruire data center efficienti, scalabili e affidabili”.

Questo ha portato Amazon a lavorare sull’idea, allora rivoluzionaria, di dare alle aziende la possibilità di far girare le loro applicazioni su un’infrastruttura fornita da una terza parte attraverso servizi. Per concretizzarla ci sono voluti altri 3 anni: nel 2006 AWS ha lanciato la sua offerta di infrastructure as a service con Amazon Elastic Compute Cloud. “Nessuno di noi allora”, osserva Jassy, “avrebbe mai detto che sarebbe cresciuta così tanto e così velocemente”.

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Daniele Lazzarin
Sono ingegnere gestionale, e giornalista professionista dal 1999. Da allora scrivo di sistemi informativi business, di trasformazione digitale, e dell’impatto delle tecnologie sulla gestione delle aziende. Mi potete seguire su LinkedIn e su Twitter.