Cloudera: “L’ecosistema di partner italiano è best practice in Europa”

Il management italiano spiega le strategie in vista dell’imminente lancio di Cloudera Data Platform for Public Cloud

Cloudera Viscontino Franzini Violi
Cristina Viscontino, Yari Franzini e Christian Violi di Cloudera

Dopo aver acquisito Hortonworks all’inizio di quest’anno, Cloudera è rimasto l’unico operatore nell’area delle piattaforme Big Data basate su open source, in questo caso Hadoop. L’azienda presenterà a novembre a Milano la nuova Cloudera Data Platform (CDP), risultato tecnologico della fusione con Hortonworks (in questo articolo abbiamo parlato del comunicato stampa di lancio), e i manager di Cloudera Italy hanno recentemente incontrato la stampa per spiegare la strategia nel nostro paese dopo questo fondamentale rilascio. L’Italia infatti è stata recentemente promossa a “region” nella organizzazione di Cloudera per alcuni punti di forza nell’area EMEA, tra cui spicca come vedremo più avanti l’ecosistema di partner.

Cloudera è presente in 85 paesi dove ha in totale oltre 2000 clienti, di cui più di 100 in Italia, ha spiegato Yari Franzini, Regional Director Italy. Per le caratteristiche della sua offerta, l’azienda si è sempre rivolta alle grandi aziende, ed è presente in quasi tutte le Top 10 dei settori banche, telco, public, auto, farma, tech. “In Italia siamo più o meno in linea, i mercati che più presidiamo sono energy, utilities e finance, e quelli su cui stiamo puntando sono pubblico, automotive, e più in generale manufacturing.

Venendo alla nuova CDP, “non è un patchwork delle due precedenti, ma è uno sviluppo da zero, basato su un reengineering totale di due tecnologie che abbiamo scoperto molto complementari: Hortonworks ha rafforzato la copertura delle applicazioni IoT, noi abbiamo integrato la nostra expertise di machine learning.

4 caratteristiche per battere la “shadow IT”

Le problematiche delle aziende a cui CDP vuole rispondere, continua Franzini, sono ben delineate da una recente indagine di Harvard Business Review: carenza di competenze analitiche, dati dispersi in vari silos funzionali on-premise e in tutte le declinazioni di Cloud possibili (private, public presso diversi provider o presso uno solo, hybrid), rigidità delle applicazioni legacy, poca interoperabilità tra sistemi, preoccupazioni su sicurezza e conformità alle normative di data protection.

“In questo scenario il business chiede all’IT sempre più velocità ,competitività ed efficienza, l’IT non riesce a rispondere, e il risultato è che il 40% della spesa totale IT oggi è shadow IT. L’unica soluzione per l’IT, continua Franzini, è essere più efficiente della shadow IT, e per riuscirci ha bisogno di quattro caratteristiche – any cloud, multi-function, secure & governed, open – che sono i pilastri della nuova piattaforma Cloudera.

“La CDP infatti prescinde da dove risiede il dato (private, public, hybrid, multicloud, insomma any cloud), permette di operare sui dati e mantenerli in sicurezza dall’edge al data center, e naturalmente è open source al 100% e quindi integra il continuo sviluppo anche di clienti e terze parti”.

Una vera e propria Platform-as-a-Service

La CDP sarà disponibile da subito nella versione per Public Cloud, e precisamente per Amazon Web Services. Più avanti seguiranno quelle per Microsoft Azure e GCP (Google Cloud Platform), e infine anche una versione on-premise chiamata CDP Data Center.

Lo “sbarco” nel public cloud, con relative tariffazioni pay-per-use, è un profondo cambiamento per Cloudera, che è stato definito “coraggioso” dagli analisti, visto che l’azienda si mette in concorrenza con servizi Big Data già esistenti dei colossi del settore – AWS, Microsoft Azure, GCP – rispetto ai quali però Cloudera avrebbe ancora sensibili vantaggi soprattutto di sicurezza, granularità della governance dei dati, controllo degli accessi e capacità di tracking e auditing.

“Molti dei nostri clienti hanno esperienze di gestione di dati nei loro data center, vogliamo dar loro la possibilità di sperimentare partendo da questo, utilizzando diversi cloud provider, magari solo per alcune applicazioni”, ha spiegato Cristina Viscontino, Senior Sales Engineer Cloudera Italy.

Dato che Cloudera è una piattaforma su cui sviluppare applicazioni, si può parlare quindi di una vera e propria Platform-as-a-Service (PaaS). “Abbiamo “pacchettizzato” tre casi d’uso classici, che chiamiamo Experience, in termini di servizi cloud con componenti a supporto: si tratta di Data Hub, Data Warehouse, e Machine Learning, e ne sono in previsione altri, come l’ingestion dei dati, anche in real time, fondamentale per le applicazioni IoT”.

Italia prima in EMEA per numero di certificazioni

Infine Christian Violi, Channel & Alliances Manager, Italy&Iberia, ha parlato del modello di vendita indiretta di Cloudera. “Il nostro è un canale a valore, per fare un progetto Cloudera occorrono competenze specializzate, anche lato cliente, e per questo stiamo investendo. L’ecosistema di partner è il fiore all’occhiello della region italiana. L’Italia è numero 1 in EMEA per numero di certificazioni dei partner, e il loro contributo in percentuale sul nostro fatturato è il più alto in EMEA. Inoltre l’Italia è best practice anche per quanto riguarda il partner enablement, che è un concetto più completo del training”.

La struttura del canale Cloudera in Italia ha tre livelli: quello dei partner strategici ne comprende solo tre – Accenture, IBM e Microsoft. “Con questi ci confrontiamo quotidianamente per sviluppare business congiunto, e concordiamo piani che coprono l’intero ciclo di vendita, delivery e post vendita”. Con i partner strategici Cloudera sta utilizzando sempre più l’approccio delle Customer Centric Alliances: “Partiamo dal top account e rispetto alle loro esigenze definiamo il mix migliore di partner con cui seguirlo, mix che può comprendere non solo system integrator, ma anche software e hardware vendor, partner OEM, cloud provider e partner locali”.

Al secondo livello ci sono 12 managed partner (Global Reseller, Distributor, Cloud Provider, ISV, partner locali ad alto potenziale) e infine al terzo livello ci sono poco meno di 100 “emerging partner” che stanno iniziando a investire. “I reseller sono di due tipi: con alcuni – tipicamente global reseller – abbiamo accordi di rivendita permanente, altri acquistano le licenze dall’unico distributore, che è Techdata, per poi rivenderle”.

“Con il cliente partiamo dalla problematica di business o use case, abbiamo una gallery di soluzioni dei partner, da noi certificate in funzione dell’area geografica, del settore, del tipo di applicazione, per esempio customer analytics, iot/connected products, security risk e compliance, modernize architecture”.