Big Data, la “Data Valley” emiliana trova partner in Giappone

La regione, che concentra il 70% della capacità di calcolo in Italia, compreso il nuovo supercomputer Leonardo, collaborerà con i principali centri di ricerca AI del paese nipponico

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Grazie all’impegno congiunto di enti pubblici e privati, l’Emilia-Romagna ha attirato negli ultimi anni una serie di investimenti in centri di calcolo, data center e supercomputer, concentrando secondo l’ente regionale il 70% della capacità di calcolo e di storage in Italia.

L’ultimo arrivato è il supercomputer Leonardo, assegnato lo scorso giugno a un Consorzio congiunto con la Slovenia guidato dal Cineca, insieme all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA), dalla Comunità Europea, nell’ambito del progetto EuroHPC. Progetto che prevede la costruzione di otto supercomputer in altrettanti paesi europei per lo sviluppo di applicazioni di medicina personalizzata, farmaci e materiali, bioingegneria, previsioni meteo e analisi dei cambiamenti climatici.

Il supercomputer italiano avrà sede nel Tecnopolo di Bologna, una potenza di picco di 270 petaflop (270 milioni di miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo) e costerà 240 milioni di euro, finanziati a metà dal Ministero dell’Istruzione e dalla CE. Il 50% della sua potenza di calcolo sarà a disposizione di istituti di ricerca, università e aziende italiane, l’altra metà sarà utilizzata dai Paesi partecipanti al progetto EuroHPC.

A Bologna il Centro meteo europeo

Nel Tecnopolo di Bologna, Leonardo si affiancherà al Data Center del Centro europeo per le previsioni meteo a medio termine (ECMWF), che da Reading in Inghilterra si trasferirà appunto in Italia, grazie a un progetto proposto alla Comunità Europea dalla Regione Emilia-Romagna, e sostenuto dal Governo, che prevede un investimento di 52 milioni di euro.

Ancora a Bologna troveranno sede l’Agenzia nazionale per la meteorologia e climatologia ‘ItaliaMeteo’, un Centro di competenze Industria 4.0, le biobanche dell’Istituto Rizzoli, centro mondiale della ricerca sui biomateriali, oltre ad ARPAE Emilia-Romagna, ENEA, e piccole e grandi imprese.

In questo scenario, l’anno scorso a Bologna è nata anche l’Associazione Big Data, che ha come missione di promuovere la condivisione e l’integrazione delle infrastrutture per i Big Data sul territorio regionale e nazionale. I suoi 14 soci fondatori – Art-Er, Cineca, CMCC (Centro Euro Mediterraneo Cambiamenti Climatici), CNR, Enea, INAF, INFN, INGV, IOR, Lepida Spa, e le Università di Bologna, Ferrara, Modena-Reggio Emilia, e Parma – rappresentano oltre il 90% della capacità di calcolo degli enti di ricerca pubblici in Italia.

Da tutto questo è nata per l’Emilia la definizione di “Data Valley”, in analogia con quella più famosa e tradizionale di “Motor Valley”, e per rafforzare questa vocazione esponenti della Regione stanno portando avanti un tour mondiale per cercare partner scientifici, che ha visto nei giorni scorsi una tappa in Giappone.

“Giapponesi forti su welfare e invecchiamento”

L’Assessore all’Università, Ricerca e Coordinamento delle politiche europee, Patrizio Bianchi, ha firmato sette pre-accordi per lo sviluppo congiunto di attività scientifiche, tecnologiche e produttive con le principali realtà giapponesi nel campo dei Big Data e del super-calcolo a supporto della ricerca: le Università di Kyoto e Tsukuba, le città della scienza di Tsukuba e Keihanna, le Prefetture di Ibaraki e Kyoto, e l’AIRC, il centro nazionale per la ricerca sull’Artificial Intelligence con sede a Tokyo.

Gli accordi saranno annunciati ufficialmente a Tokyo in un incontro scientifico ai massimi livelli tra Italia e Giappone il prossimo aprile. Bianchi ne ha discusso tra l’altro con Caroline Benton, vice presidente dell’Università di Tsukuba, impegnata nella ricerca sui Big data, l’intelligenza artificiale, l’ambiente e la nuova industria, e con i rappresentanti dell’Advanced Telecommunication Research Institute (ATR), all’interno di Keihanna Science City a Kyoto, specializzato sulla ricerca avanzata sull’intelligenza artificiale applicata alle reti neurali e alla medicina.

“Quando si parla di infrastrutture e potenza di calcolo, di big data e intelligenza artificiale si discute del futuro della vita quotidiana di tutte le persone sul pianeta”, ha spiegato Bianchi al Sole 24 Ore. “I giapponesi sono più forti di noi sul tema del welfare e dell’invecchiamento, noi completiamo le loro competenze nei campi dell’energia, del cambiamento climatico, dei sistemi complessi e della gestione delle città: saranno questi i filoni di collaborazione”.