L’analisi dei dati è un settore in costante evoluzione. All’inizio del 2020 sembrava chiaro che le aziende avrebbero continuato a investire negli analytics per supportare le loro trasformazioni digitali. A un anno di distanza, il mondo degli analytics e dell’intelligenza artificiale sembra molto diverso: la pandemia COVID-19 ha costretto le imprese ad adottare nuovi modi di lavorare, ha ridotto i budget e reso obsoleti molti modelli che si basavano su dati storici.

La società di ricerca Gartner afferma che i team che si occupano di dati e analisi devono passare da tecniche tradizionali basate sui big data a una nuova classe di analisi incentrata su set di dati “piccoli e profondi”. La pressione è forte: un sondaggio tra i consigli di amministrazione condotto da Gartner nel luglio 2020 ha rilevato che il 78% degli intervistati considera l’analisi una delle tre principali tecnologie fondamentali per superare la crisi COVID-19; il 69% degli intervistati la pensa allo stesso modo riguardo all’IA.

Mentre i leader IT concentrano l’attenzione sull’analisi dei dati e sull’intelligenza artificiale, ci sono tre tendenze strettamente correlate a cui prestare attenzione nel 2021.

I progetti di analisi e intelligenza artificiale devono dimostrare il loro ROI

E’ passato più di un anno dall’inizio della pandemia COVID-19 e gli effetti a catena si fanno sentire ovunque. Negli ultimi anni, molte aziende hanno adottato un approccio più libero e sperimentale all’analisi e all’intelligenza artificiale con molti proof of concept, ma hanno concretizzato relativamente pochi progetti. Nel 2021 le aziende non smetteranno di investire, ma richiederanno dimostrazioni del ROI di queste sperimentazioni.

Consigli di amministrazione e CEO – avendo investito una grande quantità di risorse in dati e analytics negli ultimi anni – stanno iniziando a chiedersi da dove verrà il valore ripetibile e sostenibile, secondo la ricerca di Gartner. Ciò si traduce in una forte pressione su dati e analisi: Gartner ritiene che entro il 2022, il 30% dei CDO collaborerà con il proprio CFO per valutare formalmente le risorse informatiche dell’azienda per una migliore gestione delle informazioni e delle attività.

La pandemia ha cambiato ciò di cui le aziende hanno bisogno per sopravvivere e prosperare”, afferma Chandana Gopal, direttrice di ricerca per il mercato sulle soluzioni di business analytics di IDC. “Il primo imperativo della pandemia era restare in vita e ottimizzare i costi. Ora le aziende devono compiere rapidi passi verso nuovi modelli e investimenti strategici”.

Secondo Gopal questo implica rivalutare i “progetti di trasformazione” in base alla maggiore efficienza e che offrono e al ROI. Tre quarti degli intervistati nell’indagine IDC COVID-19 sull’impatto sulla spesa IT condotta a maggio dello scorso anno hanno affermato di voler rivedere il ROI dei loro attuali progetti di trasformazione.

Ciò è particolarmente vero quando si parla di intelligenza artificiale”, afferma Brandon Purcell, analista di Forrester. “In passato, molte aziende si concentravano sull’utilizzo dell’IA per personalizzare le esperienze, creare nuovi prodotti e servizi e personalizzare le offerte per differenziarsi. Ora, poiché siamo dentro una pandemia e le aziende sono a corto di denaro, stanno iniziando a pensare di più a come utilizzare l’automazione intelligente dei processi operativi per ridurre la forza lavoro o semplicemente i costi per fornire prodotti e servizi”.

E’ il momento dell’automazione intelligente

Purcell sottolinea che la pandemia sta cambiando le strategie di automazione. Le aziende stanno rivolgendo la loro attenzione ai processi di back-office e alla resilienza aziendale, utilizzando una combinazione di automazione dei processi robotici (RPA), automazione dei processi digitali, intelligenza artificiale e strumenti low-code per rendersi più resilienti.

Craig Le Clair, vicepresidente e analista di Forrester, afferma che l’automazione intelligente (IA) darà impulso all’RPA per l’automazione delle attività, agli agenti virtuali per trattare con i clienti, ai chatbot per aiutare i dipendenti e all’apprendimento automatico per supportare tutte queste cose.

Queste tendenze erano già in atto prima del COVID-19, ma ora stanno ricevendo più attenzione e investimenti”, ha scritto Le Clair in una nota di ricerca. “I robot cambiano le competenze e le attività lavorative degli individui, il che porta i dipendenti a un minore controllo sui processi e ai cambiamenti nella comunicazione tra reparti, responsabili delle decisioni e relazioni di ruolo. Gli esseri umani diventano lentamente istruttori dei bot o esperti in materia, con maggiori interazioni tra esperti di dominio, supporto tecnico e parti interessate”.

Gopal di IDC afferma che sta crescendo l’interesse verso l’automazione intelligente, ma ci vorranno diversi anni prima che le aziende la adottino pienamente. L’automazione dei processi aziendali basati sui contenuti sarà fondamentale per le organizzazioni che vogliono superare la pandemia entrando nella “entrano nella nuova normalità”. Attualmente, intelligenza artificiale e machine learning possono individuare ed estrarre elementi di dati da contenuti non strutturati con una precisione di quasi il 95%. Secondo Gopal, l’IT dovrà aiutare l’azienda ad automatizzare i flussi di lavoro per raccogliere, elaborare e instradare i contenuti in modo intelligente.

IDC ritiene che i centri di eccellenza IT (COE) che possono aiutare le imprese su questo fronte saranno fondamentali, ma ci vorrà tempo prima che effettuino gli investimenti necessari. IDC prevede che entro il 2023 solo il 10% delle aziende Global 2000 avrà istituito un COE strategico specifico per l’automazione con il compito di raccogliere, elaborare e realizzare in modo intelligente il pieno potenziale dei dati non strutturati in flussi di lavoro resilienti.

Cresce la consapevolezza delle questioni ambientali, sociali e di governance

Sulla scia del cambiamento climatico e di movimenti quali MeToo e Black Lives Matter, il forzato lavoro da casa, produttività dei dipendenti e una serie di questioni correlate, i consigli di amministrazione stanno rivolgendo sempre più attenzione ai temi ambientali, sociali e di governance.

Mike Bechtel, chief futurist di Deloitte Consulting, afferma che il 96% dei CEO ora considera i temi di diversità, equità e inclusione una priorità strategica, anche se solo il 13% ritiene che le proprie aziende abbiano piani concreti per affrontarli.

Stiamo assistendo all’applicazione di AI e ML per rilevare bias nel testo degli annunci di lavoro, oppure identificare candidati ottimali per una promozione tra i dipendenti interni”, afferma Bechtel. “La leadership e la cultura sono il secondo passo: strumenti che possono aiutare a promuovere l’inclusione, il coinvolgimento e la fidelizzazione delle persone che sono già presenti in azienda”.

Tali strumenti possono includere analisi di rete, testi per rilevare e affrontare gruppi elitari ed esclusione, dinamiche interne ed esterne ai gruppi. Infine, saranno necessari nuovi KPI per valutare il posizionamento di un’azienda rispetto a questi temi.

Nel complesso questa è l’applicazione della matematica, della scienza e della tecnologia a un’area che storicamente è sembrata più qualitativa ed emotiva”, afferma Bechtel. “Ma è incoraggiante vedere che le aziende riconoscono l’importanza di questi aspetti e che cercano nuovi strumenti per affrontarli”.