La tecnologia è la causa della “great resignation”… ma c’è un rimedio

I lavoratori si licenziano con un ritmo impressionante, e questa è certamente una cattiva notizia. Quella buona è che la tecnologia può riparare ciò che la tecnologia ha distrutto

grande rassegnazione

Avete sentito parlare della “great resignation” dello scorso settembre? In quella che potremmo tradurre come “la grande corsa alle dimissioni”, più di quattro milioni di americani hanno lasciato il lavoro quel mese, infrangendo il record di dimissioni precedentemente stabilito il mese prima. E anche circa il 40% dei dipendenti rimasti sta pensando di smettere, secondo un rapporto di Microsoft.

La crisi è ancora peggiore nel settore tecnologico. TalentLMS e Workable hanno riferito di recente che il 72% dei dipendenti tecnologici con sede negli Stati Uniti sta pensando di lasciare il proprio lavoro nei prossimi 12 mesi. Non parliamo però solo degli Stati Uniti. La cosiddetta “great resignation” è ormai un fenomeno globale.

Gli esperti indicano molte cause alla base di questa tendenza, dall’aumento del lavoro a distanza fino allo stress causato dalla pandemia. In generale, è chiaro che c’è una crescente incompatibilità tra la realtà e l’aspettativa dell’esperienza dei dipendenti. A peggiorare le cose c’è il fatto che più persone smettono, più dura diventa la vita per coloro che rimangono al lavoro. Questo è particolarmente vero per i lavoratori del settore tecnologico. I reparti IT sono notoriamente a corto di personale e, poiché la great resignation colpisce sempre più i lavoratori del settore tecnologico, tutti i dipendenti subiscono più tempi di inattività, attacchi informatici e rallentamenti dell’implementazione tecnologica.

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Ecco perché siamo di fronte a un’emergenza ed ecco perché dobbiamo conoscerne le cause.

I tanti motivi per cui le persone smettono di lavorare

Dopo aver esaminato a fondo interviste, sondaggi e rapporti, ho compilato un elenco delle principali ragioni per cui le persone decidono sempre più frequentemente di abbandonare il lavoro.

  • Frustrazione con laptop, desktop, reti e sistemi che non funzionano bene. Una tendenza esacerbata durante la pandemia quando molti dipendenti remoti sono stati letteralmente lasciati con i propri dispositivi di casa. C’è anche una diffusa confusione su come procedere quando la tecnologia non funziona.
  • Mancanza di controllo su aree di lavoro e processi. Molti dipendenti sentono di avere molto da contribuire al modo in cui il lavoro viene svolto, ma non possono dire la loro.
  • Un “mix tossico” di salari bassi, carichi di lavoro elevati e una più ampia mancanza di riconoscimento.
  • Mancanza di equilibrio tra lavoro e vita privata. Il lavoro a distanza causato dal Covid ha dato a milioni di dipendenti la possibilità di spostarsi meno e passare più tempo con la famiglia, spingendoli a cercare un posto di lavoro che permetta loro di continuare questa nuova vita.
  • Inflessibilità generale su come viene svolto il lavoro e quando.
  • Mancanza di opportunità di formazione. I lavoratori tecnologici, in particolare, desiderano maggiori opportunità di formazione.
  • Molti infine si stanno licenziando semplicemente perché sono fisicamente ed emotivamente esausti. E la partenza di tanti rende il lavoro ancora più difficile per quelli che restano.

Sebbene queste ragioni non siano sorprendenti, è importante rendersi conto di cosa abbiano in comune.

Tutta questione di tecnologia e cultura

Mentre le aziende di tutte le dimensioni faticano a capirlo, la verità è che i nostri prodotti tecnologici e il modo in cui vengono utilizzati, oltre alla nostra cultura relativa alla gestione e all’interazione dei dipendenti, è esattamente ciò che sta spingendo le persone ad abbandonare il proprio lavoro.

La tecnologia sta frustrando i lavoratori, creando attrito e inerzia, bloccando il progresso e l’empowerment dei dipendenti, creando lavoro inutile e generando una sensazione di isolamento e impotenza. La buona notizia è che una tecnologia migliore è una parte importante della soluzione. Ecco cosa dovreste fare per iniziare a trattenere e ad attrarre dipendenti.

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  • Trasformare la formazione. La tecnologia di apprendimento adattivo basata sull’intelligenza artificiale può rendere la formazione dei dipendenti molto più rilevante, consentendo l’apprendimento basato su ciò che la persona già conosce e ponendo fine alla frustrazione con sistemi di formazione generici o sorpassati. In generale, cercate di accelerare la formazione e lo sviluppo della carriera dei vostri dipendenti e guidateli nel loro percorso, ovunque conduca, all’interno dell’azienda. Proprio come i prodotti hanno bisogno di una tabella di marcia, lo stesso vale per ogni dipendente.
  • Consentire connessioni naturali tra i dipendenti. Strumenti di collaborazione user-friendly favoriscono la connessione e la cultura. Concentratevi non solo sul portare a termine il lavoro, ma sul team building e sulla psicologia di ciascun dipendente che fa parte di una squadra.
  • Utilizzare la tecnologia avanzata per le risorse umane… ma con un tocco umano. Le risorse umane automatizzate stanno contribuendo al problema del burnout. Quando si tratta di cambiamenti nello stato dei dipendenti, retribuzione, benefici, supervisori e altri eventi del personale che hanno un impatto emotivo sul dipendente, la comunicazione al riguardo dovrebbe sempre essere da uomo a uomo, non tramite e-mail o notifiche automatizzate.
  • Evitare la sorveglianza e il controllo dei dipendenti. Molte aziende hanno reagito all’improvvisa necessità del lavoro a distanza con software di sorveglianza dei dipendenti. Il monitoraggio dell’attività dello schermo, i movimenti del mouse, il tempo online e altre metriche sono il modo più sicuro per allontanare i dipendenti. Nessuno vuole che il Grande Fratello stia sempre a guardare, specialmente a casa propria. Bisogna sviluppare mezzi alternativi per misurare e valutare le prestazioni dei dipendenti. Orientatevi verso i risultati e non classificate i dipendenti in base alla frequenza con cui muovono il mouse. Questo vale soprattutto per i lavoratori remoti, gli impiegati e tutti i membri della nuova forza lavoro ibrida.
  • Abbracciare la trasparenza, l’autenticità e l’empatia. La maggior parte dei cambiamenti nella cultura aziendale avviene perché ogni anno un nuovo gruppo di giovani entra nel mondo del lavoro e un gruppo più anziano va in pensione. I dipendenti più giovani, che sono entrati a far parte della forza lavoro negli ultimi 10 anni, hanno aspettative molto diverse su come si comporta il loro datore di lavoro. Vogliono sapere cosa sta succedendo e lavorare con esseri umani a cui importi davvero il lavoro che si sta facendo. Se i dipendenti più giovani si sentono solo come un ingranaggio in una macchina, è più probabile che facciano le valigie e se ne vadano.
  • Abbracciare l’agilità e la flessibilità. La tecnologia che guida la flessibilità nel lavoro ibrido, nel lavoro a distanza, nei team mobili e negli orari flessibili contribuirà notevolmente a migliorare l’esperienza e il senso di benessere dei dipendenti.
  • Sviluppare un approccio olistico alla soddisfazione dei dipendenti. Con forze lavoro remote e ibride, le aziende devono aiutare i dipendenti a far fronte psicologicamente ed emotivamente alle realtà di luoghi e ambienti di lavoro disparati e mutevoli. In passato, era sufficiente organizzare occasionali esercizi di team building ed eventi fuori sede. Ora, manager, supervisori e leader dovrebbero aiutare i dipendenti non solo a sentirsi parte del team, ma anche a mantenere integra la salute fisica e mentale. Parte di questo processo è tecnologico. I sentimenti di connessione, coinvolgimento, senso di missione ed equilibrio tra lavoro e vita privata possono essere favoriti (o danneggiati) dalle scelte tecnologiche, nonché dalle politiche lavorative e dagli approcci gestionali.
  • Mettere la prevenzione del burnout in cima alla lista quando si sceglie la tecnologia. Con ogni mese che passa, l’intelligenza artificiale guadagna terreno nella tecnologia, ma ciò può avere effetti positivi o negativi, contribuendo al burnout o alleviandolo. L’intelligenza artificiale che sostituisce l’interazione umana (ad esempio risorse umane eccessivamente automatizzate) può lasciare i dipendenti frustrati e con la sensazione di essere stati abbondonati a loro stessi. L’intelligenza artificiale che aumenta le prestazioni umane può invece potenziare i dipendenti, facendoli sentire responsabilizzati e supportati. È anche vero che l’automazione delle attività ripetitive può consentire ai dipendenti di fare cose che solo gli umani possono fare. Ecco perché l’automazione dovrebbe essere applicata per aiutare e potenziare gli esseri umani, non per sostituirli.

Le ragioni della great resignation sono molte, ma è arrivato il momento di riconoscere il ruolo che la tecnologia ha svolto nell’allontanare i dipendenti e, al tempo stesso, il ruolo che può svolgere nel riportare indietro le persone creando un ambiente di lavoro flessibile, umano e responsabilizzante che renda i dipendenti felici, produttivi e consapevoli del loro ruolo nella crescita dell’azienda.

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