Le regole dell’UE su rider e “gig economy”: come si governa l’algoritmo?

I sostenitori della proposta di legge della Commissione Europea discutono su come tutti i lavoratori dovrebbero essere protetti dai sistemi di gestione automatizzati e chiedono alle aziende più trasparenza.

Secondo le regole proposte dalla Commissione Europea la scorsa settimana, le aziende che ingaggiano lavoratori secondo il modello della gig economy (rider per consegne, autisti e altri lavori occasionali abilitati da piattaforme digitali) dovrebbero fornire una maggiore trasparenza sull’uso della gestione e del monitoraggio algoritmico dei dati. Le regole europee, se entreranno in vigore, dovrebbero essere estese a tutti i lavoratori gestiti da sistemi automatizzati.

Come con altre legislazioni dell’Unione Europea, le regole interesserebbero anche le aziende statunitensi presenti nello spazio europeo.

Le proposte della Commissione Europea sulla gestione algoritmica erano una delle tre serie di misure annunciate la scorsa settimana, incluso il riconoscimento dello status di lavoratore dipendente per coloro che lavorano con “piattaforme di lavoro digitali”. Quel gruppo comprende aziende di trasporto come Uber e Lyft, nonché società di consegna come Deliveroo e piattaforme di lavoro di servizi domestici come TaskRabbit.

ADV
Siemens Industria 4.0

Industria 4.0: una guida per integrare funzione IT e reparti di produzione

Riuscire a far parlare tra loro sistemi e apparati dei mondi IT e OT è la chiave per sbloccare la trasformazione digitale nell’industria. Per farlo, è necessario cominciare a far parlare tra loro le persone di questi due domini di competenza. Scopri di più >

Ci sono circa 28 milioni di gig worker nell’UE, ha affermato la Commissione, un numero che potrebbe salire a 43 milioni nel 2025.

Le proposte sulla gestione algoritmica cercano di fornire ai lavoratori una maggiore protezione da eventuali effetti negativi generati dai sistemi automatizzati utilizzati per controllare gli aspetti del lavoro nell’attività quotidiana.

“Si tratta di un passo in avanti nella consapevolezza dei rischi generati dalla gestione algoritmica e di un approccio più attento rispetto a quanto finora emerso dalla Commissione”, ha affermato Valerio De Stefano, Professore di Diritto del Lavoro presso l’Università Belga KU Leuven.

Cos’è la gestione del lavoro algoritmica?

La gestione algoritmica è una componente chiave delle piattaforme di lavoro digitale. Implica strumenti e tecniche utilizzati per automatizzare diversi aspetti del coordinamento dei lavoratori, come l’assegnazione delle attività e il monitoraggio delle prestazioni, e si basa sulla raccolta e sulla sorveglianza dei dati anziché sulla supervisione umana.

Tuttavia, l’uso della gestione algoritmica ha sollevato preoccupazioni sulla capacità di questi sistemi di monitorare e valutare i dipendenti, con poche opportunità per i lavoratori di contestare le decisioni.

Un rapporto di questa settimana del Worker Info Exchange ha evidenziato la prevalenza della sorveglianza dei gig-worker e la mancata possibilità di fare ricorso che i lavoratori hanno quando sorgono problemi.

Un rapporto dello scorso mese effettuato da un gruppo di Parlamentari Britannici ha evidenziato gli effetti dannosi che la gestione algoritmica ha su questi lavoratori. “Il monitoraggio pervasivo e le tecnologie di definizione degli obiettivi, in particolare, sono associate a pronunciati impatti negativi sul benessere mentale e fisico poiché i lavoratori subiscono l’estrema pressione di una microgestione costante e in tempo reale e una valutazione automatizzata, hanno affermato i membri del loro rapporto, The New Frontier: Artificial Intelligence at Work.

La distribuzione automatizzata delle attività e la misurazione delle prestazioni non sono intrinsecamente problematiche, ha affermato Helen Poitevin, VP Analyst di Gartner, ma possono sorgere problemi con un’eccessiva dipendenza dalla tecnologia e una scarsa interazione umana. “È quando non si ha alcun sistema di supporto per far crescere e formare i dipendenti, o un posto dove andare se le macchine sbagliano e si ha bisogno di alzare bandiera bianca“, ha detto. “Bisogna avere un supporto sul posto di lavoro.”

Le proposte della Commissione Europea sono incentrate su una maggiore trasparenza sull’uso di questi strumenti di gestione algoritmica per i gig worker. Ciò comprende:

  • Informare i lavoratori su come i sistemi automatizzati vengono utilizzati per prendere decisioni e intraprendere azioni che “influiscono in modo significativo” sulle condizioni di lavoro.
  • Porre limiti alla raccolta di dati dei lavoratori che non sono strettamente necessari, in particolare riguardo a conversazioni private o dati relativi alla salute o allo stato emotivo.
  • Supervisione umana dei sistemi automatizzati. Ciò comporta valutazioni per garantire che i lavoratori non affrontino rischi psicologici e per la salute causati dal processo decisionale algoritmico.
  • Fornire l’opportunità ai lavoratori di mettere in discussione le decisioni automatizzate che influiscono sul loro lavoro. Questo è stato un problema per i gig worker che hanno dovuto affrontare la chiusura o la sospensione dell’account senza che fosse stato spiegato loro il motivo.
  • Un requisito per i fornitori di piattaforme di consultare i rappresentanti dei lavoratori sui principali cambiamenti ai sistemi decisionali.

“Le proposte della Commissione si basano sull’attuale legislazione dell’UE sul regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), che include tutele per i lavoratori in merito alla raccolta dei dati. Tuttavia, il GDPR non fornisce la stessa chiarezza sulla gestione algoritmica delle regole proposte per i gig worker – ha affermato De Stefano – e la Commissione rileva le difficoltà incontrate dai gig worker nell’affermare i propri diritti individuali all’interno del GDPR

Non solo gig economy

Jeremias Adams-Prassl, Professore di Diritto presso l’Università di Oxford, ha accolto con favore le regole proposte dalla Commissione Europea sul processo decisionale automatizzato. “C’è stato un lungo dibattito sullo stato occupazionale dei gig workers e la direttiva esamina questo, ma va anche oltre”, ha affermato Adams-Prassl, definendo le proposte “un primo passo importante verso il cambiamento”.

Prassl sostiene che l’ambito delle regole dovrebbe essere ampliato a tutti i lavoratori gestiti e monitorati da sistemi automatizzati, non solo a quelli che svolgono lavori in gig economy. “Suggerirei ai legislatori di riflettere seriamente sull’estensione di tali diritti a tutti i lavoratori, non solo ai lavoratori delle piattaforme”, ha affermato.

Negli ultimi anni la gestione e il monitoraggio algoritmici sono stati implementati dalle aziende in diversi di settori d’impiego. I dipendenti nei magazzini della logistica, per esempio, devono spesso affrontare il controllo e il monitoraggio algoritmico puntuale. Nel settore della vendita al dettaglio, a volte i datori di lavoro utilizzano software di pianificazione per l’automatizzazione dei turni di lavoro.

Con l’aumento degli strumenti di monitoraggio durante la pandemia di Covid-19, anche coloro che svolgono lavori da ufficio sono stati soggetti a livelli crescenti di monitoraggio della produttività, ad esempio facendo affidamento su catture dello schermo automatizzate e il keylogging (abbiamo parlato di questi aspetti nella situazione italiana in questo articolo, valutando anche il ruolo di sistemi di analisi e reportistica come Microsoft Viva).

“Vediamo sfide simili nei luoghi di lavoro in tutto lo spettro socio-economico, ma la gig economy è stata certamente la culla di molte di queste tecnologie, il che spiega perché stiamo iniziando a vedere le autorità di regolamentazione rispondere ad essa in questo specifico contesto” – ha detto Adams Prassl.

De Stefano ha detto: “La grande sfida ora sarà estendere la protezione della Direttiva a tutti i lavoratori, altrimenti avremo un mercato del lavoro segmentato, in cui solo i gig workers saranno protetti in modo significativo”.

E a livello globale?

Come con qualsiasi altra legge dell’UE, le nuove regole sulla gestione algoritmica potrebbero avere un effetto più ampio al di là dei 27 Stati membri.

Se le proposte della Commissione Europea venissero accettate, le società con sede negli Stati Uniti ma con una presenza nell’Unione Europea dovrebbero rispettare i regolamenti in atto per i lavoratori in quella regione. Adams-Prassl ha evidenziato “l’effetto Bruxelles”, in cui la legislazione dell’UE, come il GDPR, abbiano un impatto su altre Regioni e Paesi.

“Anche se non sono vincolate dal GDPR, ci sono molte aziende negli Stati Uniti che ne sono interessate: una volta costruito un prodotto rispettando gli standard, si finisce per usarlo in tutto il mondo. Quindi, potremmo assistere a una sorta di forte “effetto Bruxelles” dove l’Unione Europea detta il nuovo standard previsto per le piattaforme”.

Le proposte verranno dal Parlamento Europeo e dal Consiglio prima di poter entrare in vigore. Non esiste una tempistica fissa per l’attuazione e, poiché le regole dovranno essere negoziate tra i Paesi Membri, potrebbero non entrare in vigore fino al 2024 o anche successivamente.

Se questo articolo ti è stato utile, e se vuoi mantenerti sempre aggiornato su cosa succede nell’industria ICT e ai suoi protagonisti, iscriviti alle nostre newsletter:

CWI: notizie e approfondimenti per chi acquista, gestisce e utilizza la tecnologia in azienda
CIO:
approfondimenti e tendenze per chi guida la strategia e il personale IT
Channelworld: notizie e numeri per distributori, rivenditori, system integrator, software house e service provider

Iscriviti ora!