“Google ha promosso i suoi servizi comparativi nei risultati delle ricerche offuscando la visibilità dei concorrenti. Quindi di fatto non solo ha danneggiato imprese, ma anche consumatori che non hanno potuto esprimere il proprio diritto di scelta”. Queste le parole di Margrethe Vestager, Commissaria alla competizione dell’Unione Europea, a margine della clamorosa multa di 2,42 miliardi di euro che la Commissione Europea, dopo circa due anni di indagini, ha comminato a Google.

Multa dipesa dal fatto che secondo la Commissione UE il gigante di Mountain View ha abusato della sua posizione dominante nel mercato dei motori di ricerca, avvantaggiando illegalmente il proprio servizio di vendita prodotti che compara i listini prezzi (Google Shopping).

Tutto è partito dal funzionamento stesso di Google Shopping, o meglio dai risultati del servizio che vengono visualizzati nella parte alta del motore di ricerca ogni volta che si cerca un prodotto. Questi risultati vengono posizionati in bella vista e in primo piano perché sono sponsorizzati e perché gli inserzionisti hanno pagato una cifra più o meno consistente.

commissione europea

La conseguenza è che nessuno dei risultati non sponsorizzati viene mostrato nella parte alta del motore di ricerca, se non cercando all’interno di Google Shopping. Da cui la decisione della Commissione Europea, secondo cui Google ha ottenuto vantaggi dalla propria posizione dominante a scapito della concorrenza.

Google ora ha 90 giorni di tempo per interrompere questa attività; in caso contrario dovrà pagare un ulteriore multa che può arrivare fino al 5% del fatturato giornaliero di Alphabet (circa 14 milioni di dollari ogni 24 ore).

Si tratta (e di gran lunga) della sanzione più elevata mai inflitta dall’antitrust europeo, record che fino a poche ore fa spettava ancora alla multa di 1,06 miliardi di euro comminata a Intel nel 2009 e confermata nel 2014 per concorrenza sleale. Considerando però che con queste accuse si rischiano multe fino al 10% del giro d’affari complessivo della società, Google avrebbe potuto rischiare una sanzione di circa 9 miliardi di dollari considerando i conti del 2016.

Google ha già dichiarato di non essere d’accordo con la decisione della Commissione Europea e ha annunciato di valutare di ricorrere in appello presso la Corte Europea, sebbene ciò potrebbe essere un rischio visto che i verdetti della Corte sono solitamente in linea con quelli della Commissione Europea.