L’antitrust UE multa Google per abuso di posizione dominante con Android

La multa da 4,3 di euro decisa dall’antitrust UE contro Google è la più alta mai inflitta. Ma è poca cosa per Google, la cui risposta non si è fatta attender

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La commissaria Margrethe Vestager annuncia la multa da 4,3 miliardi di euro inflitta a Google per infrazione delle leggi europee sull’antitrust

L’autorità antitrust dell’Unione Europea ha multato Google con una sanzione da 4,3 miliardi di euro (circa 5 miliardi di dollari) per abuso di posizione dominante con il suo sistema operativo Android.

La decisione è stata annunciata dal commissario europeo Margrethe Vestager nella giornata di ieri. Oltre alla sanzione pecuniaria, la UE richiede a Google di non imporre ai produttori di smartphone Android di installare il suo motore di ricerca e il browser sui loro dispositivi.

La sentenza potrebbe aprire la strada affinché i produttori di smartphone possano offrire una scelta più ampia, con dispositivi che eseguono versioni diverse di Android o che offrono browser o motori di ricerca alternativi pronti all’uso.

La Commissione europea ha rilevato che Google ha abusato della sua posizione dominante sul mercato in tre modi:

  1. vincolando l’accesso al Play Store all’installazione di Google Search e Google Chrome
  2. pagando i produttori di telefoni e gli operatori di rete per installare esclusivamente Google Search
  3. impedendo ai produttori di creare dispositivi con versioni fork di Android.

Gran parte dell’attrattiva degli smartphone odierni si trova nelle app che gli utenti possono scaricare e installare, e Google Play offre la più vasta gamma di app rispetto a qualsiasi altro app store per smartphone. “Fornisce oltre il 95 percento delle app scaricate su telefoni Android”, ha specificato Margrethe Vestager, annunciando la decisione.

Attualmente Google permette ai produttori di smartphone di installare il Play Store sui loro telefoni solo se vengono installati di default il suo motore di ricerca e il browser Chrome. Inoltre, possono utilizzare solo una versione di Android approvata da Google.

Ciò ha impedito a società come Amazon.com, che ha sviluppato il fork di Android chiamato “FireOS”, di convincere “i grandi player a produrre telefoni che eseguono il sistema operativo di Amazon, o di connettersi al suo app store”, ha detto Vestager.

Meno del 10 per cento degli utenti di telefoni Android scarica un browser alternativo a quello preinstallato, e meno dell’1 per cento un’app di ricerca alternativa a quella preconfigurata. Vestager ha sottolineato che questo “rende difficile ai concorrenti del motore di ricerca di Google e del browser Chrome di competere in base ai loro meriti”.

Google non ci sta: la replica di Sundar Pichai

La risposta della società naturalmente non si è fatta attendere. Poco dopo l’annuncio della multa inflitta dall’Unione Europea, il CEO di Google Sundar Pichai ha pubblicato un post in cui spiega come Android abbia spinto la competizione sul mercato, non limitando ma ampliando le possibilità di scelta per i consumatori.

Secondo Pichar, nella sua decisione la Commissione Europea ha ignorato le possibilità di scelta che Android offre a “migliaia di produttori di telefoni e operatori di reti mobili, milioni di sviluppatori di app in tutto il mondo che hanno costruito le loro attività su Android, miliardi di consumatori che ora possono permettersi e utilizzare smartphone Android all’avanguardia”.

Formalmente Google ha 90 giorni per proporre una soluzione: se non pone fine alla sua condotta illegale, dovrà pagare multe aggiuntive pari al 5% delle sue entrate giornaliere per ogni giorno di non conformità alle leggi antitrust europee.

Quali conseguenze ci saranno sul mercato?

Come minimo, Google deve fermarsi e non reiterare i tre tipi di restrizioni descritte“, ha dichiarato la commissaria Vestager. “Non può controllare quali motori di ricerca, app o sistemi operativi Android i produttori possono installare“.

La società è libera di decidere come si conformerà alle leggi antitrust. Spetta a Google decidere se permetterà ai proprietari di telefoni Android di scaricare un browser o un motore di ricerca alternativo, come richiesto dall’autorità antitrust russa in un caso simile.

In questa ipotesi, entro la fine dell’anno i produttori potrebbero essere liberi di vendere telefoni Android che offrono browser alternativi o diversi motori di ricerca di default, per esempio Qwant o DuckDuckGo che promettono di rispettare la privacy dei loro utenti.

E forse Amazon riuscirà a convincere i produttori di telefoni come ZTE o HTC a installare FireOS sui loro telefoni.

Vestager ha respinto le preoccupazioni sul fatto che Google sia costretta a introdurre un canone di licenza per Android, rendendo i telefoni più costosi: “la società guadagna abbastanza dal suo Play Store per coprire più del suo investimento nello sviluppo del sistema operativo”.

Quanto è pesante questa la multa per Google?

La Commissione può multare le imprese fino al 10% delle loro entrate mondiali”, ha spiegato Vestager, “e la multa tiene conto della durata e della gravità dell’infrazione”.

Quella annunciata ieri è la sanzione più ingente mai inflitta dall’antitrust UE. Ma per Google è cosa da poco: nel 2017 Alphabet, la società madre di Google, ha registrato 111 miliardi di dollari di entrate.

Il gigante di Mountain View ha già pagato una grossa multa in un altro caso antitrust relativo agli strumenti di shopping comparativo, e ha ancora circa 103 miliardi di dollari a disposizione in contanti o equivalenti.

AUTOREPeter Sayer
FONTEComputerworld
CWI.it
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