Il lavoro ibrido non è una moda passeggera: non si tornerà indietro

La nuova ricerca Hybrid Work di Reply indaga la rapida evoluzione delle tecnologie a supporto dei nuovi modi di lavorare, tra cui il lavoro ibrido e le sue conseguenze a lungo termine.

lavoro ibrido
Credit: Canon

Maggiore produttività e collaborazione evoluta sono solo una parte dei vantaggi derivanti dai nuovi modelli di lavoro ibridi che saranno presto la nuova normalità aziendale. Ciò è quanto emerge dalla nuova ricerca Hybrid Work realizzata da Reply grazie a Trend SONAR, la piattaforma proprietaria di rilevamento e monitoraggio delle tendenze basata su Intelligenza Artificiale, e con il supporto di PAC (Teknowlogy Group).

Popolare, efficace e performante è come le aziende che hanno accelerato la loro trasformazione digitale a causa dell’emergenza sanitaria definiscono, oggi, il modello di lavoro ibrido, e anche il motivo per cui non si tornerà più indietro.

Al netto infatti di alcuni limiti legati alla collaborazione a distanza, che l’innovazione tecnologica tenderà sempre di più a rendere minimi, la nuova normalità non prevede il ritorno a tempo pieno in luoghi di lavoro fisici come prima, ma piuttosto maggiore flessibilità e paradigmi di lavoro ibridi. Questo approccio rivoluzionerà il design degli uffici, la cultura aziendale e l’esperienza dei dipendenti: a beneficiarne saranno sia gli impiegati (maggiore equilibrio tra lavoro e vita privata, maggiore efficienza sul lavoro, ecc.), sia le aziende (spazi d’ufficio più piccoli, orari di lavoro flessibili, assunzione di talenti senza necessità di relocation).

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Per abilitare lo scenario del lavoro ibrido, le informazioni devono essere accessibili nel cloud e la collaborazione deve essere possibile senza soluzione di continuità e istantaneamente con gli strumenti più adatti a ogni attività. A livello infrastrutturale, il cloud computing non è solo un’opzione, ma sta diventando lo standard che sta spingendo le architetture ibride, tanto che la spesa per le tecnologie di cloud pubblico e privato rappresenta già più della metà della spesa infrastrutturale globale e raggiungerà i due terzi entro il 2024.

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Un altro trend che la ricerca di Reply evidenzia è la diffusione dell’hyperautomation: basata anch’essa sull’intelligenza artificiale, applica l’automazione anche ad attività a valore. Si prevede che quasi la metà delle più grandi aziende globali supporterà i lavoratori con tecnologie intelligenti progettate per aiutare le interazioni complesse entro il 2025.

Anche la cybersecurity rientra tra le principali tecnologie abilitanti del lavoro ibrido, proprio perché uno dei più grandi ostacoli dell’hybrid work è la possibile vulnerabilità delle reti aziendali. Per questa ragione la sicurezza è una delle maggiori aree di investimento del 2021 e non sarà un trend di breve durata. Si stima ad esempio che entro il 2025 il mercato dell’end-user device security, ovvero delle soluzioni di sicurezza per pc, smartphone, tablet, e altri dispositivi aziendali, crescerà del 45% a livello globale e del 34% in Europa.

Dalla ricerca emerge inoltre che la forza lavoro, in particolare le nuove generazioni, è alla ricerca di aziende che operino con uno scopo, che agiscano in modo responsabile e sostenibile dal punto di vista ambientale e che abbiano il coraggio di prendere posizione nei dibattiti sociali e culturali con standard e termini ESG aziendali chiari e misurabili. Parlando di benessere della forza lavoro, la salute mentale e la qualità della vita stanno acquisendo sempre più rilevanza nel contesto lavorativo ibrido, accanto alla sicurezza fisica.

Il lavoro ibrido è infine diventato un fattore essenziale per trattenere talenti e contrastare il fenomeno della great resignation, con quasi la metà degli under 35 che, secondo dati globali, sta pensando di lasciare il proprio lavoro qualora fosse costretto a tornare a lavorare in ufficio a tempo pieno. Man mano che il panorama aziendale cambia, le aziende devono migliorare le competenze esistenti, rendendo fondamentale l’accesso a piattaforme di formazione a distanza, tanto che si stima che la spesa per le learning platform aumenterà del 48% entro il 2025.

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