Workday: innovare nelle aziende con i “good data”

Workday rising Tom Bogan

A un anno dall’apertura della sede italiana, abbiamo incontrato Dave Sohigian, CTO di Workday, fornitore di soluzioni software as a service per le risorse umane. Abbiamo visto con lui il punto della situazione e le prossime evoluzioni dell’azienda, tra espansione nella funzione Finance, applicazioni particolari dell’intelligenza artificiale e la necessità di un cambio di mentalità nella funzione IT delle aziende.

Prima ancora di stabilirsi da noi, Workday aveva già migliaia di utenti tra i dipendenti nostrani delle multinazionali sue clienti. Dopo l’apertura dell’Italia, Workday ha continuato la sua espansione in altri paesi europei. Oltre che per aumentare il fatturato aprendo un mercato con le aziende locali, la presenza di Workday in Europa è per Sohigian una passaggio essenziale per acquisire e fare proprie quelle differenze di linguaggio, culture, procedure e normative che l’Europa presenta, e che devono essere integrate in un system of records unificato per tutti i clienti dell’applicazione. In questo senso, l’Europa è un laboratorio di diversità grande valore. Se siamo in grado di servire bene il mercato Europeo, possiamo servire tutto il mondo”.

E, aggiungiamo noi, se sono in grado di lavorare con la burocrazia e le bizantine normative italiane, il resto del globo sarà in discesa.

Gli sviluppi futuri

Oltre a quella territoriale, l’altra area di espansione è stata nelle funzioni aziendali, con soluzioni per la funzione finance, anche con strumenti di pianificazione finanziaria frutto della recente acquisizione di Adaptive Insights, che al momento non sono però offerte al mercato italiano. “Le tecnologie di Adaptive Insights saranno integrate anche negli strumenti per la pianificazione della forza lavoro, e le aziende potranno quindi avere un quadro delle esigenze future che unifichi HR e Finance”, afferma Sohigian.

Dave Sohigian, CTO di Workday.

L’ultima area di sviluppo per Workday è quella del machine learning, che però – avverte il CTO – “deve essere affrontato dalle azienda come un processo a lungo termine. C’è troppo hype attorno a questo tema: tutti vogliono parlare del loro nuovo bot o di qualche fumosa soluzione di intelligenza artificiale… Per Workday, come ogni tecnologia tutto deve essere inquadrato nell’ottica del beneficio per i clienti. Stiamo cominciando a vedere alcuni di questi vantaggi, ma richiederà del tempo”.

Nel campo dei chatbot non si sta lavorando per sostituire completamente la tradizionale interfaccia, ma per fornire scorciatoie o soluzioni alternative, da usare per esempio quando non si è al pc. “Come le aziende che stanno sviluppando gli assistenti digitali personali, possiamo analizzare e catalogare le richieste che ancora non riusciamo a soddisfare, e in base alla loro frequenza sviluppare le applicazioni che servono davvero agli utenti”, dice Sohigian.

Dai big data ai “good data”

Per Sohigian, le aziende che sviluppano tecnologia IA sono molto valide, ma non sono necessariamente quelle dominando questo campo, dove prevalgono le aziende che hanno grandi quantità di dati (Google, Amazon, Facebook…). “Ci sono due cose che i data scientist cercano per alimentare gli algoritmi di intelligenza artificiale: una sono enormi quantità di dati, l’altra è avere dati molto accurati. In Workday li abbiamo entrambi. Abbiamo dati accurati perché i nostri utenti sono tutti inseriti in un system of records molto dettagliato: non trattiamo quiz sulle abilità o sondaggi sul livello di stipendio, ma abbiamo dati quantitativi e accurati che fanno già parte dell’applicazione. Abbiamo dati di questo tipo per i più di 2700 clienti e i più di 37 milioni di utenti Workday”.

I dati sono in realtà proprietà dei clienti, ma alcune centinaia di clienti hanno fatto accordi per condividere anonimamente alcuni dati con gli altri membri della community Workday, allo scopo di sviluppare soluzioni di machine learning che potranno poi utilizzare.

Ma cosa si può fare, oggi, con questi dati? Alcuni esempi sono soluzioni di nuovo tipo per fare il matching tra gli skill richiesti per un’attività e quelli presenti nella forza lavoro. “Sul curriculum sei tu a dichiarare di saper fare qualcosa, ma con i dati di prima mano sulle tue esperienze, quell’informazione è certificata dalle mansioni svolte e dai giudizi dei manager”, dice Sohigian. Nel mercato del lavoro esistono circa 400.000 diversi skill (quattrocentomila!): un numero così ampio da rischiare di diventare inutilizzabile. “Con il machine learning, abiamo creato un modello in grado di catalogare e raggruppare queste abilità per tipologia, trovare relazioni tra gli skill, vedere quanto siano correlati tra loro, quali aspetti prevalgono. Con questi dati, possiamo fornire al cliente una mappa (un data scientist parlerebbe di una geometria o forma dei dati), ridotta a 300 dimensioni che descrivono le reali caratteristiche della persona. Caratteristiche che sono già nei dati, ma sono invisibili per le capacità umane di valutazione”. L’obiettivo è che in futuro ogni applicazione abbia un approccio “machine-learning-first”, ma ci vorrà ancora tempo.

L’innvoazione non è questione di tecnologia, ma di mentalità

Abbiamo chiesto a Sohigian, quali delle recenti tecnologie (cloud, virtualizzazione, container, IA…) abbiano avuto il maggiore impatto sul suo lavoro di CTO, ma nella risposta ha spostato i termini della questione sui cambiamenti di mentalità, cultura e attitudine che alcune tecnologie hanno permesso. “Bisogna acquisire la mentalità della trasformazione, e in questo l’attitudine italiana alla creatività e alla sfida può essere un grande vantaggio. Tecnologie come il cloud possono permettere di trasformare il ciclo dell’innovazione, permettendone un’adozione rapida su ampia scala, ma se – come alcuni grandi player – si rimane seduti sugli allori, lo strumento servirà a poco”.

Da più di tre anni, Workday è passata da un ciclo di aggiornamenti che prevedeva tre update all’anno a uno che ne prevede solo due, ma internamente la realtà è ribaltata. Il ciclo di sviluppo software lavora infatti al ritmo di un rilascio a settimana. Questi update vengono poi distribuiti al pubblico due volte l’anno.

Workday Rising: l’evento europeo sarà a Milano

Workday ha scelto Milano e l’Italia anche per ospitare la prossima edizione europea del Workday Rising, l’evento che chiama a raccolta la community di partner e clienti dell’azienda. Dal 12 al 14 novembre si ritroveranno al MiCo, Milano Congressi. La scorsa edizione ha avuto più di 2.600 partecipanti, 150 sessioni di formazione e più di quaranta aziende partner nell’area espositiva.