Software usato: cosa bisogna sapere per venderlo e comprarlo

Dalle questioni legali al potenziale risparmio economico, ecco le indicazioni di Relicense alle imprese che vogliono cogliere in modo sicuro le opportunità offerte dal mercato delle licenze di seconda mano

Nella comunità europea è legale vendere e acquistare software usato. In ambito enterprise, è una pratica che permette, a chi vende, di capitalizzare risorse inutilizzate e, a chi compra, un notevole risparmio. In Italia è una prassi sempre più diffusa tra le aziende grazie alle certezze date dalla legislazione attuale.

Per capire meglio quali sono gli aspetti fondamentali da conoscere per vendere o comprare licenze software di seconda mano ci siamo rivolti a ReLicense, società specializzata in questo settore e che opera prevalentemente nel mercato enterprise.

Fondata in Germania nel 2008, l’azienda è presente da alcuni anni anche in Italia e ha recentemente organizzato un roadshow in quattro città italiane per illustrare gli aspetti salienti della compravendita di software usato.

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Con il roadshow abbiamo avuto una risposta superiore alle aspettative”, dice Corrado Farina, Territory Manager di ReLicense per l’Italia. “Hanno partecipato circa una novantina di aziende di diversi settori e di diverse dimensioni, interessate ad approfondire l’argomento e tutte con una volontà concreta di capire meglio e cogliere questa opportunità”.

Perché oggi è legale vendere e acquistare licenze usate

Corrado Farina, Territory Manager di ReLicense per l’Italia

Fino a qualche anno fa non c’erano certezze assolute su come cedere legalmente una licenza software, ma la situazione è cambiata in seguito a una sentenza emanata dalla Corte di Giustizia Europea il 3 luglio 2012. “Questa sentenza non ha creato una nuova legge, ma ha interpretato la normativa esistente come idonea a consentire il trasferimento delle licenze, anche in presenza di accordi contrattuali contrari”, spiega Farina. “Anche se nel contratto con il vendor c’è scritto che non si può cedere la licenza, questa clausola non è più valida nell’ambito dei Paesi UE. Le sentenze della Corte Europea hanno lo stesso valore che in Italia viene attribuito alla Corte Costituzionale, cioè hanno il potere di abrogare eventuali norme di legge che sono in contrasto con le decisioni stesse della Corte, hanno cioè un valore ‘erga omnes’”.

La situazione è per certi versi paragonabile a ciò che è avvenuto in Italia con la tassa che si pagava sulla ricarica dei cellulari: in quel caso è stata eliminata con il decreto Bersani, quindi la norma di legge è stata cambiata attraverso un “decreto”, mentre nel caso delle licenze software è una sentenza della Corte Europea che rende possibile una nuova interpretazione della normativa. In particolare ciò che è cambiato è che l’acquisto di una licenza software viene considerato una compravendita a tutti gli effetti, che può essere equiparata agli altri asset aziendali, sulla quale il vendor non può vantare più nessun diritto dopo che è stato corrisposto il giusto compenso.

La sentenza conferma che bisogna rispettare alcune regole, come il fatto che le licenze non possono essere duplicate e non si può cambiata la destinazione d’uso, però chiarisce ogni equivoco che si era creato in passato sul termine “licenza” e sulla sua trasferibilità dopo averla comprata.

Il problema è che non esiste una normativa recente su questi temi”, sottolinea Farina. “Si fa ancora riferimento a norme stabilite venti, venticinque anni fa, che sono state poi aggiornate ma che sono nate quando il concetto stesso di software era molto diverso da come lo intendiamo oggi. Si è cominciato a legiferare in tal senso negli anni ’90, rifacendosi alla normativa sul diritto d’autore”.

Quali licenze si possono vendere?

Nel rispetto della sentenza europea un’azienda può vendere le licenze che sono di sua proprietà, quindi le licenze perpetue.

Non possono essere cedute invece le licenze a noleggio, e in questa categoria rientra il cloud. “La differenza tra le licenze in cloud e il noleggio puro è che il cloud prevede anche un servizio, quindi il vendor offre la licenza e l’erogazione della stessa”, precisa Farina.

Aggiornamenti, maintenance, supporto

Nel mercato delle licenze di seconda mano, come prevedibile, il 90 per cento delle transazioni riguarda software Microsoft, che è il più diffuso nelle aziende. Acquistando un software Microsoft “usato”, l’utente finale ha diritto a ricevere le patch di sicurezza, mentre non si trasferiscono eventuali servizi di supporto, maintenance ed evoluzione tecnologica.

Questo aspetto è un driver per il mercato dell’usato, di cui Microsoft è leader indiscusso. Le sue licenze hanno infatti una vita propria, che prescinde dalla manutenzione evolutiva e dall’attivazione di servizi di supporto, e questo ne facilita la vendita. Altri vendor, come SAP e Oracle, prevedono la licenza e in aggiunta la manutenzione, che si può attivare in un secondo momento”, spiega Farina. “La differenza è che Office 2007 o 2010 hanno un utilizzo ancora oggi, anche senza la possibilità di evolverli alla licenza successiva, mentre una licenza SAP senza manutenzione è meno utilizzabile, perché è una licenza da line of business, cioè per sistemi che sono costantemente in evoluzione e da cui dipende il funzionamento della produzione. Office invece si può considerare una commodity, ed è un prodotto che l’azienda può utilizzare senza necessità di servizi aggiuntivi. La maggior parte delle aziende usa una versione di Office N-2 (Office 2010) o addirittura N-4 (Office 2003)”.

Come funziona la compravendita

ReLicense si occupa direttamente sia dell’acquisto che della vendita di software usato. Nella prima fase acquista le licenze usate, di cui diviene proprietaria fino a che non le rivende. Nella seconda fase, le vende e solo in quel momento le licenze vengono intestate a un nuovo titolare. Relicense è proprietaria delle licenze da quando le compra a quando le vende, ma non le intesta mai a proprio nome: la licenza passa da A a B senza essere mai intestata a Relicense.

Dalla parte di chi vende. L’azienda che vuole vendere licenze di sua proprietà può rivolgersi a ReLicense che, se la trattativa va a buon fine, acquista direttamente le licenze e ne diventa proprietaria.
L’azienda intenzionata a vendere le sue licenze “deve avere licenze a volume, con quantitativi minimi dell’ordine di un centinaio di licenze nel caso di Office, una decina per SQL, alcune decine per Windows”, spiega Farina. L’azienda deve trovarsi in una situazione di surplus, cioè avere più licenze di quelle che le servono, per esempio perché ha ridotto il personale, o perché sta acquistando nuove licenze e dismette quelle vecchie, sta passando a contratti cloud, o ancora ha interrotto un contratto e ne sigla un altro.

Noi valutiamo l’acquisto e facciamo una proposta. Se viene accettata procediamo con un contratto di compravendita”, spiega il manager. “Da parte nostra facciamo controlli minuziosi per verificare che ci siano i presupposti per trasferire le licenze nei termini di legge, facendosi garanti nei confronti di chi le acquisterà. E’ capitato (non in Italia!) che un cliente tentasse di vendere licenze che erano state sospese da Microsoft perché non erano state pagate interamente. Ovviamente la trattativa è stata subito interrotta”.

Dalla parte di chi compra. Per l’azienda che vuole acquistare licenze usate il percorso è molto più semplice e rapido. “Una volta fatta e accettata l’offerta da parte dell’acquirente, intestiamo le licenze ai nuovi titolari, ai quali diamo la documentazione che certifica la loro provenienza”, prosegue il manager. “Inoltre mandiamo una comunicazione a Microsoft Irlanda dell’avvenuto passaggio di proprietà. Non è un passaggio obbligatorio, ma è una policy della nostra società: così chiudiamo il cerchio e informiamo tutti i soggetti coinvolti”.

Quanto si può risparmiare

L’entità del recupero sulla vendita o del risparmio sull’acquisto dipende, naturalmente dal tipo di software, dalla versione e dalla quantità di licenze coinvolte.

Per dare un ordine di grandezza, possiamo dire che su versioni più recenti il risparmio è intorno al 20/25 per cento, mentre su quelle più vecchie si arriva al 70 per cento e anche oltre”, spiega Farina. “Per esempio, Office 2003 costa il 90 per cento in meno dell’ultima versione di Office. Sottolineo che, se l’azienda che lo usa, non è in regola con le licenze può ricevere in caso di controllo una multa oltre a dover pagare il prezzo dell’ultima versione di Office e quindi anche se sta usando il 2003 deve comprare e pagare il prezzo dell’ultima versione in commercio”.

Chi vende comunque ci guadagna, perché vende beni che non usa più. “Anche in questo caso la cifra dipende da tanti fattori, domanda e offerta in primis, ma gli importi pagati non possono certo arrivare al prezzo iniziale della licenza acquistata”, dice il manager. “Va precisato poi che la valutazione è fatta sul costo effettivo della sola licenza, scorporato da quello di servizi come assistenza, supporto, aggiornamenti, che non sono più fruibili una volta che il contratto è scaduto (e quindi è cedibile) e di cui il venditore ha goduto nei primi 3 anni di validità”.

Quali sono i settori più attivi nel mercato dell’usato?

Nella vendita di licenze, le aziende più fornite sono sicuramente quelle dell’ambito bancario e assicurativo, che sono fortemente informatizzate e hanno tutte le postazioni di lavoro coperte dagli applicativi Microsoft”, conclude Farina. “La vendita invece è trasversale, perché ogni azienda può trarre beneficio dall’acquisto di software usato”.

Sara Brunelli
Attiva nel settore della comunicazione dal 2003, dopo la laurea in Matematica e un master in Comunicazione Scientifica. Mi sono specializzata nell’editoria B2B, seguendo in particolare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e della robotica. Mi potete seguire su Facebook e LinkedIn.