Software as a Service (SaaS)

Software as a service (SaaS)

Articoli, notizie e approfondimenti sul Software as a Service: cos’è, quando conviene usarlo, quali sono gli svantaggi e le best practice

Il Software-as-a-Service (SaaS) è un modello di distribuzione del software in cui l’applicativo e gli eventuali servizi collegati sono eseguiti in un ambiente centralizzato e gli utenti vi accedono via rete, quasi sempre via Internet e usando un browser come interfaccia. È il modello che si indica oggi tipicamente con l’espressione di “servizi in cloud” ed è l’evoluzione del modello ASP (Application Service Provider) degli anni Novanta.

Ci sono però sostanziali differenze:

  • quasi sempre nel modello SaaS a fornire l’applicazione e i suoi servizi è la realtà che l’ha sviluppata
  • l’interfaccia usata è un browser
  • l’architettura è multi-tenant, ossia esiste una sola applicazione che serve più utenti mantenendo separati i rispettivi dati e ambienti operativi.

Il modello SaaS è considerato quello vincente da tutti i principali software vendor, che hanno realizzato versioni “as a Service” delle loro principali applicazioni e le forniscono attraverso una infrastruttura cloud di proprietà realizzata ad hoc oppure appoggiandosi ad altri provider di servizi cloud.

Attualmente le principali software house attive nel mondo aziendale traggono dalle offerte SaaS circa il 20 percento del loro fatturato legato al software applicativo e ai servizi collegati, nel giro di tre-quattro anni la maggior parte di loro prevede che i due modelli di distribuzione si equivalgano dal punto di vista del fatturato.

Software as a Service: vantaggi

Ci sono diversi vantaggi pratici ed economici che spingono il modello cloud. Per l’utente c’è soprattutto il vantaggio di non dover affrontare una spesa impegnativa per l’acquisto del software, la sua implementazione e la sua manutenzione.

Il software in SaaS si utilizza in abbonamento e comporta una spesa inferiore e certa, anche se ricorrente, e la manutenzione è eseguita direttamente dal software vendor.

Per le software house c’è il vantaggio di dover gestire e manutenere solo le grandi installazioni in cloud delle applicazioni, che possono quindi essere aggiornate con maggiore regolarità e con la certezza che tutti gli utenti (in cloud) stiano usando sempre la versione migliore e abbiano a disposizione le stesse funzioni.

Più in generale, uno dei vantaggi principali delle applicazioni in SaaS sta anche nell’essere prevalentemente basate sugli standard e gli approcci del modello web/cloud, il che permette in teoria una loro notevole apertura e possibilità di integrazione con altri moduli, tanto che molte software house affiancano alle loro applicazioni in SaaS veri e propri “app store” di applicazioni e servizi complementari di terze parti da acquistare, attivare e collegare alle proprie in pochi passi.

Inoltre va tenuto ben presente che gli ambienti cloud dei software in SaaS sono basati su infrastrutture che possono aumentare la potenza di calcolo e storage offerta ai clienti a seconda delle loro necessità, anche di picco momentaneo e non su base regolare.

Software as a Service: svantaggi

Il modello ha ovviamente anche i suoi svantaggi, o perlomeno alcune criticità che vanno tenute presenti. La principale sta nella gestione dei dati aziendali, che in teoria sono localizzati nei data center del cloud provider e questo può essere giudicato un rischio per la privacy delle informazioni o addirittura costituire una violazione delle norme che devono osservare le aziende operanti in settori particolari (PA, sanità, difesa…).

Per questo a volte si adottano implementazioni ibride in cui i dati restano all’interno dell’azienda, anche se la logica dell’applicazione è in cloud, oppure si forza la localizzazione dei dati in particolari data center su un certo territorio.Ad esempio le aziende europee possono preferire o dover scegliere quelli localizzati in Paesi UE.

Altri aspetti di cui tenere conto sono, principalmente:

  • le possibilità di integrazione dei servizi in SaaS con le applicazioni interne che non si possono, o vogliono, passare in cloud;
  • quanto sia semplice cambiare fornitore dopo che si è adottata una particolare applicazione (vendor lock-in);
  • le prestazioni e l’affidabilità delle connessioni che collegano l’utente con i server che erogano l’applicazione;
  • l’affidabilità del fornitore, che potrebbe essere acquisito, decidere di non portare avanti lo sviluppo della nostra applicazione o, più all’estremo, uscire dal mercato.

Valgono insomma le stesse considerazioni fatte più in generale per quanto riguarda le best practice per l’adozione del cloud pubblico.

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