Red Hat: ogni CIO deve diventare cloud operator

Red Hat Italia ripercorre gli annunci del recente Summit e inquadra la strategia per il mercato italiano: tre team specializzati nei diversi segmenti di mercato per cogliere le opportunità del PNRR.

“Ogni CIO deve essere (o diventare) un cloud operator” ha detto Gianni Anguilletti, vicepresidente Med di RedHat, riprendendo le parole del CEO Paul Cormier nel corso di un incontro con la stampa incentrato sugli aggiornamenti del Red Hat Summit, che quest’anno si è focalizzato sull’automazione e, appunto, sul cloud ibrido. Durante la conferenza sono stati ripercorsi i recenti annunci dell’azienda, calati nella specifica realtà del mercato italiano. Nello stile “open” di Red Hat, è stato sottolineato il ruolo fondamentale che apertura, innovazione e condivisione giocano nello sviluppo economico globale.

L’Open Hybrid Cloud, secondo la compagnia statunitense, è il modello ideale per permettere e incentivare l’innovazione e la trasformazione digitale, un abilitatore strategico al fianco delle imprese. L’obiettivo è il raggiungimento della velocità, scalabilità e stabilità necessarie a vivere al meglio nella cosiddetta new normality. Per questo motivo, Red Hat continua ad investire, oggi più che mai, nello sviluppo dei macro-componenti del cloud ibrido aperto.

Anguilletti ha sottolineato l’importanza dell’adattamento alle mutevoli condizioni operative nelle quali si trovano le aziende oggi. “Si parte dallo sviluppo di applicazioni moderne, cloud native, containerizzate e basate su microservizi, che fanno riferimento all’IA, al machine learning e all’edge computing.

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L’azienda è al lavoro già da tempo per utilizzare tutto il potenziale dell’Edge Computing e dell’AI, ambiti che porteranno (e stanno già portando) un’importante accelerazione dello scenario tecnologico. Il vicepresidente ha infatti presentato il progetto in collaborazione con IBM, Mayflower Autonomous Ship. Si tratta di una nave senza equipaggio guidata solo dall’intelligenza artificiale che compirà la traversata dei padri pellegrini dal porto di Plymouth nel Regno Unito all’omonimo in Massachusetts, affinché questa tecnologia possa essere utilizzata sia per il commercio navale che per la mappatura degli oceani.

Nuove collaborazioni, inoltre, arriveranno per strutturare dei casi d’uso nel campo della robotica e nell’automotive. Red Hat punta a fornire la prima piattaforma Linux con certificazioni continue per diverse applicazioni relative alla sicurezza a bordo dei veicoli, dall’infotainment alle operazioni del conducente.

Il mercato italiano

“Lo scorso anno, come prevedibile, il mercato del digitale ha perso lo 0,6%, ma già nella prima metà del 2021 ha recuperato con una crescita del 3,5% grazie sicuramente ai driver tecnologici” ha affermato Rodolfo Falcone, Country Manager di Red Hat Italia. Nello specifico, il reparto della cybersecurity è cresciuto del 9%, quello del mobile business del 4,4% e quello del cloud addirittura del 20,4% rispetto alla rilevazione precedente. “Lavoriamo oggi come avremmo lavorato tra 15 anni – continua – la pandemia ha accelerato la trasformazione”.

Sicuramente, i fondi per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) saranno fondamentali per l’accelerazione di questa trasformazione. Ricordiamo che i 40 miliardi di euro destinati alla digitalizzazione saranno distribuiti tra innovazione dei sistemi produttivi, della pubblica amministrazione, e turismo e cultura per un miglioramento tangibile nel nostro sistema di vita e di interazione con gli enti.

Di conseguenza, Red Hat opererà nel nostro Paese procedendo con tre team specializzati in diversi segmenti. Un team di venditori e tecnici per aziende enterprise e con opportunità di crescita del business; uno dedicato al mid-market e un terzo alle PMI. L’azienda statunitense estenderà, inoltre, le partnership con aziende italiane come Dab Pumps, Snam e Aplitour con i quali ha implementato una strategia di completa digitalizzazione del servizio. Infine, la collaborazione con la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) punta a velocizzare l’introduzione delle nuove tecnologie in scuole e università.

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Maria Russo
Laureata in Ingegneria della Produzione Industriale e dell’innovazione tecnologica, ha lavorato per Oracle Italia nel 2019, specializzandosi nelle aree ERP e Supply Chain Management in Cloud, collaborando a progetti di trasformazione digitale dei clienti. Dal 2020 è entrata nel mondo della comunicazione frequentando il Master in Content Creation della 24ORE Business School. La si può contattare su LinkedIn