Di fronte alla dichiarazione di Jerry Nixon di Microsoft, che alcuni giorni fa ha dichiarato durante un intervento a Ignite che Windows 10 sarà l’ultima versione di Windows, il colosso di Redmond potrebbe trovarsi di fronte a un problema di nomi. Ma andiamo con ordine.

Il punto espresso da Nixon, che ha già scatenato una ridda di commenti sul web tra lo stupito e il dubbioso, si inserisce in quella definizione “Windows come servizio” portata avanti nell’ultimo anno da Microsoft. Windows 10 sarà infatti un sistema operativo continuamente aggiornato non solo per quanto riguarda le classiche patch di sicurezza, ma anche a livello di caratteristiche e funzionalità, acquistando da un lato caratteristiche tipiche di un grande servizio cloud, ma rimanendo dall’altro lato un OS installato fisicamente su un PC come è sempre stato.

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Senza una nuova denominazione circa ogni tre anni (si pensi solo ai vari passaggi tra XP, Vista, 7 e 8), questo nuovo sistema operativo di Microsoft verrà insomma chiamato Windows 10 per chissà quanto tempo. Ogni sua edizione aggiornata si chiamerà insomma sempre Windows 10, un po’ come i cinque figli dell’ex campione di pugilato Goerge Foreman chiamati tutti George.

Ciò potrebbe rappresentare appunto un problema per Microsoft. Cosa potrà infatti distinguere la versione di Windows 10 del 2015 da quella del 2020? Almeno Foreman ha dato ai suoi figli dei nomignoli come Jr. o una numerazione come III, IV, V e VI. Si pensi solo al caso in cui un cliente debba chiedere supporto tecnico per Windows 10; come potrà far capire ai diretti interessati di quale versione dell’OS sta parlando? O come faranno i produttori di PC a creare hype attorno ai nuovi modelli se questi avranno ancora tra 5 o 10 anni sempre Windows 10 come sistema operativo, o peggio ancora Windows 10.5592v2?

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Si tratta di questioni apparentemente poco importanti, ma che in realtà non vanno sottovalutate. Certo, Microsoft si aspetta che la maggioranza degli utenti di Windows 10 rimanga al passo con gli aggiornamenti e con le nuove feature aggiunte nel tempo, sapendo bene quale sia la versione di Windows 10 che stanno utilizzando. Non tutti però aggiornano il loro sistema operativo e anche per le aziende questo scenario potrebbe dare vita a situazioni non semplici da gestire.

Microsoft avrebbe a disposizione tantissime soluzioni che si adatterebbero bene a nominare le prossime versioni di Windows 10

Microsoft a questo punto potrebbe optare per un metodo simile a quello di Apple. Dal 2001, con l’introduzione di OS X, Cupertino ha mantenuto fino a oggi la lettera X, un po’ come vorrebbe fare Microsoft con il numero 10 dato a Windows. Per ogni edizione Apple ha però scelto un nome caratteristico, cominciando dai grandi felini (ricordiamo almeno Cheetah nel 2001, Tiger nel 2005, Mountain Lion nel 2012) per poi spostarsi su alcuni luoghi della California, esordendo con questa nuova nominazione nel 2013 con Mavericks e optando lo scorso anno per Yosemite. A dire il vero Apple cambia anche numerazione per ogni nuova release di OS X (10.8, 10.9, 10.10), ma gli utenti ormai riconoscono la versione del sistema operativo più per il nome che non per il numero.

Microsoft potrebbe benissimo mantenere la sigla Windows 10 a tempo indefinito, ma dovrebbe almeno aggiungere un numero (10.1, 10.2 ecc.) e, cosa ancora più importante, scegliere un nome ben riconoscibile per ogni release annuale o ogni 3-4 anni come Microsoft ha sempre fatto per le nuove versioni di Windows.

Redmond potrebbe scegliere nomi riferiti a specie di orsi o di altri animali, ma potrebbe sfruttare ancora meglio i luoghi dello stato di Washington (residenza del Microsoft come la California la è di Apple), visto che ce ne sono in abbondanza. Qualche esempio di monti, strade, città, luoghi turistici o altre location tipiche di Washington?

Adams, Baker, Olympus, Rainier (che è anche il nome di una birra), Sahale o Redoubt. Naturalmente alcuni nomi sono meglio di altri, con alcuni a dir poco perfetti come St. Helens (il noto vulcano attivo) e altri da evitare assolutamente come Desolation (ne risulterebbe il sistema operativo più deprimente della storia). Che dire poi di luoghi chiamati con la lingua dei nativi americani che vissero in quelle terre secoli fa?

Insomma, Microsoft avrebbe a disposizione tantissime soluzioni che si adatterebbero bene a nominare le prossime versioni di Windows 10, con l’attenzione naturalmente anche a un’utenza non solo statunitense e con termini diretti e facili da ricordare. Un esempio che secondo me calzerebbe a pennello? Windows 10 Columbia. Chi non vorrebbe un sistema operativo dal nome così evocativo e altisonante?