Oracle: per diventare data-driven occorre un’infrastruttura cloud-ready

All’evento Oracle System Advantage Forum di Milano, il fornitore ha fatto il punto sull’offerta di database e piattaforme per gestire modelli IT ibridi e ha presentato Exadata X8

Per diventare un’azienda data-driven occorre una piattaforma database solida e allineata con i più recenti sviluppi tecnologici, fino all’AI e al machine learning, e Oracle in questo campo è leader di mercato da decenni, proponendo l’Autonomous Database in cloud. Inoltre, il database deve poggiare su un’infrastruttura capace di gestire i modelli IT oggi più diffusi nelle aziende, che sono ibridi, con workload ancora on premise e altri in cloud, spesso multi-vendor, ed è per questo che Oracle propone la sua cloud-ready infrastructure”. Così Filippo Fabbri, Country Leader Cloud Systems di Oracle Italia, ha introdotto a Milano la tappa italiana dell’evento itinerante Oracle System Advantage Forum, in cui il fornitore ha spiegato la sua strategia per sistemi e piattaforme a supporto dell’IT ibrido e ha presentato Exadata X8, la nuova generazione della sua appiance ottimizzata per i database.

Obiettivo data-driven, ogni azienda ha il suo percorso

L’Autonomous Database, ha poi sottolineato Riccardo Romani, Cloud Systems Sales Consulting Leader di Oracle Sud Europa, nasce dall’idea di Oracle di sfruttare AI e machine learning per arricchire la piattaforma di funzionalità di self-driving, self-securing e self-repairing, che sgravano i database administrator da sempre più attività di gestione. “Oracle ha tradotto 40 anni d’esperienza nella gestione, analisi e protezione dei dati in una serie di algoritmi che permettono ai database di fare delle cose da soli, per esempio monitorarsi, proteggersi, installare le patch”.

Quanto all’infrastruttura, le aziende hanno scelto i percorsi per diventare data-driven, ma ciascuna ne ha uno suo e occorre saperli supportare tutti, con varie opzioni d’offerta, lasciando ai clienti il tempo necessario, continua Romani. “Alcune sono pronte per il Public Cloud e qui Oracle sta investendo molto sull’offerta IaaS, PaaS e SaaS, con certificazioni che hanno permesso tra l’altro di ottenere la qualificazione AgId per la PA italiana, dopo un processo molto impegnativo”.

Altre aziende invece sono in una fase in cui preferiscono ancora investire nei loro data center on premise, oppure scegliere opzioni intermedie: “Per questi casi c’è Oracle Cloud at Customer, in cui l’appliance con hardware e software viene installata e gestita da Oracle nel data center del cliente che paga un canone periodico”.

Exadata X8, pensata per l’Autonomous Database

Le novità di Exadata Database Machine X8 sono poi state presentate da Dario Wiser, EMEA Engineered Systems Business Development Director Cloud Systems di Oracle: “La piattaforma Exadata ha appena compiuto 10 anni: è stata progettata per essere il miglior sistema per far girare un database Oracle e per abilitare il passaggio da on premise a cloud. La versione 8, già disponibile, ha l’obiettivo di diventare la piattaforma di riferimento per l’Autonomous Database, migliorando le performance e aggiungendo un’ampia gamma di funzionalità basate su AI e machine learning”.

Un esempio di queste nuove funzioni AI è l’Automatic Indexing, che apprende in base alle modalità di utilizzo nell’azienda utente per ottimizzare continuamente e in automatico l’indicizzazione di dettaglio (fine tuning) del database, che normalmente richiede un lungo lavoro manuale. Un altro è l’Automated Performance Monitoring, che combina intelligenza artificiale, best practice e anni di esperienza nel triaging delle prestazioni per rilevare automaticamente i problemi di performance e individuarne le cause.

Per quanto riguarda più specificamente le migliorie hardware, spiega Oracle, Exadata X8 include i più recenti processori Intel Xeon e la tecnologia flash PCIe NVME, con aumenti delle prestazioni del 60% nel throughput I/O con archiviazione integralmente Flash e del 25% in IOPS per server di storage rispetto a Exadata X7. Ogni server di storage Exadata X8 ha il 60% in più di core per l’off-loading dell’elaborazione di Oracle Database e unità disco più capienti del 40%. Il tutto, assicura Oracle, senza aggravi di prezzo. Inoltre è disponibile un server di storage esteso per l’archiviazione dei dati più vecchi, per i dati di conformità o per quelli utilizzati sporadicamente.

Infine il vendor americano ha anche presentato Oracle Zero Data Loss Recovery Appliance X8, pensata per realizzare operazioni di data recovery in Oracle Database fino a 10 volte più velocemente rispetto alle appliance tradizionali di deduplicazione dei dati e recuperare in meno di un secondo tutte le transazioni.