Perché le videoconferenze possono essere dannose per la creatività

L'uso delle app di videoconferenza è cresciuto notevolmente durante la pandemia e ha aiutato molti lavoratori a rimanere in contatto tra loro e con i loro capi. Ma potrebbe esserci uno svantaggio in questa rivoluzione video.

videoconferenze

La popolarità delle videoconferenze è aumentata vertiginosamente durante la pandemia, quando la chiusura degli uffici ha richiesto nuove modalità di connessione dei lavoratori. Ma pur con tutti i loro vantaggi, le app di videoconferenza si portano dietro anche alcuni svantaggi e non si tratta solo della “Zoom fatigue” dopo diversi incontri consecutivi.

Il recente studio Virtual communication curbs creative idea generation pubblicato sulla rivista Nature ha scoperto che la creatività può scemare quando le persone lavorano in modo collaborativo tramite video. Apparentemente ciò è dovuto al fatto che la videoconferenza limita l’attenzione di una persona allo schermo del computer, filtrando efficacemente il resto dello spazio fisico occupato dalle persone. Questo restringimento della vista finisce anche con il limitare la concentrazione cognitiva, soffocando i pensieri creativi che vengono più naturalmente quando le persone, parlando con altre persone di fronte a loro, guardano anche ciò che le circonda e non solo il monitor di un PC o il display di un tablet. 

Melanie Brucks, professoressa di marketing alla Columbia Business School che ha scritto lo studio insieme a Jonathan Levav, professore di marketing alla Stanford Graduate School of Business, mette però in guardia dall’interpretare i risultati come un motivo per evitare la videoconferenza. Lo studio infatti mostra che strumenti come Zoom sono più adatti a determinate attività, in particolare quelle che richiedono una maggiore concentrazione dell’intento. E per tali attività, lo studio ha indicato che le videochiamate potrebbero effettivamente essere migliori per la selezione delle idee rispetto all’incontro di persona.

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Abbiamo così deciso di approfondire il discorso intervistando Melanie Brucks per capire se davvero l’uso ricorrente della videoconferenza possa limitare in qualche modo la creatività.

Quali limiti ha rivelato lo studio in termini di creatività e generazione di idee durante la collaborazione virtuale?

Inizialmente siamo stati attratti da questa questione perché abbiamo sentito manager e dirigenti, molto prima del COVID, che avevano problemi di innovazione con i team remoti. Ero un po’ scettica, perché avevo esaminato la ricerca precedente su diversi tipi di tecnologie di comunicazione e sembrava che Zoom e altre tecnologie di videoconferenza risolvessero la maggior parte dei problemi; possiamo vedere i volti delle persone, possiamo sentire cosa diciamo loro ed è tutto sincronizzato. A differenza delle chiamate telefoniche, dove non si possono vedere i volti delle persone, o delle e-mail, dove non si ha a che fare con un processo sincrono, la maggior parte di ciò che facciamo sui video imita abbastanza bene “di persona.

Tuttavia, continuavamo a sentire di persone che riscontravano alcuni problemi e quindi abbiamo deciso di approfondire la cosa e di chiederci: è vero che è difficile innovare quando siamo su Zoom o in videoconferenza rispetto agli incontri di persona? Abbiamo esaminato due diverse fasi dell’innovazione; la fase di generazione dell’idea (la creazione di nuove idee) e la fase di valutazione dell’idea, in cui si decide quali siano le idee più creative e quelle sulle quali valga la pena costruire qualcosa di solido.

Quello che abbiamo scoperto è interessante. Prima di tutto, una delle implicazioni più importanti è che Zoom non è il male assoluto. Secondo alcuni Zoom, e con esso il fissare solo uno schermo per l’intera durata dell’incontro, non è una vera comunicazione di persona ed è una versione peggiore di tutto. Secondo noi non è vero.

Abbiamo però scoperto che è qualcosa di negativo per la generazione di idee. Le persone che interagiscono virtualmente generano meno idee rispetto alle persone che interagiscono di persona. Ma quando è arrivata la fase successiva, la valutazione dell’idea, abbiamo scoperto che non c’è alcuna differenza significativa tra le due condizioni; anzi, semmai i gruppi virtuali sono un po’ più bravi a valutare le proprie idee. Di conseguenza è meglio svolgere alcuni compiti di persona, mentre altri possono essere eseguiti benissimo anche in videoconferenza. 

Quali sono state alcune delle ragioni dell’impatto negativo sulla generazione di idee?

Stavamo pensando a tutti i modi in cui la videoconferenza è così simile alla comunicazione di persona e abbiamo voluto fare un passo indietro e pensare a quali siano le principali differenze che ancora esistono tra questi due modi di comunicare con gli altri.

L’idea è nata dalle mie stesse osservazioni. Quando stavo lavorando alla ricerca con i miei collaboratori, di persona o in video, mi sono resa conto che le videochiamate erano molto più efficienti, fondamentalmente perché c’era un’agenda precisa a cui ci attenevamo. Quando invece ci vedevamo di persona, sembrava che ci fossero molte più opportunità per esplorare strade diverse. Ma perché dovrebbe esserci questa differenza nel modo in cui interagiamo? Ci siamo quindi resi conto che una delle principali differenze che ancora esistono è una differenza di fisicità.

Quando interagiamo di persona, abbiamo l’intera stanza come ambiente condiviso. E l’unico modo in cui posso davvero uscire dall’ambiente condiviso sarebbe alzarmi e andarmene. Altrimenti, quando guardo o faccio qualcosa durante la riunione, sono ancora in questo ambiente condiviso con le persone.

Zoom Whiteboard

Quando invece comunico in video, ho solo lo schermo come ambiente condiviso. E quando le persone sfocano i loro sfondi (o ne scelgono uno “neutro”), ho letteralmente solo il loro viso di fronte a me e, al tempo stesso, loro vedono solo il mio viso. C’è una ricerca che mostra come l’attenzione visiva e la tensione cognitiva siano fortemente collegate tra loro. Quando sei più concentrato visivamente, è più probabile che tu lo sia anche cognitivamente. Quando stai filtrando il resto del mondo e ti concentri solo su uno schermo, questo atteggiamento ti rende più focalizzato nella tua generazione di idee. E ciò finisce con l’essere un male per la creatività. Non serve infatti essere solo concentrati, ma bisogna anche (e soprattutto) avere un atteggiamento esplorativo e ampio e percorrere strade diverse.

Quanto è stato significativo l’effetto negativo sulla creatività tra le due modalità?

Abbiamo esaminato il numero di idee creative generate e abbiamo scoperto che il passaggio a una riunione virtuale, in media negli studi di laboratorio, ha ridotto il numero di idee creative di circa il 20%. 

Questi risultati danno in un certo senso ragione a chi vorrebbe tornare in ufficio a tempo pieno o in modalità ibrida?

Penso che il futuro del lavoro sia ibrido e che molti lavoratori della conoscenza avranno l’opportunità di essere presenti di persona e di essere a distanza. tutto dipenderà dal tipo di attività a cui vogliamo dare la priorità.

Quindi, se sto facendo un meeting trimestrale in cui tutti sono presenti, è allora che dovrei concentrarmi sull’essere “generativo”. Invece di fornire solo riepiloghi di ciò che ho fatto, ho anche l’opportunità di inventare nuove idee. Ma ci sono anche molte attività che probabilmente funzionano meglio quando le svolgo da remoto. Non vedo differenze nella connessione sociale. Semmai, vedo che i gruppi virtuali funzionano meglio quando si tratta di selezionare le idee. Quindi, non è una conclusione del tipo “dobbiamo tornare in ufficio”, ma si tratta di una risposta molto più sfumata e che dipende dalle circostanze.

Per i team completamente remoti, o dove l’incontro di persona non è possibile o pratico, lo studio ha indicato cosa si può fare per migliorare almeno la generazione di idee in un ambiente virtuale?

“Non siamo stati in grado di raccogliere altri dati dopo l’avvento del COVID e quindi lo dico senza alcuna prova empirica, ma sulla base del risultati che abbiamo penso che disattivare il video possa aiutare con la generazione di idee, perché non si è più legati a quello schermo e si è in grado di vagare cognitivamente nell’ambiente circostante.

L’ho testato aneddoticamente con i miei studenti. L’anno scorso, ho tenuto un corso di innovazione completamente virtuale e quando hanno svolto la parte di generazione di idee in gruppi, ho detto loro di provare a disattivare il video. Hanno detto che è stato molto liberatorio; sembrava che all’improvviso fossero liberi da un peso e questo li ha aiutati con la creatività. Ci sono comunque molte cose che devono ancora essere testate in questo campo, ma questo del video disattivato mi sembra un valido punto di partenza. 

Guardando il tutto da una prospettiva diversa, l’introduzione di tecnologie più immersive, come la realtà virtuale o mista e schermi ancora più grandi potrebbero rimuovere alcune di queste barriere alla collaborazione creativa?

Ci ho pensato molto. In questo momento, la tecnologia VR è solo all’inizio. Impersoniamo e vediamo di fronte a noi degli avatar virtuali e non i veri volti delle persone; uno dei motivi per cui Zoom è diventato quello che è diventato è che si percepisce moltissimo da come le persone ti stanno rispondendo, cosa che in VR è impossibile.

Penso però che quando la realtà virtuale sarà in grado di imitare davvero un ambiente del mondo reale, l’effetto negativo che stiamo osservando in questo momento probabilmente non ci sarà più. Ciò che è interessante, considerando appunto che la valutazione delle idee potrebbe essere più efficace in videoconferenza, è che una volta che siamo in grado di imitare completamente l’esperienza di persona, potremmo non volerlo fare sempre. Spero che la ricerca futura esaminerà questo aspetto. Forse ci sono momenti in cui sarebbe più efficiente attenersi a una sorta di tecnologia video, piuttosto che affidarci alla VR in futuro. 

Passando invece al secondo possibile aspetto migliorativo, abbiamo condotto uno studio virtuale in cui, mentre le persone generavano idee, abbiamo osservato con attenzione le dimensioni dei loro schermi. Alla fine abbiamo concluso che non c’è una relazione significativa tra le dimensioni dello schermo e la generazione di idee, ma ciò potrebbe dipendere dal fatto che, per quanto grande sia, uno schermo è ancora una parte molto ristretta del nostro ambiente. Se invece avessimo a disposizione uno schermo grande come una parete o qualcosa del genere, le cose sarebbero sicuramente diverse.

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